Ammetto che il titolo sia quello italiano, sia quello inglese avevano suscitato in me qualche perplessità, nonostante Rise of The Guardians (L’ascesa dei Guardiani) sia più pertinente. L'idea di mischiare cinque leggende mi sembrava un escamotage per far presa sui bambini e mi chiedevo come avrebbero reagito quelli italiani davanti a storie che non fanno parte della nostra tradizione, ma che sono conosciute, a volte in parte, attraverso film, cartoni animati, programmi televisivi.
Il motore primo è l'incursione nel palazzo di Nord, alias Babbo Natale, dell'Uomo nero, Pitch, intenzionato a riprendere potere rafforzando la propria identità.
È proprio questo il nucleo, quasi l'imperativo kantiano, norma basilare dell'esistenza: rafforzare e conoscere se stessi, comprendere il proprio ruolo nel mondo.
I grandi, ovunque essi vivano, negano la realtà di Pitch, consolando i bambini, incoraggiando il superamento della paura del buio, del nulla, la paura della cancellazione di ciò che ci circonda e quindi della vita stessa.
Medesimo problema ha Jack Frost, che nessuno vede e nessuno considera. È un ragazzo immaturo e perditempo, che si diverte solo tirando palle di neve, gironzolando qua e là, portando scompiglio, ignorando il motivo del suo essere nel mondo.
Quando Pitch invade il palazzo di Nord, Babbo Natale, un cosacco pieno di tatuaggi (anche questo mi è sembrato un po’ banale), questi chiama a raccolta gli altri rappresentanti delle leggende: Sandy, diminuitivo di Sandman, l'uomo dei sogni, immaginato come un ometto fatto di sabbia; Dentolina, la fata dei dentini, iridescente come un colibrì e il Coniglio Pasquale, (non si capisce perché lo abbiano tradotto come Calmoniglio, dato che tutto è fuorché calmo), per imbastire un piano di difesa e di tutela dei bambini e delle loro speranze. Dalla buona riuscita dipende la sopravvivenza delle leggende.
Il 3D è perfettamente integrato nella storia e non sovrasta, rimane funzionale ed esalta le immagini. Le musiche sottolineano le vicende senza distrarre.
Molto più equilibrato di tanti film di principesse, è un piacevolissimo film natalizio. Il confronto fra versione originale e doppiata è mortificante per la seconda. Le voci italiane rovinano le identità dei personaggi caricando le battute di un’enfasi melodrammatica inesistente nella versione originale.














