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Stagioni

"Possiamo mutare con le stagioni, ma le stagioni non potranno cambiarci…" (di Kahlil Gibran)

Presentazione Un racconto breve come un soffio quello di Luca. Ma capace, nella sua sintesi di suscitare forti emozioni e riflessioni, proprio in questo momento in cui la natura celebra il suo risveglio, perchè essenzialmente è ben scritto.
Nel nostro percorso alla ricerca di racconti di argomento fantastico, non potevamo non proporvi questo racconto.
Condividiamo un sogno qui a FM, che il Fantasy possa coniugarsi in forma di racconto, perchè non sempre è necessario stemperare una buona idea in un tomo da 800 pagine, o in un ciclo di 10 volumi.
Pensiero che, combinazione ha voluto, anche Luca mi ha espresso nella breve presentazione del suo racconto, scritta praticamente in contemporanea a queste mie righe.

Stagioni nasce dall'improvvisa voglia di scrivere un racconto fantasy sfruttando un impianto di base molto (davvero molto) classico. E, soprattutto, con l'idea di creare un intreccio (si spera) piacevole in poche battute. Sembra sempre più difficile farlo: i racconti sono spesso lunghissimi, cartelle su cartelle; i romanzi se non oltrepassano le 400 pagine pare di star commettendo un delitto verso qualcuno. Ecco allora un racconto... solo un po' diverso dal solito.

Presentazione dell'autore: Luca Azzolini è nato a Ostiglia (Mantova) il 21 maggio 1983. Si è laureato presso l’Università degli Studi di Verona nel 2006 in Scienze dei Beni Culturali (laurea triennale) e nel 2009 in Storia dell’Arte (laurea specialistica), entrambe le volte cum laude.
Ha inoltre pubblicato oltre 250 articoli, recensioni e interviste per il sito FantasyMagazine dal 2006 a oggi. Ha pubblicato il suo primo romanzo fantasy nel 2009, Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore), e cura per Asengard Editore l’antologia Sanctuary, che racchiude i maggiori autori italiani fantasy di oggi. Di recente, oltre a ciò, valuta manoscritti (editi in inglese – inediti in italiano).

Pubblicazioni:
- Ricordare i Cieli (Giovane Holden Editore, 2007).
- Il Fuoco della Fenice (La Corte Editore, 2009).

Prossime uscite:
- Sanctuary, l’antologia del Fantasy Italiano (Asengard, 2009).

Neyra osservò sua madre: il viso cinereo, la bocca spalancata, gli occhi spenti e immobili, troppo simili a quelli di una vecchia statua dimenticata su di un altare. Il sudore freddo le appiccicava il corpo alla coperta di lana e il respiro, sempre più flebile, da diverse ore si era fatto breve e superficiale.

— Coraggio mamma, qui starai meglio — le sussurrò a un orecchio Neyra, rimboccandole le coperte. Violenti brividi la scuotevano, malgrado la legna del focolare cedesse calore alla stanzetta adiacente le stalle.

Neyra aveva portato lì sua madre dai piani superiori del grande Santuario di Lenoris, proprio perché stesse più calda.

La camera di dimensioni minori, il fiato degli animali al di là della parete, e il grosso focolare, contribuivano a isolare l’ambiente dal freddo esterno. Un freddo che oramai perdurava da così tanto tempo che non ricordava più il colore del sole o i profumi di un prato fiorito. Neyra ripensò all’ultima volta che aveva percepito il tepore dell’estate sulla pelle, gettando un altro ciocco di legna fra le fiamme.

Doveva essere stato l’anno prima che sua madre si ammalasse. — Già tre anni… — mormorò abbattuta.

Posò una mano sul giaciglio di Elgar, quasi a volerle trasmettere un po’ della sua forza. Un gesto sciocco, ne era conscia.

La vita ha le sue stagioni e Neyra, sebbene non volesse ammetterlo, sapeva che era così anche per Elgar.

— Mamma… — iniziò col dire, ma un groppo in gola le impedì di andare oltre. Cosa c’era da dire? Era tutto così assurdo, così spaventoso. Non era pronta, ecco la verità. Neyra non si sentiva preparata per ciò che l’attendeva. La vita, la morte. Scosse il capo. Aveva chiesto lei di far parte di quel gioco assurdo?

Elgar proprio allora emise un lungo rantolo, inarcò la schiena sul pagliericcio, spalancò gli occhi e non li richiuse più.

Neyra rimase paralizzata, il respiro fermo in gola. Le sembrava che il tempo si fosse arrestato, ma non era possibile, perché grosse lacrime le rigavano le guance.

Guardò per un momento gli occhi spenti di sua madre, incapace di muoversi, di gridare. Si passò una mano fra i capelli e rimase immobile a fissarla.

Poi, gentilmente, quasi si muovesse in un sogno, le abbassò le palpebre coperte da piccole squame rosse come rubini. La mano di Neyra tremava, non poteva farne a meno: l’aveva amata così tanto.

Con una carezza percorse il corpo che era stato di sua madre. Il viso affilato coperto da scaglie colorate, il collo lungo e flessuoso come un giunco, le ali membranose che un tempo avevano solcato i cieli, il torace gigantesco, ruvido e potente, la coda appuntita.

— Elgar, la Signora dell’Estate, è morta — sussurrò Neyra fra le lacrime, — …viva la nuova Signora dell’Estate.

L’abbracciò in silenzio, cercando di tenerla stretta a sé più che poteva, ma la cosa era già diventata impossibile.

Le mani si stavano coprendo di scaglie dorate, le vesti non la contenevano più come avevano fatto fino a qualche istante prima, e sulla schiena piccole ali membranose erano spuntate dalle scapole.

Stagioni… — si disse.

Neyra ascoltò per l’ultima volta il suono della propria voce, che subito dopo divenne un tremendo ruggito.   

Fu a quel modo che gli abitanti del Santuario seppero che Elgar era morta, e che una nuova Signora dell’Estate era tornata fra loro. All’esterno del Santuario di Lenoris, la Madrina dei Draghi, il ghiaccio e la neve che da anni ricoprivano la vallata si stavano sciogliendo, mentre i bucaneve fiorivano già ovunque.

Stagioni, nient’altro che questo.

 

"Possiamo mutare con le stagioni,

ma le stagioni non potranno cambiarci..."

(di Kahlil Gibran).

 

"...o forse no?"

(di Luca Azzolini).

pagina 1 di 1 - (fine)
Autore: Luca Azzolini - Data: 7 maggio 2009

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Commenti

1 Vista l'ora tarda, spero mi perdonerete se non mi addentro nei particolari :wink: Dunque, il racconto non mi ha convinto. Da un mero punto di vista stilistico non presenta sbavature di sorta, anche se l'ho trovato poco personale, quasi scolastico. Il problema però, a mio modo di vedere, sta tutto nella storia. Il messaggio (che mi pare di capire è riassumibile in "le esperienze, anche, e forse soprattutto, quelle dolorose, ci portano a cambiare") mi pare un po' troppo semplicistico nel modo in cui viene proposto, tanto che l'elemento fantastico diventa pressoché superfluo. Perdona il paragone, Luca, ma dopo il "colpo di scena" finale, mi è sembrato quasi di vedere uno di quei film dalla storia semplice che per attirare il pubblico fanno sfoggio dei soli effetti speciali. Vale un assunto che mi è capitato di dire in più di un'occasione: per scrivere Fantasy non basta scrivere di draghi ed elfi. Tra l'altro, e qui concludo, il finale da te proposto non mi pare così in contrasto con la citazione di Gibran (il che crea una sorta d'incongruenza tra messaggio e volontà dell'autore). Infatti cos'è che cambia maggiormente (anche in maniera fisica) la protagonista, il "mutamento" della stagione o la morte della madre? PS/OT: Ma Sanctuary si sa più o meno quando esce? ^_^

» postato da Okamis alle 00:48 del 07-05-2009

2 « PS/OT: Ma Sanctuary si sa più o meno quando esce? ^_^» Se non vado errato era prevista l'uscita alla fiera del libro di Torino :roll:

» postato da G.C. alle 09:57 del 07-05-2009

3 Okamis, grazie per la disamina, mi fa sempre piacere chiacchierare di queste cose. :D Ma credo ti sia sfuggito l'intento del racconto, che non vuole in alcun modo porsi come una pietra miliare del genere (figurati!) o assumere sfumature moraleggianti, o peggio. Riporto dalla mia prefazione: «Stagioni nasce dall'improvvisa voglia di scrivere un racconto fantasy sfruttando un impianto di base molto (davvero molto) classico. » Credo ora capirai perché dei draghi (ed è la prima volta che ne adopero uno in un mio racconto, e di certo non ho utilizzato il "draghetto da trasporto"). Se hai letto Il Fuoco della Fenice puoi capire anche il perché di questa scelta: dopo tanto urban fantasy, un ritorno alle origini credo fosse davvero dovuto. Nulla di moraleggiante, insomma, e nessun recondito significato, ma solo una storia fine a se stessa. Non volevo trasmettere messaggi particolari con questo racconto, o fare la paternale: solo raccontare una storia breve con ribaltamento e colpo di scena. Tutto qui. Lo stile "filmico" che hai riscontrato è una mia caratteristica, presente in quasi tutti i testi che scrivo, pregio o difetto che sia, si amalgama sempre bene con ciò che voglio dire e "far vedere". Un racconto. Tutto lì. Anche questo volevo far emergere perché, sul serio, ma questa è una cosa personalissima mia, sopporto poco chi si sforza di dare al genere fantasy un'impronta marcatamente aulica e saggistica ("alta" a tutti i costi). Ma perché? Deve essere un peccato scrivere una storia fine a se stessa? Come i libri che devono, per forza, essere dei "mattonazzi assurdi"? Non credo. Ricordiamoci che è un genere d'evasione e d'intrattenimento. Non lo si snatura tenendolo su questi binari, che sono i suoi da sempre, ma al contrario lo si fa cercando di appesantirlo in ogni modo possibile con magre pretese che, a mio avviso, alla lunga non fanno altro che annoiare il lettore (e ti assicuro che di noia ne ho provata tanta tanta tanta negli ultimi anni, con certe letture di esordienti e non). «PS/OT: Ma Sanctuary si sa più o meno quando esce? ^_^» Dunque, la news di lancio con: copertina di Barbieri, titoli dei racconti, prezzo di copertina, un estratto dall'introduzione di Alan D. Altieri, e info sulla sessione firme che si terrà alla Fiera del libro di Torino (16 e 17 maggio, entrambi i giorni dalle 14 alle 15), uscirà su FM, se la programmazione resta così, il 12 maggio. E no, non vi anticipo altro! :P O no? http://www.anobii.com/books/Sanctuary/9788895313092/01c59ef89bbc992560/ Saluti, Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 12:18 del 07-05-2009

4 « Nulla di moraleggiante, insomma, e nessun recondito significato, ma solo una storia fine a se stessa. » Si legge bene, senza intoppi ne strappi. I racconti così brevi sono però delle brutte bestie :roll: riesci a calare immediatamente il lettore al suo interno e metà del lavoro è fatto. Purtroppo come dice Okamis si avverte una mancanza di personalità che ti tiene li a galleggiare sopra il racconto. Da profano mi viene da chiedere: "non pensi che l'utilizzo della prima persona, nella prima parte del racconto, avrebbe giovato ad arrivare direttamente al lettore?" Comunque bello, grazie :wink:

» postato da G.C. alle 13:04 del 07-05-2009

5 Ho apprezzato molto questo racconto. Stilisticamente pulito, scorrevole. Ma soprattutto un racconto di vita, che fa uso del fantastico per narrare una delle tappe della vita: la morte. Il rispecchiarsi in essa, vedere che porta via un frammento di sè e ne fa nascere un altro. Perchè la morte non è la fine di tutto, ma un cambiamento, un momento di crescita. Sei riuscito a cogliere l'attimo di quel passaggio fondamentale e imprescindibile nella vita di ogni persona. Lavoro perfettamente riuscito e denso nella sua brevità. A mio avviso hai saputo dare molto. Complimenti :D

» postato da Anonimo (DH) alle 13:26 del 07-05-2009

6 Ecco, dall'intro mi aspettavo qualcosa di diverso. Primavera, estate, che ne so, qualcosa di solare. Niente da fare <img src=:">. Ormai mi devo abituare che con Azzolini cadiamo o negli Dèi (cattivissimi, ovviamente), o nella morte, o in qualche tipo di pseudo-apocalisse. :twisted: Complimenti, comunque. Brevissimo ma d'effetto. Franesco

» postato da FrancescoFalconi alle 14:36 del 07-05-2009

7 A me è piaciuto. Non ho sentito una "mancanza di personalità", anzi trovo emozionante la descrizione dei sentimenti di Neyra. A mio avviso, un racconto come questo si apprezza meglio se si legge affidandosi alle immagini e alle sensazioni, più che al ragionamento e alla ricerca di un significato. L'ho inteso come un frammento, un'istantanea di un mondo "altro", nel quale però vigono sostanzialmente le medesime leggi che governano il nostro.

» postato da Ali alle 19:15 del 07-05-2009

8 Grazie a tutti per i vari spunti di riflessione che mi avete dato, davvero. Non potete immaginare quanto siano utili. Appena posso provo a rispondere a tutto, ma sono in partenza e il tempo vola. Grazie davvero, solo... non è vero che parlo sempre di gente morta e malvagissimi Dèi, ma anche di Dèì morti e malvagissima gente. :P Grazie! Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 11:25 del 08-05-2009

9 Ho letto :D . adoro i racconti brevi. Questo non ha vertici narrativi, e nemmeno forse ne vuole avere, ma sostanzialmente fa il suo dovere e l'effetto sorpresa è accettabile. Però non mi torna una cosa, la frase finale: "Possiamo mutare con le stagioni, ma le stagioni non potranno cambiarci..." (di Kahlil Gibran). "...o forse no?" (di Luca Azzolini) Se le Stagioni implicano cambiamento, dell'esistenza (vita e morte) o dell'essere (passaggio a una nuova fase), non dovresti dire "... o forse si?"

» postato da Kinzica alle 12:39 del 08-05-2009

10 «"Possiamo mutare con le stagioni, ma le stagioni non potranno cambiarci..." (di Kahlil Gibran). "...o forse no?" (di Luca Azzolini) Se le Stagioni implicano cambiamento, dell'esistenza (vita e morte) o dell'essere (passaggio a una nuova fase), non dovresti dire "... o forse si?"» Il significato della frase di Gibran è che il cambiamento viene dall'interno, è la volontà della persona a mutare che lo fa avvenire: i fattori esterni non hanno influenza. Cambiano solo se vogliamo cambiare, a prescindere da quello che ci circonda. Il "...o forse no?" di Luca, significa "siamo davvero sicuri che sia davvero così?" Siamo davvero impermeabili ai fattori esterni oppure inconsciamente essi hanno il potere di condizionarci e cambiarci? Ha posto un altro punto di vista per approfondire la riflessione. Questo almeno è quello che ha trasmesso a me.

» postato da Anonimo (DH) alle 13:41 del 08-05-2009

11 « Il significato della frase di Gibran è che il cambiamento viene dall'interno, è la volontà della persona a mutare che lo fa avvenire: i fattori esterni non hanno influenza. Cambiano solo se vogliamo cambiare, a prescindere da quello che ci circonda. Il "...o forse no?" di Luca, significa "siamo davvero sicuri che sia davvero così?" Siamo davvero impermeabili ai fattori esterni oppure inconsciamente essi hanno il potere di condizionarci e cambiarci? Ha posto un altro punto di vista per approfondire la riflessione. Questo almeno è quello che ha trasmesso a me.» Appunto. Il cambiamento di Gibran è in questo senso, quello espresso nel racconto pone il dubbio sul contrario. La mia è una domanda forse pulcista, lo riconosco. Sentiamo che dice Luca.

» postato da Kinzica alle 13:54 del 08-05-2009

12 « La mia è una domanda forse pulcista.» Io penso invece che sia uno spunto per un bel confronto :)

» postato da Anonimo (DH) alle 14:07 del 08-05-2009

13 Di ritorno da Roma ma già pronto per Torino, eccomi. «Da profano mi viene da chiedere: "non pensi che l'utilizzo della prima persona, nella prima parte del racconto, avrebbe giovato ad arrivare direttamente al lettore?"» G.C., forse, non lo nego; ma se avessi visto tutto con gli occhi e la mente di Neyra da subito, non avrei potuto nascondere le "vere" fattezze di Elgar a lungo, e credo si sarebbe perso qualcosa che, invece, in questo modo, ha come "sospeso" il racconto, il suo mondo, i personaggi che ho inventato. «A mio avviso, un racconto come questo si apprezza meglio se si legge affidandosi alle immagini e alle sensazioni, più che al ragionamento e alla ricerca di un significato. L'ho inteso come un frammento, un'istantanea di un mondo "altro"» Sì, esatto Ali. Uno squarcio improvviso verso un mondo che è apparso per un istante nella mia immaginazione. Un viaggio breve ma, spero, per certi versi intenso. «Il significato della frase di Gibran è che il cambiamento viene dall'interno, è la volontà della persona a mutare che lo fa avvenire: i fattori esterni non hanno influenza. Cambiano solo se vogliamo cambiare, a prescindere da quello che ci circonda. Il "...o forse no?" di Luca, significa "siamo davvero sicuri che sia davvero così?" Siamo davvero impermeabili ai fattori esterni oppure inconsciamente essi hanno il potere di condizionarci e cambiarci? Ha posto un altro punto di vista per approfondire la riflessione. Questo almeno è quello che ha trasmesso a me.» Ottima analisi, Ohdrein (e grazie per quello che hai detto nel post precedente!). In un racconto volutamente "base", senza picchi e pretese, con quella frase ho voluto inserire solo una sfumatura più profonda, che spingesse alla riflessione, totalmente affascinato dalla citazione di Gibran (ma lo ripeto: questo solo perché in quel momento, a mio gusto, sentivo che dovevo/potevo inserirla. Senza la pretesa di arrivare a una "letteratura alta", definizione che non condivido: ce n'è di buona e cattiva, tutto lì). Il "...o forse no?" è volutamente inserito nel racconto (col quale, credo, leghi se letto in quest'ottica). I fattori esterni sono una potente forma di persuasione, che toccano certe corde, intime e personali, e per questo hanno il potere di spingerci a cambiare. Perché Neyra cambia? Accettazione del suo posto nel mondo? Dolore nato dalla perdita? Rispetto per sua madre e il suo ruolo di Signora dell'Estate? Grazie per aver letto il racconto! Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 19:13 del 11-05-2009

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