Nel cuore di Londra, a Paddington, durante gli scavi in un cantiere viene rinvenuta una bomba risalente alla Seconda guerra mondiale. Sul posto viene chiamato il maggiore Will Tranter, esperto del settore, che ordina immediatamente un cordone di sicurezza e l'evacuazione di tutti i civili dal quartiere, compresi Rahim e la sua famiglia, che tra poche ore dovranno prendere un aereo. Un gruppo di uomini, però, si nasconde in un condominio, pronto a svaligiare una banca e a impossessarsi dei diamanti grezzi contenuti nel caveau. Tutto è monitorato da Zuzanna Greenfield che, tramite droni e telecamere termiche, deve controllare che il quartiere sia deserto, ma proprio quando la bomba sta per esplodere i rapinatori vengono scoperti e la caccia ha inizio.
Fuze – Conto alla rovescia è esattamente ciò che un film di genere incentrato su una rapina in banca dovrebbe essere: misurato nella durata, con i suoi novanta minuti abbondanti, costruito su un solido meccanismo narrativo e sostenuto da una robusta tensione. Ai protagonisti non si chiede chissà quale approfondimento psicologico; d'altronde il cast, soprattutto per quanto riguarda gli interpreti maschili, affida alle "facce giuste" l'onere di raccontarne il passato. Così Aaron Taylor-Johnson è il malinconico soldato artificiere segnato dalla guerra, Sam Worthington il ladro violento e Theo James l'ambiguo professionista: tanto basta per far funzionare il tutto. Ma sono soprattutto l'intreccio e il ritmo a rendere Fuze – Conto alla rovescia qualcosa di più del solito film di genere che avrebbe potuto approdare direttamente su una piattaforma streaming e che, invece, giustamente è finito al cinema.
La sceneggiatura di Ben Hopkins è un ingranaggio perfettamente oliato che ha il compito di trascinare lo spettatore in un susseguirsi di colpi di scena e ribaltamenti che non solo funzionano, ma soprattutto divertono. C'è poi il mestiere di David Mackenzie, bravo a mantenere un equilibrio davvero apprezzabile attraverso un montaggio ritmato che non scade mai nella confusione visiva, poiché è fondamentale che ogni passaggio della vicenda sia compreso per arrivare al gran finale. Certo, se Fuze – Conto alla rovescia avesse avuto dietro la macchina da presa un regista come Michael Bay, probabilmente ne sarebbe uscito qualcosa di ancora più entusiasmante, ma, considerati i tempi che corrono e la scarsità di action ben pensati, va benissimo così.
















