E anche i Masters non sono fuggiti dal revival anni '80 e '90.

I giocattoli

Chi era bambino all'epoca si ricorda di questa linea di giocattoli Mattel, la cui genesi è ben raccontata in un episodio della serie documentaristica I giocattoli della nostra infanzia, il cui titolo originale forse rende meglio l'idea dell'impatto mediatico e culturale di alcuni di quei prodotti: The Toys That Made Us, che potremmo meglio tradurre come i giocattoli che hanno formato, plasmato resi quello che siamo.

I Masters degli anni '80
I Masters degli anni '80

La linea di giocattoli nasceva intorno all'eroico He-Man, nerboruto mix di Conan il Barbaro, Flash Gordon e Luke Skywalker, e al suo avversario, Skeletor, anch'esso interpretabile come sintesi di figure maligne come Darth Vader e Victor Von Doom. Accanto a loro, una pletora di personaggi collaterali di entrambi gli schieramenti, di accessori di ogni tipo e location come l'ambito Castello di Greyskull, ideati con un occhio al marketing e uno alla gestione dei costi di produzione e alla ottimizzazione delle linee produttive. Un intero mondo techno-fantasy ideato per divertire i bambini. La metodologia era quella già nota per Barbie o Big Jim di casa Mattel. Dal citato documentario possiamo persino scoprire come oggetti di quelle due linee di giocattoli siano stati abilmente riciclati nei Masters.

Ma questa è un'altra (per altro interessante) storia rispetto al fatto che, a differenza delle due linee citate, per lanciare i Masters, sulla falsariga di quanto avvenne in casa Mattel con le Hot Weels, protagoniste nel 1969 di una serie, fu ideata una serie a cartoni animati per lanciare i giocattoli, che tra l'altro avevano nella confezione un mini fumetto. Una metodologia che in Giappone era già acclarata, con robot concepiti funzionalmente come giocattoli per essere lanciati insieme a manga e anime. E come poi fu fatto da Hasbro due anni dopo per i Transformers.

Una scena da Masters of The Universe del 1987
Una scena da Masters of The Universe del 1987

I Masters furono protagonisti quindi di varie serie a fumetti, serie animate, e un film live action nel 1987, con Dolph Lundgren nel ruolo di He-Man. 

I revival

Anche per i Masters la stagione del grande successo terminò con gli anni '80. La scarsa qualità del film, che nel nostro paese arrivò solo nel 1990, non fu di certo la causa del naturale declino dovuto al passaggio delle mode e al ricambio generazionale. Nonostante non fossero più nel cuore dei bambini come un tempo, come altre icone dell'epoca i Masters sono stati sottratti all'oblio dalla memoria della cultura pop della Generazione X e dei Millennial, e negli anni 2000 hanno avuto diversi revival più o meno nelle stesse forme originali: nuove linee di giocattoli, fumetti, cartoni animati. Mancava solo una nuova versione cinematografica. Dopo anni di gestione difficile del progetto, negli ultimi due la produzione ha preso forma, in un film diretto da Travis Knight, ovvero il presidente della Laika, animatore in Coraline e regista sia del gioiello Kubo e la spada magica, che di un altro fortunato film live action revival di giocattoli, Bumblebee.

Masters of The Universe – il nuovo film

In questo nuovo film, con una sceneggiatura a otto mani di Chris Butler, Aaron Nee, Adam Nee, Dave Callaham, la storia vede il giovane principe Adam (Nicholas Galitzine), sbalzato da bambino nel nostro mondo da piccolo per sottrarlo alla furia di Skeletor, che ha messo a ferro e fuoco il reame di Eternia. La storia glissa su come abbia vissuto nel nostro pianeta, forse adottato come orfano, non è chiaro. Sappiamo solo che a 25 anni ha un lavoro nelle risorse umane di una grande azienda, ma ha una ossessione: ritrovare la Spada del Potere, con la quale era approdato quindici anni prima sulla Terra, per fare ritorno a Eternia. Ma ritrovarla sarà solo il primo passo di un'avventura che lo riporterà sul suo pianeta, che troverà ridotto in cenere, con i suoi eroi schiavizzati e senza più speranza.

Masters of the Universe
Masters of the Universe

La storia sarà quindi quella della presa di consapevolezza delle sue potenzialità, di cosa significhi possedere il Potere di Greyskull. Ma accanto al percorso individuale, dovrà anche conquistare la fiducia dei suoi alleati, dalla vecchia amica Teela (Camila Mendes) e suo padre Duncan alias Man-At-Arms (Idris Elba), in precedenza mentore di Adam, ormai ridotto all'ombra di se stesso.

Se la semplice ma tutto sommato funzionale storia di Masters of The Universe si centra sui rapporti tra questi tre personaggi, non mancherà tutto il pantheon di eroi di Eternia, così come come l'intera galleria di antagonisti, con alla testa Skeletor (Jared Leto).

Masters of the Universe
Masters of the Universe

Non credo di fare spoiler se dico che il finale di un film del genere è noto. Altrimenti si chiamerebbe Skeletor il conquistatore. Quello che può fare la differenza non è cosa, ma il come.

La miscela funziona. Lo scopo è mostrare in azione personaggi e veicoli, per presentare la nuova linea di giocattoli, in sequenze d'azione ben ritmate e con un'adeguata e spettacolare messa in scena, con effetti visivi e sonori degni di questo nome.  Una qualità visiva che fa funzionare anche l'estetica giocattolosa e plasticosa, che ben si accorda all'umorismo orgogliosamente campy che serpeggia lungo tutto il film.

Masters of the Universe
Masters of the Universe

Posso immaginare la produzione di questo film concepita come un pomeriggio di gioco, con tutti i pupazzi pronti a essere schierati, con una storia che cita i film appena visti, con musica d'epoca in sottofondo. 

Un gioco che soddisfa sia la passione per i giocattoli che quella cinefila, con tante e ben riconoscibili citazioni dalle produzioni sci-fi dell'epoca, da Star Wars ad Highlander, tra le tante, senza dimenticare pure il citato primo film dei Masters degli anni '80, assimilando anche la lezione dei film Marvel Studios.

Probabilmente la necessità di mostrare tutto il campionario ha portato il film alla lunghezza di 132 minuti, che ormai è la norma per quasi tutti i prodotti del genere.

Dal set di Masters of the Universe
Dal set di Masters of the Universe

Alcuni accostamenti musicali sono stuzzicanti. La chitarra di Brian May dei Queen come tema della spada di Greyskull e Boys Don't Cry dei Cure come tema di Adam ben si accordano alle musiche originali di Tom Holkenborg, che ovviamente non si astiene dall'incorporare il tema originale di Shuki Levy e Haim Saban.

Il risultato finale è quello di un film che diverte sia i genitori, ormai forse i nonni, nostalgici, ma che può comunque divertire anche i figli e i nipoti, perché costruito con cura e amore e con un occhio alla possibilità di lanciare un nuovo franchise, come si evince dalle scene durante e dopo i titoli di coda, nello stile che la Marvel ha reso celebre.