I voti dei lettori

 

Il trentesimo regno

FantasyMagazine pubblica un brano dal romanzo d'esordio di Gabriella Mariani, primo capitolo della trilogia del Cammino contorto

D'estate la palude e la foresta erano coperte dalla Vita, essenza densa e appiccicosa, brulicante di zanzare. Le notti erano luminose e insonni. Tutte le stelle affondavano nel pantano lattiginoso del cielo. La mamma diceva che ilDrago Solare giocava con la sua grossa palla e, per mesi, la teneva in bocca senza inghiottirla. 

 

Bisognava approfittare di quella stagione breve e febbricitante, cercare di afferrarla, di farne tesoro, di immagazzinare la sua energia nella mente, le sue ricchezze nei depositi. Per questo il padre spariva per maggior parte della giornata, tornava carico di selvaggina o di pesci. La madre era impegnata nei suoi lavori tutto il giorno. Le rastrelliere si riempivano di brandelli di carne, di pesci sventrati. Sotto di loro ardevano lentamente le braci.

Al mattino la luce del sole filtrava nella capanna, arricchita del verde smeraldino delle foglie rigogliose di un grande albero. Invitava a fuggir fuori, ed erano pesanti i riti mattutini, i canti modulati della mamma in invocazione delle Potenze, le lunghe benedizioni durante le quale passava il pollice sulla fronte, le guance ed il petto dei ragazzi, disegnando delle complesse volute

con dell'olio che profumava d'erba.

-  Per il cammino nascosto del sole e per quello palese, per la luce dell'astro e per la sua calda tenebra. Lungo il cammino breve e contorto della vita degli uomini...

Con queste le parole Glyrkò la bruna, guaritrice di Keile1, finiva la preghiera che avrebbe protetto i figli. Dopo queste frasi i due fratelli guizzavano via nel bosco, gridando come pazzi. Al loro grido rispondeva il vagito dell'ultimo nato, un esserino frignante e rosso di rabbia di nome Vrecju, che reclamava le attenzioni della madre. 

 

Levlantjas e Varlada, gemelli come le due divinità solari di cui portavano il nome, e come loro diversi.

Biondo, quasi bianco il primo, dagli occhi di un blu profondo; chiome corvine il secondo, occhi verdi e sfuggenti.

Non ricordavano bene come fosse quand'erano molto piccoli, se anche loro rimanessero attaccati alla madre così tanto, giocando con i suoi seni, se a loro piacesse penzolare per ore nella culla durante le giornate di pioggia,come accadeva a Vrecju.

Ora pensavano che quel bimbo fosse un po' da compatire, perché in confronto alla sua la loro sorte era invidiabile. Vagavano liberamente attorno alla casa giocando e strillando, fuggivano nella foresta quando volevano, per inventarsi giochi sempre nuovi. Erano abilissimi nel costruirsi armi. Armi vere, con la punta di selce, simili a quelle usate dai veri cacciatori, che la madre toglieva dalle loro mani gridando e bruciava nei falò sotto le rastrelliere.

Loro avevano comunque un arsenale segreto, in una grotta nascosta. Poi c'erano i giochi nella palude, nel fango e nel putridume. Ci si immergeva completamente nel pantano e ci si sdraiava al sole perché quella roba si seccasse per ammirarsi l'un l'altro, nelle vesti di statue d'argilla.

Dove lo stagno era più limpido e la sua acqua defluiva in ruscelli gorgoglianti, si faceva a gara a chi rimaneva più a lungo sotto la superficie. Si lottava a lungo tra gli schizzi, la fuga sgusciante delle rane e dei pesci, tra maledizioni infantili e rantoli. Si giocava finché le gambe non diventavano insensibili per l'acqua gelida, coperte di punture, tormentate dalle sanguisughe, fino a quando la pelle dei palmi non diventava bianca, raggrinzita, trasparente.

C'era poi l'ozio senza fine e senza senso, il languore interminato tra l'erba dei prati, dall'odore inebriante, sempre umida, sotto la quale s'avvertiva il respiro gelido del ghiaccio perenne. Ci si lasciava solleticare dagli insetti, il corpo fanciullo brulicava di vita non propria, si faceva terra come quello docile di un cadavere. Gli occhi erano aperti verso il cielo, oppure chiusi nel sole, percorsi dalle immagini delle nubi da quelle strane macchie di luce, che stordiscono e fanno male a fissarle.

Era il momento delle domande. Domande dolorose e strane per due ragazzini di dieci anni. Era Verlë a chiedere, mentre suo fratello Levkò, simulando una saggezza non sua, ripeteva risposte imparate dal padre e dalla madre.

-   Si si... la mamma ha detto così — lo canzonava il fratello — e così ha detto il papà gnagnà gnagnagnà...Tu credi davvero che sappiano tutto del mondo? Che ci vedano sempre, che ci proteggano sempre.... stai a sentire...Ieri sono venuto qui da solo, Levkò. Tu russavi nella capanna, e dormiva anche Vrecju. La mamma aveva chiuso gli occhi anche a me, ma io non ho

dormito a lungo. Mi sono svegliato e nella capanna non c'era nessuno, solo voi due dormiglioni. Allora sono uscito da solo e sono venuto qui su questo prato, a farmi i fatti miei. A un certo punto è passata una grande mandria di renne, guidata da sei uomini della tribù oltre il promontorio, un padre con i suoi cinque figli

Quando mi sono alzato per andarmene, e quelli mi hanno visto sbucare dall'erba, hanno incominciato a strillare come dei pazzi. “E' un silvano! Un silvano! L'erba è avvelenata ora, non si può pascolare qui...” Mi hanno  cacciato via a colpi di pietre... guarda ho ancora i segni addosso. E non sono stato difeso dalla magia di nessuno.

Verle mostrò i suoi lividi come se fossero un trofeo. Levlantjas li osservò

costernato.

— Perché non li hai fatti vedere alla mamma?

— La mamma non c'era a casa. E nemmeno papà. Li ho aspettati fino al tramonto. Si... solo al tramonto sono tornati. Fingevo di dormire e non se ne sono accorti che era una finta. Hanno recitato il loro incantesimo per svegliarmi, come hanno fatto con Vretcne e con te. E per tutta la sera sono rimasti mezzi imbambolati... e non si sono accorti delle mie ferite e... — Varlada scoppiò a piangere per la rabbia — io non ne posso più... Io non io voglio essere un silvano, ma un ragazzo come tutti gli altri.

-  Perché? Noi viviamo in armonia con la natura, nei boschi, e la nostra vita è più lunga di quella degli uomini. Noi siamo diversi.

-  E dobbiamo nasconderci solo perché viviamo più a lungo di altri? Ci sono persone che vivono trent'anni... altre vivono cinquant'anni... ed altre ancora arrivano a cento... eppure i vecchi decrepiti non vengono cacciati i e le loro famiglie non vengono perseguitate.

-  Ma noi siamo dei privilegiati, noi conosciamo più magie degli altri uomini. Per questo facciamo paura...

-  Paura? Faresti paura anche tu, bamboccio? E poi tutta la magia del mondo non ci serve a sfamarci durante l'inverno, a non soffrire il freddo... se vivessimo con tutti gli altri sarebbe meglio. Hai visto gli accampamenti degli uomini? Gli adulti, cacciano in gruppo i ragazzi si organizzano in bande.. e poi ci sono le fanciulle... nessuna fanciulla sposerebbe mai un silvano, Levkò...non c'è niente di bello nell'isolarsi da tutti... Nostra madre un tempo viveva con gli uomini, con i Sovaala...

-  Ma il nostro destino è diverso. Gli dei hanno deciso così.

-  Che ne sappiamo degli dei, noi che non sappiamo neppure da dove veniamo e perché dobbiamo vivere qui, in queste foreste in capo al mondo...

Quando saliamo sul promontorio e guardiamo il mare vediamo bene che alla nostra destra, alla nostra sinistra ci son solo coste desolate, e bisognerebbe navigare per mesi e mesi prima di trovare terre fertili, dal clima mite.

Di fronte a noi, poi c'è solo acqua, e poi, più lontano una distesa infinita di ghiaccio. La vera vita è alle nostre spalle, a sud. I nostri antenati vivevano a sud,dove non esiste inverno, ed erano alti e forti, neri come la terra, da cui prendevano vigore. Ed erano così tanti che parte di loro dovette migrare per nave, prima verso oriente, poi verso nord-ovest. E le loro migrazioni durarono millenni,

così tanto tempo che la loro razza cambiò aspetto, divennero più piccoli, fragili e la loro pelle si fece chiara.

-  Lo so, Verlë, sono le favole che racconta la mamma... Però non è vero che a nord non esiste nulla ti ricordi di quando papà ci ha raccontato dei suoi viaggi per mare? Ti ha mai raccontato di quand'era un capo a cui obbedivano migliaia di uomini? Ha condotto una flotta verso nord. E ha scoperto tante terre, ma erano tutte ghiacciate, allora è tornato in Keile, dove l'estate è mite, e l'inverno ha un inizio ed una fine.

-  Cosa succederebbe, Levkò, se un giorno quelle famose tribù inviassero ancora delle navi per cercare nostro padre? Pensi che noi, Vrecju e la mamma viaggeremo per mare con lui?

— Forse... 

 

Il padre veniva infine a cercarli, senza fretta, senza disperazione. Appariva all'improvviso, splendido e sereno, sorridente della sua millenaria giovinezza che si rigenerava eternamente come un giorno d'estate senza tramonto e senza aurora. La terra era percorsa da fremiti alla sua avanzata ed un vento di luce muoveva l'aria. 

 

I due gemelli si voltavano sbuffavano, sentendo i suoi passi e la sua voce. Il gioco era finito. Si doveva tornare a casa.

pagina 1 di 1 - (fine)
Autore: Gabriella Mariani - Data: 19 novembre 2009

Vota questo articolo

Voti dei lettori

1 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 Complimenti! Questo capitoli introduttivo mi ha rapita... non vedo l'ora di leggere il seguito :)

» postato da Emma86 alle 14:49 del 19-11-2009

2 bellissimo questo capitolo introduttivo.... purtroppo oggi sono andato alla feltrinelli per il libro, ma non lo avevano... mi han detto di ordinarlo su internet dal sito della casa editrice...

» postato da Andrew:Mars alle 18:39 del 27-11-2009

3 Lo trovi anche su IBS :D

» postato da Sivrielle alle 23:06 del 27-11-2009

4 Molto interessante.Questa introduzione è migliore di tante pagine pubblicate in cui mi sono imbattuto.

» postato da Kull alle 15:32 del 22-02-2010

5 «Molto interessante.Questa introduzione è migliore di tante pagine pubblicate in cui mi sono imbattuto. » Grazie, mio principe. Se interessano altri assaggi del mio romanzo ne metto a disposizione dei brani scelti su facebook, ogni giorno.

» postato da uljanka alle 15:59 del 22-02-2010

6 Rinnovo i complimenti fatti nell'altro topic! È molto coinvolgente, non ti dilunghi troppo nelle descrizioni ed arrivi diretta al nodo della questione. Bella anche l'idea del Drago Solare! Tua o l'hai ricalcata da qualche mitologia? Comunque sono sempre più convinto che lo comprerò, ha già fatto passi avanti nella mia lista.

» postato da Mr. Nick alle 16:31 del 10-01-2011

7 Comprato e letto, a suo tempo. E aspetto il secondo volume.

» postato da erbetta alle 07:24 del 11-01-2011

8 «Rinnovo i complimenti fatti nell'altro topic! È molto coinvolgente, non ti dilunghi troppo nelle descrizioni ed arrivi diretta al nodo della questione. Bella anche l'idea del Drago Solare! Tua o l'hai ricalcata da qualche mitologia? Comunque sono sempre più convinto che lo comprerò, ha già fatto passi avanti nella mia lista.» E io mi inchino umilmente e ringrazio per i tuoi complimenti. Il Drago Solare (o Serpente Solare, o Celeste che dir si voglia) è una figura presente in infinite varianti in molte mitologie e di certo non posso vantarmi di averlo inventato. E' un protagonista dell'immaginario colettivo che assume vari volti e vari nomi. Il più delle volte è un divoratore del sole e degli astri, un mostro inghiottitore. Io preferisco immaginare un Serpente Celeste duplicato in due figure complementari. Accanto al Divoratore che inghiotte l'uovo-sole c'è il suo gemello, il drago simbolo della rinascita dell'astro, che depone l'uovo e lo custodisce. E' una sorta di Ying e Yang da rettilario, insomma, un continuo equilibrio tra luce e ombra, estate e inverno, morte e rinascita. A Erbetta dico solo che spero anch'io che la sua attesa finisca presto.

» postato da uljanka alle 22:04 del 11-01-2011

9 «Comprato e letto, a suo tempo. E aspetto il secondo volume.» me too!

» postato da Yenvel alle 00:39 del 23-02-2011

10 Bello, mi piace lo stile...e questo capitolo incuriosisce molto! Complimenti!!!

» postato da Nicholas Crane alle 18:35 del 10-03-2011

11 Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente chi ha dimostrato interesse per questo capitolo, soprattutto quei pochi ma buoni che hanno tradotto l'interesse in voglia di leggere l'opera integralmente, e hanno setacciato gli internet bookshop e le patrie librerie con costanza e coraggio. :tks :applauso Al prossimo episodio (previsto per prima dell'autunno).

» postato da uljanka alle 09:17 del 05-05-2011

12 « Al prossimo episodio (previsto per prima dell'autunno).» Ciò significa che per settembre dovrebbe essere reperibile? Ottimo! :D

» postato da Yenvel alle 17:54 del 05-05-2011

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.