Mentre l'inverno stringe la sua morsa, gli scaffali delle librerie si preparano a ospitare due volumi che sono molto più di semplici ristampe: sono veri e propri atti di recupero archeologico del meraviglioso e del terrificante. Dal 30 gennaio, le collane Biblioteca di Lovecraft e Solaris si arricchiscono di due titoli che hanno plasmato l'immaginario orrorifico e fantascientifico del Novecento.


Cold Harbour: La perfezione secondo Lovecraft

Se Howard Phillips Lovecraft definisce un’opera “prossima alla perfezione assoluta”, il lettore di genere sa di trovarsi davanti a qualcosa di straordinario. Parliamo di Cold Harbour. La casa degli orrori invisibili di Francis Brett Young, per la prima volta finalmente disponibile in lingua italiana.

Siamo nel cuore del Black Country britannico, una terra dove il fumo delle ciminiere oscura il sole. Qui sorge Cold Harbour, una magione che sembra trasudare un male antico. I coniugi Wake, durante una vacanza, incrociano il cammino del sinistro Mr. Furnival, un industriale decaduto che sembra esercitare un potere oscuro sulla moglie Jane.

Ciò che inizia come una sosta di poche ore si trasforma in un incubo che scuote le fondamenta della realtà. È un caso di infestazione poltergeist? O siamo di fronte a un manipolatore brutale, un ipnotista capace di piegare la mente altrui? La risposta si nasconde tra le rovine di un antico luogo di culto pagano su cui la casa è stata edificata.

L’autore: Un medico tra le ombre

Francis Brett Young non era solo uno scrittore; era un ufficiale medico che aveva visto gli orrori della Grande Guerra in Africa. Quella sensibilità clinica, unita a una prosa lirica e vibrante, trasforma l'orrore psicologico di Cold Harbour (1924) in un’esperienza claustrofobica e modernissima. La curatela è affidata a Lucio Besana, una garanzia per chi cerca l'essenza del gotico letterario.

Francis Brett YoungLa casa degli orrori invisibili, pagg. 250, 19€


L'uomo anfibio: Il precursore di Guillermo del Toro

L'uomo anfibio
L'uomo anfibio

Novant'anni prima che La forma dell'acqua incantasse gli Oscar, nelle fredde terre della Russia sovietica nasceva un mito destinato a diventare leggenda: Ittiandro, l'uomo con le branchie di squalo. Aleksandr Beljaev, il "Jules Verne russo", dava vita con L’uomo anfibio a una storia d’amore e scienza che sfida i secoli.

Un esperimento d'amore e crudeltà

In un'Argentina torrida, i pescatori temono il "diavolo del mare". Non sanno che quella creatura è il giovane Ittiandro, salvato da una malattia polmonare dal dottor Salvator grazie a un trapianto audace. Ittiandro è un essere sospeso tra due mondi, capace di cavalcare delfini ma destinato alla solitudine, finché non salva dall'annegamento la bellissima Guttiere.

Ma il mondo degli uomini è più crudele degli abissi. Tra la bramosia del capitano Pedro Zurita, che vuole schiavizzare la creatura per raccogliere perle, e il pregiudizio della civiltà, il destino dell'uomo anfibio si colora di una tragedia struggente.

Il destino tragico di Beljaev

Beljaev è una figura monumentale della fantascienza russa. Colpito da una grave malattia che lo costrinse a letto per anni, riversò nei suoi libri il desiderio di superare i limiti del corpo umano. La sua fine fu drammatica: morì di fame nel 1942, durante l'invasione nazista, lasciandoci però in eredità sogni che ancora oggi, come dimostra il successo dei film di Del Toro, continuano a interrogarci sul confine tra uomo e mostro.

Aleksandr Beljaev, L'uomo Anfibio, pagg. 224, 15,20€