Vita e morte non sono due momenti distinti nel nostro ecosistema. Dalla morte rinasce la vita, in un ciclo continuo. Il Whalefall (letteralmente "caduta della balena") del titolo non è un gioco di parole, ma il termine indica il processo biologico, della durata di molti anni, in cui la carcassa di un grande cetaceo sprofonda sul fondale oceanico, creando un intero nuovo e vitale ecosistema.
Ma inizialmente a Jay Gardiner (Austin Abrams) del mare, del suo delicato ecosistema, interessa poco. Un anno prima suo padre Mitt (Josh Brolin), aveva deciso di buttarsi nelle profondità del suo amato oceano pur di cessare le sofferenze della sua malattia terminale. A Jay era rimasta una busta chiusa con un messaggio, una cassa con le attrezzature da sub di cui lui ormai sdegnava l'uso, e un mucchio di ricordi, per nulla lieti, dei momenti di contrasto con il padre. Momenti in cui tentava di stabilire un legame con il figlio con burbera rigidità, insegnadogli come sopravvivere ai pericoli delle immersioni. O momenti in cui Jay, nell'affermazione di se stesso, gli annunciava di volersi trasferire lontano da quel mare che il padre aveva contribuito a fargli odiare.
Ma oggi, dopo un anno dalla scomparsa del padre, Jay decide di prendere quell'attrezzatura e immergersi alla ricerca di qualche resto del suo corpo, mai ritrovato.
Preso da un misto di rabbia e incoscienza, dimentico di quelle dure lezioni, Jay con un misto di sfortuna e dabbenaggine, viene però coinvolto nell'inseguimento di un calamaro gigante da parte di un capodoglio. Nel circolo preda-predatore il calamaro afferra il giovane uomo, ma è sua volta inghiottito dal cetaceo. Pertanto Jay si ritrova dentro uno dei quattro stomaci del capodoglio, in un'atmosfera tossica, con meno di un'ora di ossigeno nelle bombole.
Se inizialmente è solo il terrore a prendere possesso dello spirito del ragazzo, gradualmente emergono i ricordi di quei duri insegnamenti del padre. Inizia quindi per Jay un processo di riavvicinamento a distanza al padre, con i ricordi che diventano utili suggerimenti che gli consentiranno, non senza difficoltà e pericoli costanti, di sperare di poter sopravvivere.
Whalefall: nella Balena, diretto da Brian Duffield, che è anche co-sceneggiatore insieme a Daniel Kraus (autore del romanzo omonimo pubblicato in Italia da Edizioni E/O), sotto la scorza del survival thriller con elementi ecologisti, è essenzialmente un film che racconta il riavvicinamento tra un padre e un figlio, mediante un doloroso processo di elaborazione del lutto da parte di quest'ultimo.
Un riavvicinamento difficile, non privo di difficoltà e tensioni, di momenti in cui tutto sembra perduto e senza speranza, ben rappresentati di continui pericoli che Jay affronta in un'ambiente, il ventre della balena, che sta cercando di ucciderlo. La balena non è un mostro sanguinario, ma fa quello che deve fare per sopravvivere. In questo caso è la rappresentazione di quei momenti difficili nella vita in cui tutto sembra difficile e insormontabile, e la balena, come per Jay, può essere sia fisica che metaforica.
Jay per superare la sua balena si trova da un lato ad attingere ai suoi ricordi sepolti, ma anche a guardarsi intorno, a sfruttare quelle carte che la vita gli ha dato, ovvero le caratteristiche del luogo che lo circonda, per usarle per superare le difficoltà. Non sarà un percorso senza dolore o conseguenze.
La sceneggiatura è piena di tensione e colpi di scena, le inquadrature ravvicinate e claustrofobiche rendono diretta l'immedesimazione nel protagonista.
Un protagonista, Austin Abrams, che è perfettamente calato nel ruolo, nelle insicurezze del suo personaggio, a cui fa da contraltare nei flashback un Josh Brolin maturo e carismatico. Elisabeth Shue, nel ruolo della madre, nelle poche scene in cui appare, è una conferma di bellezza e luminosità, un faro per il protagonista.
Whalefall: nella Balena è un'autentica sorpresa, uno spettacolo a più livelli di fruizione. Può essere un piacevole thriller di ambientazione sottomarina, ben ricostruita da scene subacquee ben dirette e da ottimi effetti visivi e sonori, ma anche un film che fa riflettere su come affrontiamo le difficoltà della vita.

















