Nato in epoca Tokugawa, il kabuki è una delle grandi tradizioni del teatro giapponese. Un teatro basato sulla centralità dell’attore, sulla sua arte e la sua imponenza, spesso con sceneggiature abbozzate che esaltano l’irripetibilità della rappresentazione e trasformano ogni evento in un evento unico. A questa forma d’arte ha dedicato il suo nuovo film Lee Sang-il, già regista di Hula Girls (2006) e Yurusarezaru mono (2013). In Kokuho – Il maestro di kabuki, basato sull’omonimo romanzo di Yoshida Shuichi, Lee narra la storia di Kikuo, figlio di un boss della yakuza, e del suo percorso nel tentativo di diventare il più importante attore di kabuki della sua epoca.
Diventato famoso per film incentrati sull’esplorazione dei conflitti umani e dei lati oscuri della società, Lee ha vinto due Japan Academy Awards per il miglior film e per la regia sia con Hula Girls che con Kokuho. A vincere un Japan Academy Awards per il loro apporto a Kokuho sono stati anche Satoko Okudera per la sceneggiatura e Marihiko Hara per la colonna sonora, composta dopo un attento studio delle musiche del kabuki e impreziosita da testi di Miu Sakamoto, figlia di Ryuichi Sakamoto.
Kokhuo, interpretato, fra gli altri, da Ryo Yoshizawa (premiato, per la sua interpretazione, con un Japan Academy Awards), Ryusei Yokohama e Ken Watanabe, è stato accolto con entusiasmo alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e ha ricevuto una nomination agli Oscar per il miglior trucco. La prima in Italia sarà il 28 aprile, nell’ambito del Far East Film Festival 28 di Udine, e sarà seguita dal suo arrivo nelle sale a partire dal 30 aprile.
La trama
Il giovane Kikuo (Soya Kurokawa/Ryo Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza, si fa notare durante un banchetto a Nagasaki esibendosi in un ruolo kabuki femminile. Tra gli ospiti lo nota l’attore kabuki Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), che riconosce immediatamente il talento del quattordicenne. Dopo la morte del padre di Kikuo, Hanjiro accoglie il ragazzo con sé e si trasferisce con lui a Osaka. Lì, Kikuo cresce insieme al figlio di Hanjiro, Shunsuke (Keitatsu Koshiyama/Ryusei Yokohama). Nonostante le loro diverse origini, i due stringono una forte amicizia, mentre vengono formati insieme sotto la guida di Hanjiro. Solo uno di loro, però, diventerà il più grande maestro di kabuki della sua epoca…
«Il kabuki – spiega Lee Sang-il nelle note di regia – è un simbolo di inestimabile valore culturale ed è governato dal principio della discendenza: l’arte viene tramandata dai padri ai figli, e poi ai nipoti, per continuare a garantirle il rango di “tesoro nazionale”. Questo, per gli eredi, rappresenta un privilegio ma anche una maledizione: devono dimostrare costantemente il loro talento e la loro passione. Sono messi costantemente a confronto e devono superare il talento di chi li ha preceduti. In questo ecosistema chiuso e ristretto, gli attori salgono sul palco con un destino predeterminato. E, una volta sul palco, vi rimangono fino all’ultimo respiro…».












