Frank Castle, alias The Punisher, è solo con i suoi demoni. Vive rintanato in un condominio popolare a Little Sicily, un quartiere messo a ferro a fuoco da bande di sbandati che approfittano del vuoto di potere causato dalla sparizione della famiglia mafiosa della zona, gli Gnucci. Una sparizione della quale Frank è il principale indiziato. L'accumulo di morti e tragedia l'ha come anestetizzato, e Frank passa le sue giornate trascinandosi muto da un punto all'altro, conversando con i fantasmi della sua vita, indifferente alle tragedie che si svolgono intorno a lui.
Se intraprendi una vendetta, si sa, è meglio che scavi una fossa anche per te, perché inneschi una catena inarrestabile. Ed ecco quindi che alcuni di questi fantasmi diventano materiali, e una taglia sulla sua testa messa dalla terribile Ma' Gnucci (una efficace Judith Light) lo rende immediamente un bersaglio, tanto quanto quel teschio gigante che sfoggiava sulla sua tuta in kevlar antiproiettile. Ma trasformarsi da carnefice in potenziale vittima può bastare a Frank per ritrovare se stesso e il senso della sua missione di giustizia?
In una guerra, e forse è di questo che Frank non ha tenuto conto, ci sono anche vittime collaterali, innocenti da proteggere. Ed è quando è messo davanti a questa responsabilità che il Punitore si trasforma da vigilante paranoico in un autentico protettore, da anti-eroe a eroe a tutto tondo, sia pure con i suoi demoni interiori con cui fare i conti.
The Punisher: One Last Kill, diretto da Reinaldo Marcus Green, co-autore della sceneggiatura insieme all'interprete del ruolo eponimo, Jon Bernthal, è una immersione del lato realistico e crudo del Marvel Universe. Un lato che è venuto spesso in contatto, e in contrasto con il lato supereroistico, dal quale comunque deriva, se si ricorda che il personaggio debuttò in The Amazing Spider-Man 129 nel febbraio 1974 (UR Corno 129, 1976 in Italia), ideato dai compianti Gerry Conway, Ross Andru e John Romita Sr., una triade leggendaria.
Il resto del mondo Marvel, con i suoi scontri cosmici, i multiversi, persino lo scontro in atto a New York contro Wilson Fisk, non sono neanche una eco sullo sfondo. In questo speciale di circa 48 minuti quindi non ci sono supereroi e superpoteri. Frank, sia pure bene allenato, è umano e vulnerabile, anche se forse l'adrenalina gli consentirà di superare i suoi limiti.
Ma la maggior parte della sofferenza di Frank sarà interiore. Un processo drammatico, del quale Bernthal è interprete superlativo, in uno dei ruoli della vita di una carriera che ormai ha preso il volo. Tanto che The Punisher, che si è confrontato con Daredevil in passato, contrapporrà la sua visione del concetto di giustizia con l'altro grande eroe urbano Marvel, Spider-Man, nel film Spider-Man: Brand New Day.
Ma nell'attesa di questo confronto, The Punisher: One Last Kill è l'occasione per comprendere da quale pozzo di dolore e sofferenza emerge il personaggio.














