Pippo Russo, l'autore di Memo, dice che la città di Oblivia, dove si svolge la vicenda di cui ha scritto, potrebbe esistere solo nella sua fantasia ma che potrebbe anche essere un paese che si trova nei pressi di Firenze. Paese che non nomina perchè teme che gli abitanti non apprezzerebbero essere accostati ai personaggi di Oblivia.

Ma che paese è? L’autore non dice dove si trova, ma sappiamo solo che è lontano da tutti a da tutto, la strada, che non sappiamo dove porta, è chiusa da una frana ma nonostante questo gli abitanti sono felici così, non sentono il bisogno di avere contatti con gli “altri”.

Tutti sono felici sino al giorno in cui a Oblivia arriva lo “Straniero” che porterà dei grandi cambiamenti e trasformerà la vita della tranquilla e pacifica cittadina. forse è arrivato il Male.

L’autore è nato nel 1965 ad Agrigento, è un sociologo, saggista e giornalista. Insegna sociologia presso l’Università degli Studi di Firenze e collabora con “L’Unità”, il “Messaggero” e altri giornali. Ha pubblicato diversi saggi su temi di sociologia dello sport e della cittadinanza.

Memo è la sua seconda opera narrativa dopo Il mio nome è Nedo Ludi edito sempre dalla Baldini Castoldi Dalai editori.

 

La "quarta"

Oblivia è un posto incantato. Immerso in una natura d’irreale bellezza, lontano dal mondo e in un tempo senza tempo. La gente di Oblivia non conosce altri che la gente d’Oblivia, e lì la:

vita è un costante ripetersi del quotidiano attraverso i riti di una comunità che ha saputo conservarsi uguale a se stessa senza sapere cosa fosse l’Altro. Oblivia è irraggiungibile perché l’unica strada che la collegava al resto del mondo è franata; ma nessuno se ne cura, non c’è bisogno di uscire da Oblivia, non c’è nulla da scoprire, nulla da ricordare, solo perpetuare il suo quieto vivere.

Finché la prima mattina d’autunno, arriva lo Straniero. E d’improvviso le cose cambiano. Nessuno lo vede giungere, ma ognuno sa che è lì in quella casa da tutti dimenticata fino a non essere più percepita. E poi si scopre che lo Straniero possiede iricordi d’ognuno, e che ciascuno lo vede e descrive in un modo proprio e diverso. Chi è costui? E cosa vuole da Oblivia, se non turbarne la quiete? E perché dopo il suo artivo prendono a succedere cose strane?

Poco a poco l’idillio s’incrina. Il rimosso riaffiora, e l’indicibile torna a essere proferito. I genitori perdono l’autorità sui figli, gli amori marciscono dentro i veleni, i tardi si fanno sa- vi. Le stagioni impazziscono, e per la prima volta da sempre la Natura diventa un’entità minacciosa. Qualcuno sparisce e non torna più, altri si perdono e non sono gli stessi quando ritornano. E intanto la casa delky Straniero si staglia in cima alla collinetta, e risplende d’una bellezza così perfetta da non poter essere altra che quella del Male. Che poi è davvero arrivato da fuori il Male, a Oblivia?

Una storia fatta di storie. Diversa, distante, scritta in una lingua antica. L’idillio che si rovescia e diventa incubo, dentro una comunità dove nulla è ciò che appare e la verità sta nascosta in fondo alla strada. Nessuno la conosce perché nessuno deve saperla. E perché è la sua dimenticanza a rendere possibile la vita di Oblivia.

 

Memo di Pippo Russo (2008, Baldini Castoldi Dalai editore, collana Romanzi e racconti 435, pag. 243, euro 17,00)

ISBN 978-88-6073-118-0