Cindy, Brenda, Shorty e Ray sono tornati, ma soprattutto è riapparso nelle loro vite Ghostface, sempre assetato di sangue e questa volta deciso a far fuori anche i loro figli. Tredici anni sono passati dall’ultimo capitolo della saga e la Miramax, dopo il disastro del caso Harvey Weinstein, tira fuori dal cilindro un franchise che era dato per spacciato e, probabilmente, non a torto.

Lanciato nel 2000 dall'intuizione dei fratelli Wayans, Scary Movie ha segnato un'epoca nel cinema comico americano, trasformando la parodia horror in un fenomeno di massa. I primi due capitoli, diretti da Keenen Ivory Wayans, hanno saputo intercettare il successo di film come Scream, proponendone una versione demenziale. Il primo capitolo si rivelò un autentico caso cinematografico: realizzato con un budget contenuto, incassò quasi 280 milioni di dollari nel mondo, diventando una delle parodie più redditizie della storia.

Dopo l'uscita dei Wayans, la regia passò a David Zucker, già maestro del genere (L’aereo più pazzo del mondo, Una pallottola spuntata), che guidò il franchise nel terzo e nel quarto capitolo mantenendone il successo commerciale. Con il passare degli anni, tuttavia, la formula iniziò a mostrare segni di stanchezza. Il quinto episodio, uscito nel 2013 e diretto da Malcolm D. Lee, non riuscì a replicare l'entusiasmo dei predecessori, ottenendo risultati inferiori sia al botteghino sia presso la critica.

Com’è diventato oggi Scary Movie con soggetto e sceneggiatura ancora di Marlon Wayans e Shawn Wayans? Purtroppo poco divertente, guidato unicamente dall’idea che basti dire qualche parolaccia, fare allusioni sessuali e battute grevi per far ridere. Qualche volta si cerca di alzare un pochino il tiro con citazioni alla cultura woke e all’attuale politica governativa degli Stati Uniti, ma tutto con una superficialità che non prova neppure ad andare oltre la battuta da bar. A completare il quadro arrivano gli immancabili giochi linguistici e metatestuali, che cercano di trasformare il dialogo in una continua riflessione sul linguaggio e sulle sue ambiguità. Un espediente che, già sulla carta non sempre efficace, risulta ulteriormente penalizzato dalla versione doppiata, incapace di restituire molte delle sfumature verbali e dei doppi sensi dell'originale.

Ma è soprattutto il citazionismo estremo a pesare, dove la riconoscibilità di pellicole non per forza memorabili diventa indispensabile per avere un minimo di divertimento. Ci si chiede però, oltre agli ultimi sequel o reboot di Scream (da cui ovviamente Scary Movie trae molti riferimenti), quanto del suo pubblico abbia visto Candyman, Longlegs, M3GAN, Smile, Terrifier, It Follows, Weapons e altri film ancora. Se un tempo la parodia era basata sui cliché di un genere intero, oggi viene presa di mira una singola pellicola, cosa naturale in un genere come l’horror, e ancor di più per lo stesso Scream, che nasce proprio per descriverne i luoghi comuni. Da questo punto di vista, forse, la sola cosa da salvare di questo Scary Movie è un finale che rifiuta il cambio generazionale che tanto cinema contemporaneo da “saga” è costretto ad affrontare.