Editoria fantastica
a cura di Marina Lenti

Incontro con Asengard

Inauguriamo la nuova rubrica sugli Editori Fantastici con una piccola ma agguerrita casa editrice che, in pochi anni, è riuscita a crearsi una proprio visibilità grazie a un impegno serio e costante

La storia della casa editrice

Asengard nasce a metà 2006 in provincia di Vicenza e, dopo quasi un anno di rodaggio, approda in libreria con i primi due titoli nell’estate del 2007. All’epoca, Asengard era distribuita in una dozzina di regioni italiane tramite una rete di distributori regionali. Dopo quasi tre anni e poco più di una decina di titoli in catalogo — per espressa volontà di non esagerare con la produzione — Asengard lascia la distribuzione regionale e passa in distribuzione nazionale, affiancando alle sue classifiche proposte legate alla narrativa fantasy e horror una collana di opere più sperimentali ma sempre legate ai temi del fantastico.

 

Il sito della casa editrice si trova al primo link a fondo pagina, alla voce Risorse in Rete.

Indicazioni per l'invio dei testi:

Qui di seguito riepiloghiamo le indicazioni per il corretto invio degli elaborati a questa casa editrice:

 

— Una  lettera di presentazione   

— Una sinossi

— L'intero elaborato

 

Per la formattazione del testo (font, dimensione caratteri, interlinea, rientri, etc) non è richiesta alcuna particolarità, a patto che — soprattutto lo stampato — risulti leggibile senza fatica. 

 

La spedizione può essere effettuata via mail o nella tradizionale forma cartacea, a vostra scelta.

Gli elaborati non vengono restituiti.

 

Il riscontro si avrà via mail, ma solo in caso di accettazione del testo. La casa editrice si sforza di mantenere i tempi di un'eventuale risposta nell'arco di 6/9 mesi.

 

Al momento Asengard non accetta nuovo materiale. Riaprirà gli invii probabilmente a partire dall'autunno.

L'intervista

Quella che segue è la nostra chiacchierata con Edoardo Valsesia, responsabile di Asengard.

Fare gli editori oggi è una grossa sfida: come mai avete deciso di intraprendere questa strada e, soprattutto, come mai la scelta di pubblicare nel Fantastico?

La decisione di mettere in piedi una casa editrice è nata da un mix di fattori che vanno dall’amore per la lettura e un certo genere di n arrativa alla voglia di rapportarsi con il pubblico tramite le proprie pubblicazioni. La scelta del Fantastico è in verità una non-scelta: da appassionati lettori di questo genere, sarebbe stato ben difficile essere in grado di leggere, valutare e lavorare su romanzi che distano anni luce dalle nostre preferenze come lettori. 

Nel vostro cammino, avete raccolto qualche aneddoto meritevole di essere raccontato in questa sede?

A decine, ma forse una delle cose più strane è un messaggio, in un social network, che più o meno diceva: “Sono un giornalista. Se volete inviarci le vostre pubblicazioni sul calcio, il mio indirizzo è...”. Per giorni, personalmente, mi sono immaginato questo signor giornalista che entra in un negozio qualsiasi e chiede due etti di crudo, disinteressandosi del fatto di essere dal barbiere. Oppure il simpatico autore che, senza farsi il minimo problema, ci dice che il libro che ci sta proponendo è  stato scritto solo per fare soldi, e che di conseguenza farà pubblicare il romanzo al miglior offerente. Fortunatamente, sono episodi isolati! 

 

 

Quali sono le difficoltà più frequenti in cui vi imbattete quotidianamente?

Problemi piccoli e grandi sono sempre tanti e sempre diversi, come in fin dei conti è in tutti i lavori. Ma, sicuramente, uno dei maggiori problemi legati all’essere piccoli è il non poter contare su chissà quali budget per promozione e marketing e, di conseguenza, avere una limitata visibilità: far vedere che si esiste, far vedere che si stanno portando avanti dei progetti, delle idee e un modo di lavorare è spesso difficile, anche se — fortunatamente — nell’era di internet il “passaparola digitale” dà una gran mano.

E le soddisfazioni più grosse?

Vedere le persone che, nelle occasioni “pubbliche” quali ad esempio le fiere e le manifestazioni, ripassano allo stand dopo che l’anno prima avevano preso qualche nostro libro, chiedendo consigli per un nuovo acquisto. Lì, a prescindere dalla copia venduta, capisci che il “team” autore-editore ha creato qualcosa che qualcuno apprezza, e la soddisfazione è sempre tanta. 

Nel vostro mondo ideale, che volto avrebbe l'editoria?

Magari risulterò  impopolare, ma potrebbe benissimo essere così  com’è adesso. Si sente spesso dire che il panorama editoriale dovrebbe lasciare più spazio a “questo e quello” (definizione che comprende, in generale, opere, autori ed editori), ma sono convinto che lo spazio vada guadagnato più che aspettare che cada dal cielo. Meno piagnucolii e più maniche rimboccate, meno Calimeri e più idee e voglia di metterle in pratica, in sostanza. 

Con quali criteri scegliete un libro di genere Fantastico?

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Autore: Marina Lenti - Data: 23 giugno 2010

Risorse in rete

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Commenti

1 Ottima idea e grande rubrica. Complimenti.

» postato da francesco spagnuolo alle 12:47 del 23-06-2010

2 Asengard è una delle case editrici più interessanti del momento. Fanno le cose per bene e curano i testi. A questo hanno aggiunto nel tempo apporti preziosi alle loro collane come Riccardo Coltri (che, lo so, non li avrebbe scelti se non fosse stato convinto della loro serietà). Ho acquistato tre loro romanzi (i primi tre). Poi, per *miei* motivi di tempo, nessun altro (anche se possiedo Zeferina di Coltri). Vanno supportati, perché sono una realtà ragionata nel panorama nazionale e condivido molto il pensiero di Edoardo Valsesia: bisogna fare, non stare lì a lamentarsi (o perlomeno farlo dopo aver fatto qualcosa sul serio...). E' una delle case editrici a cui guardo con estremo interesse anche per quanto riguarda il futuro dei miei romanzi Fantasy. Non li ho contattati e non ho la presunzione di considerarmi "scelto" a priori. Ma ho una certezza: se in futuro ultimerò qualcosa, penserò anche a loro. Mi piacciono molto. Quindi complimenti per il lavoro svolto sin qui! Sperando in una gentile risposta, colgo l'occasione per porre una domanda che mi sta a cuore (anche se è un aspetto di minore importanza): Asengard pubblica i romanzi (quelli che possiedo sono così, non so i successivi) con i dialoghi diretti tra trattini medi, una cosa che a me è sempre sembrata visivamente orribile. La loro impostazione della formattazione è fissa o accetterebbero anche un cambio, passando al virgolettato cardinale? La risposta consueta è "no", perché le case editrici impostano le collane con coerenza, uniformano i testi. La scelta dei trattini è di tipo pratico, perché costa meno lavoro. Ecco, vorrei sapere se per gli autori esistono margini di trattativa da questo punto di vista.

» postato da Negróre alle 13:19 del 23-06-2010

3 Grazie, Francesco. Andrea, sicuramente riceverai risposta ai tuoi quesiti in questa sede, contaci ;) Anzi, invito tutti quelli che ne hanno a porli. Uno degli scopi della rubrica è anche un dialogo con l'editore intervistato, in modo da chiarire tutti gli eventuali dubbi lasciati in sospeso. Quanto ai commenti che hai fatto nel merito, personalmente a me Asengard piace per lo spirito che la anima e che traspare molto dal blog: mi è sempre parsa una casa con molta voglia di fare e di sfruttare tutti i canali promozionali possibili. E questo, nel panorama italiano, è ancora un'eccezione invece che la regola che dovrebbe essere.

» postato da Marina alle 13:27 del 23-06-2010

4 @Negróre Mi sa che ti sbagli: anch'io trovo orribili i trattini medi, preceduti (di poco) dagli apici e dalle virgolette alte. Motivo per cui, fin dal primo libro, sono stati utilizzati i caporali. Mi permetto poi di ringraziare Marina e la redazione di FM per aver scelto Asengard come "apripista" per questa rubrica. Edoardo

» postato da ae alle 13:44 del 23-06-2010

5 «@Negróre Mi sa che ti sbagli: anch'io trovo orribili i trattini medi, preceduti (di poco) dagli apici e dalle virgolette alte. Motivo per cui, fin dal primo libro, sono stati utilizzati i caporali.» Uh? <img src=:"> Scusami, Edoardo, evidentemente vi ho confuso con qualcun altro. (Perdonami, sto traslocando e i vostri romanzi sono già negli scatoloni: non avevo modo di controllare.) Ci dev'essere qualche altra casa editrice che ritengo interessante che li usa e l'ho colpevolmente scambiata con Asengard. Motivo in più per apprezzare il vostro lavoro. Come dicevo, è certamente una questione minore, ma il mio occhio da lettore (e scrittore) esigente vuole la sua parte. Dopo che lavori per mesi o anni a un testo, usando i caporali, e poi te lo vedi cambiare con i trattini... Be', il cuore un po' duole. :) Tutto qui e grazie molte per la rapidissima risposta. (E scusate ancora per l'errore mnemonico.) Ah, salutatemi Alberto Dal Lago, quando lo sentite (credo di avere una sua email troppo vecchia e non riesco a contattarlo). Volevo fargli i complimenti per le copertine che sta realizzando e sono felice di vedere che sta realizzando ciò che gli premeva molti anni or sono. La sua bozza per "La Rocca dei Silenzi" la custodisco gelosamente (ahinoi, non fu accettata per motivi esterni alla qualità della medesima e sono tuttora convinto che con quella copertina il mio romanzo avrebbe venduto di più).

» postato da Negróre alle 14:07 del 23-06-2010

6 Approfitto per un'ulteriore domanda, questa volta più seria. Come si pone Asengard nei confronti delle licenze Creative Commons? Anticipo dicendo che ritengo ogni posizione lecita, senza preclusioni. E' una questione che mi interessa in prima persona, pensando al mio futuro da autore.

» postato da Negróre alle 14:25 del 23-06-2010

7 prima cosa, vorrei fare i complimenti ad asengard per la collana Wyrd, la trovo davvero interessante e il romanzo di apertura è veramente promettente. :D ciò detto, vorrei porre una domanda che risulterà stupida un pò a tutti... :oops: nell'articolo avete detto che la sinossi non dovrebbe essere né troppo lunga, né troppo breve: come dovrebbe essere una giusta via di mezzo? quali sono gli argomenti da trattare nella sinossi per introdurre a dovere il romanzo che si desidera sottoporvi, fornendovi gli elementi necessari a capire se per voi varrebbe la pena leggerlo? grazie in anticipo, e scusate per la domanda poco originale. :oops:

» postato da ringstorm alle 15:19 del 23-06-2010

8 Rinnovo la stima espressa nei precedenti post verso Asengard: ho avuto il piacere di conoscere Edoardo Valsesia e consorte personalmente a Lucca e a Torino e... mi piace tantissimo come sono e come lavorano ^__^

» postato da Kinzica alle 16:05 del 23-06-2010

9 Rieccomi, scusate se le risposte non sono propriamente immediate. @Negróre Spero che la mia non sembri una "risposta scappatoia", ma al momento non c'è alcuna posizione, visto che non si è mai pensato di usare la CC per i libri. Se un autore ci proponesse l'idea, di sicuro alla base ci sarebbe un suo ragionamento ponderato e la cosa verrebbe sicuramente valutata, anche se - ripeto - così su due piedi non saprei dirti se positivamente o meno. @ringstorm Non esiste uno standard o un "giusto" in termini di caratteri o pagine: la lunghezza corretta è quella che permette di riassumere compiutamente il libro con il minor numero di caratteri possibile. Facendo un parallelo con l'illustrazione, la sinossi è l'equivalente del bozzetto in bianco e nero: ci sono in esso tutti gli elementi importanti e il loro piazzamento nel foglio, così da dare l'idea del "come" risulterà l'illustrazione finita, ma non ci sono i particolari, presenti solo nel lavoro ultimato (l'illustrazione o, nel nostro caso, il libro). Personalmente, preferisco le sinossi non più lunghe di un foglio A4, spesso capaci di far capire cosa c'è nel libro in qualche minuto di lettura.

» postato da ae alle 16:54 del 23-06-2010

10 Grazie per la risposta, Edoardo. Non mi sembra che la verità sia una "scappatoia". :) La mia domanda dipendeva dal fatto che ormai mi sono fatto un'idea di quale siano le potenzialità del genere Fantasy in Italia. Viste le premesse - e viste le mie esperienze non proprio positive (sintetizzo senza spiegare) - ho cominciato a ragionare sulle CC. Alla base hanno una filosofia che ritengo valida, anche se non in tutti i suoi aspetti (ma le CC sono elastiche, si plasmano sulla misura dell'autore). Tuttavia è necessario che gli editori comincino a ragionarvi, acciocché tale filosofia abbia un senso compiuto (pratico). La risposta comunque è perfetta così, grazie. In primo luogo dipende molto da che CC vorrebbe l'autore (ce ne sono di più o meno accettabili da un editore), quindi una risposta a priori a poco senso (il mio non era un trabocchetto, eh! Vi sto ragionando adesso). In secondo luogo il lavoro tra autore ed editore, come tu ben sottolineavi nell'intervista, è qualcosa che produce risultati quando esiste un vero dialogo. La conseguenza è che tentare di imporre qualcosa a un editore a me sembra partire col piede sbagliato. Nel vostro caso, mi piace l'idea che se avessi una proposta da farvi, circa le CC, se ne discuterebbe. Altro non pretenderei. Grazie ancora.

» postato da Negróre alle 17:21 del 23-06-2010

11 Grazie della risposta. :D In parole (molto) spicciole, si tratta di stendere un riassunto del romanzo. «Non esiste uno standard o un "giusto" in termini di caratteri o pagine» E in termini di contenuti? Mi spiego: ho letto sinossi molto dettagliate circa lo svolgimento della trama, corredate di schede dei personaggi con annotata l'importanza del singolo ruolo nella storia. Ne ho lette altre, invece, che davano una spiegazione sommaria della storia, limitandosi a spiegare di cosa parlava, quasi ne fossero una recensione. Insisto in proposito perchè intuisco che la corretta stesura della sinossi è fondamentale nel dare al manoscritto una chance di essere valutato. Personalmente, sudo più al pensiero di scrivere la sinossi che tutto il romanzo. :roll: Un'altra domanda, a cui non sono riuscita a rispondere visitando il vostro sito: considerate anche racconti lunghi e raccolte?

» postato da ringstorm alle 20:14 del 23-06-2010

12 Otiima rubrica e buon riscontro da parte di Asengard. Perdonate se butto un sasso nello stagno, ma non sarebbe male parlare anche di tirature e di come la distribuzione assiste l'editore. Non è raro che titoli di case piccole siano praticamente irreperibili.

» postato da (Angelo Benuzzi) alle 23:21 del 23-06-2010

13 «E in termini di contenuti? Mi spiego: ho letto sinossi molto dettagliate circa lo svolgimento della trama, corredate di schede dei personaggi con annotata l'importanza del singolo ruolo nella storia. Ne ho lette altre, invece, che davano una spiegazione sommaria della storia, limitandosi a spiegare di cosa parlava, quasi ne fossero una recensione. Insisto in proposito perchè intuisco che la corretta stesura della sinossi è fondamentale nel dare al manoscritto una chance di essere valutato. » La sinossi è semplicemente un riassunto; tutto il resto è un extra che può andare a completare la sinossi stessa, ma che non ne fa parte. «Personalmente, sudo più al pensiero di scrivere la sinossi che tutto il romanzo. :roll: » Non c'è niente di male: la sinossi è la "stretta di mano" che il tuo romanzo dà a chi lo prende in mano per la valutazione! « Un'altra domanda, a cui non sono riuscita a rispondere visitando il vostro sito: considerate anche racconti lunghi e raccolte?» :) Solo romanzi; ma quando riapriremo l'invio dei manoscritti, la relativa pagina sul sito Asengard dirà veramente tutto, dal "cosa" al "come".

» postato da ae alle 10:13 del 24-06-2010

14 moltissime grazie per la risposta, è stato gentilissimo! :D

» postato da ringstorm alle 10:27 del 24-06-2010

15 Grazie a voi per le curiosità e gli apprezzamenti; non ho ringraziato uno a uno gli intervenuti alla discussione per non allungare troppo il thread, ma lo faccio adesso con un ringraziamento generale. In ogni caso, continuerò a seguire la discussione, nel caso ci siano altre domande o curiosità. «è stato gentilissimo! :D» Via gli inutili formalismi: "sei" va più che bene! ;)

» postato da ae alle 11:15 del 24-06-2010

16 Concordo sul fatto che Asengard, tra le nuove realtà editoriali, è una delle più interessanti e attive. Tra l'altro, dopo 3 loro libri acquistati (Zeferina, Sanctuary e Il sentiero di legno e sangue) ho notato anche un progressivo miglioramento di quegli aspetti spesso (purtroppo) quasi del tutto ignorati dagli altri editori, a partire dagli errori di battitura. Se Sanctuary ne presentava un numero medio basso (almeno rispetto a molti altri editori), Il sentiero ne è praticamente privo (ricordo di averne beccato solo uno). Anche queste sono cose che fanno piacere a chi acquista un libro.

» postato da Okamis alle 11:22 del 24-06-2010

17 In effetti mi è rimasta una curiosità, però mi imbarazza un poco esporla perchè non è esattamente pertinente allo scopo della discussione. :oops: Vabbé, se non infastidisce colgo la palla al balzo: Sono molto affascinata dalla figura professionale dell'editor: come valutate l'inserimento di questa professione all'interno della vostra realtà editoriale? Ci vogliono particolari competenze, esperienze pregresse, e/o titoli di studio per essere presi in considerazione da una casa editrice alla ricerca di questa figura? Ad esempio, io studio Scienze dei Beni Culturali e Archeologici: con questa laurea avrei ugualmente la possibilità di diventare un editor o è necessaria la laurea in Lettere?

» postato da ringstorm alle 11:31 del 24-06-2010

18 @okamis Premetto che sono uno che farebbe le crociate contro i refusi, sapendo bene che sono come l'erba cattiva e non muoiono mai! Detto questo, il merito va soprattutto a una persona che ultimamente ci aiuta a fare l'ultimo giro di bozze: sembra un'alzata di scudi - e, davvero, non lo è - ma quei piccoli maledetti errorini, alla quarta o quinta volta che leggi un testo (come minimo: una in prima lettura, due in editing e una dopo l'impaginazione) diventano invisibili, proprio perché occhi e cervello "conoscono" il testo e tendono a passare oltre. Per questo, due occhi "vergini" aiutano tantissimo. Insomma... siamo ben lungi dall'essere perfetti, ma fa piacere che i lettori notino anche questi piccoli miglioramenti "tecnici"! :) @ringstorm Personalmente (e lo sottolineo 12 volte, perché si tratta di un parere personale che so già in partenza non essere del tutto condivisibile) una laurea in materie letterarie è un buon plus, ma non è la conditio sine qua non. Preferisco, in tutta sincerità, una prova sul campo, una buona capacità critica (dove "critica" non è da intendersi come "giudizio negativo";) e una certa elasticità e disponibilità: dall'altra "parte del manoscritto" c'è sempre un autore con cui rapportarsi e, per quanto a volte un po' di polso ci voglia, questo non deve mai sfociare nella prevaricazione o nell'imporre qualcosa. Poi, ripeto, un altro editore (delle nostre stesse dimensioni, o più grande), ti potrebbe tranquillamente rispondere tutt'altro.

» postato da ae alle 12:28 del 24-06-2010

19 Meno male, mi hai dato una speranza... Io già pensavo di dover cambiare facoltà! Beh, cercate personale? :mrgreen: Scherzi a parte, molte grazie!!

» postato da ringstorm alle 12:39 del 24-06-2010

20 «dall'altra "parte del manoscritto" c'è sempre un autore con cui rapportarsi e, per quanto a volte un po' di polso ci voglia, questo non deve mai sfociare nella prevaricazione o nell'imporre qualcosa.» Per mia esperienza, Edoardo, anche le case editrici più grandi lavorano così. Quando una cosa è proprio sbagliata, il polso ci vuole: un autore che si rispetti può irrigidirsi, ma alla fine cede all'evidenza. Di contro l'imporre all'autore scelte soggettive è un difetto dei cattivi editor (e ce ne sono molti in circolazione). Ho lavorato con una signora (per me è come una ragazzina, per dimensioni e vitalità!) che di esperienza ne aveva da vendere a pacchi (veniva da 13 anni di Longanesi, mica pizza e fichi!), eppure non mi ha mai imposto niente. Abbiamo discusso, alcune volte, e nonostante la sua ferma convinzione che certe cose non si dovevano fare, alla fine l'ho spuntata su alcuni aspetti del romanzo. Ciò detto, mi è rimasta nel cuore come nessun altro e le sono davvero affezionato. La realtà è, e credo tu lo sappia meglio di me, che per un rapporto professionale che dia buoni frutti ci vuole professionalità e rispetto da entrambe le parti. Tutto qui. Circa i refusi, ti capisco bene. E il discorso si amplia perfino ad alcuni errori sintattici madornali (nel mio testo è uscito un "ascia bilama" che mi è valso la derisione di molti - a ragione - e posso assicurare che la mia editor conosce la lingua italiana a mena dito: eppure, nonostante le quattro, cinque riletture, mie e sue, bilama è finito nel testo). Il problema dei refusi, comunque, secondo me è sopravvalutato. Dipende dalla quantità. Se ve ne sono pochi, la lettura non ne subisce le conseguenze. Se sono troppi, invece, sì e il testo evidenzia scarsa cura editoriale - non importa per quale ragione (spesso sono i tempi a essere stretti). Tutto sta nell'avere buonsenso quando si giudica il "prodotto libro" e non far caso al capello, finché non diventa un'intera parrucca. :)

» postato da Negróre alle 12:43 del 24-06-2010

21 «Meno male, mi hai dato una speranza... Io già pensavo di dover cambiare facoltà!» Guardati intorno e troverai un'ulteriore conferma alle parole di Edoardo :wink:

» postato da Coram85 alle 12:47 del 24-06-2010

22 A proposito, Edoardo: ho letto nel vostro sito la vostra futura politica di prezzi sugli e-book che produrrete. Grandi, grandissimi complimenti! Così si fa. E spero diventiate un esempio da sbattere in faccia a chi, invece, intende lucrare più del lecito. Ulteriore domandina: produrrete gli e-book dei testi già pubblicati? Nel mio caso - sto per espatriare - sarebbe una gran bella cosa. La vostra "collezione" non me la perderei, lo scrivo a chiare lettere.

» postato da Negróre alle 13:12 del 24-06-2010

23 « La realtà è, e credo tu lo sappia meglio di me, che per un rapporto professionale che dia buoni frutti ci vuole professionalità e rispetto da entrambe le parti. Tutto qui. » Questa è una cosa che ci dovrebbe essere un po' dappertutto, non solo in editoria, ma lasciamo cadere il discorso o andiamo troppo OT! « Il problema dei refusi, comunque, secondo me è sopravvalutato. Dipende dalla quantità. Se ve ne sono pochi, la lettura non ne subisce le conseguenze. Se sono troppi, invece, sì e il testo evidenzia scarsa cura editoriale - non importa per quale ragione (spesso sono i tempi a essere stretti). Tutto sta nell'avere buonsenso quando si giudica il "prodotto libro" e non far caso al capello, finché non diventa un'intera parrucca. :) » Sono d'accordissimo, ma sui refusi ho una particolare visione, che riconosco essere molto rigida. Il fatto è che, quando un lettore (io in primis) acquista un qualsiasi libro, si aspetta di avere per le mani un oggetto formalmente perfetto: senza pagine mancanti, non strappato, sgualcito o spiegazzato e, per quanto riguarda l'interno, esente da errori. Ripeto il formalmente, che non ho inserito a caso: se sulla sostanza (qualità della trama, della scrittura e tutti gli altri aspetti che conosciamo tutti) si può discutere per giorni interi, senza peraltro raggiungere una conclusione che metta tutti d'accordo, la forma è qualcosa di oggettivamente valutabile e realizzabile. Includiamo pure l' "errore umano" o il classico "qualcosa che scappa", ma a una forma corretta (evito il "perfetta", che forse è effettivamente troppo) ci si arriva o ci si può avvicinare moltissimo. Il fatto è che, quando io, tu o chiunque altro paga 10 euro per un libro, quel foglio da 10 euro non vale 9.00 o 9.50, vale 10 euro; per questo (e da quando sono "dietro alla barricata" lo sento di più), almeno nella forma, l'acquirente deve avere in mano un prodotto non da 9.00 euro. Da qui parte quindi lo sforzo per migliorare nella "forma": non faremo mai libri perfetti, ma almeno a un valore di 9.90, giusto per continuare con l'esempio fatto sopra, ci vorrei arrivare! Poi, ripeto, quanto alla sostanza si può discutere - e si è discusso - ad infinitum. Quanto agli ebook, non abbiamo più pubblicato aggiornamenti sul blog e, anzi, approfitto di questo spazio per una piccola integrazione. Dopo Torino, sono cambiate alcune cose; la fiera del libro, in tal senso, è stata discretamente illuminante e ha aperto parecchie possibilità. Una di queste è la possibilità di una distribuzione vera e propria degli ebook, così che un editore si debba appoggiare a un solo distributore, il quale si preoccupa di far apparire i libri in tutte - o quasi - le librerie online. In questo periodo, mentre attendiamo risposte da chi si pone come intermediario, stiamo valutando la cosa in termini di costi/vantaggi (chiaramente appoggiarsi a terzi per la vendita comporta un costo maggiore rispetto alla vendita diretta, oltre alla non necessità di una struttura informatica che la possa supportare con una certa efficacia) e, appena avremo la situazione chiara, decideremo come muoverci. Quanto al "quali" testi: sì, al momento l'idea è quella di portare in digitale tutto il catalogo, a meno che per qualche singolo testo ci sia il veto dell'autore (non abbiamo voluto essere despoti nemmeno qui!). Aggiungo una postilla, della quale non ho mai sentito parlare quando si parla di libri digitali: i libri saranno in vendita finché ne avremo i diritti. Se da una parte è vero che il digitale non ha costi di magazzino né di gestione, è anche vero che i diritti di pubblicazione digitale, tanto quanto quelli relativi alla pubblicazione "classica", non sono eterni: scaduto il periodo contrattuale, l'autore potrebbe non voler rinnovare il contratto in essere con la casa editrice che, per forza, è costretta a ritirare il libro dalla vendita.

» postato da ae alle 15:49 del 24-06-2010

24 «Aggiungo una postilla, della quale non ho mai sentito parlare quando si parla di libri digitali: i libri saranno in vendita finché ne avremo i diritti. Se da una parte è vero che il digitale non ha costi di magazzino né di gestione, è anche vero che i diritti di pubblicazione digitale, tanto quanto quelli relativi alla pubblicazione "classica", non sono eterni: scaduto il periodo contrattuale, l'autore potrebbe non voler rinnovare il contratto in essere con la casa editrice che, per forza, è costretta a ritirare il libro dalla vendita.» In effetti, è un argomento che non ho visto toccare da nessuno durante le diatribe sui formati elettronici. Strano, perchè è un elemento fondamentale da considerare. Suppongo che, insieme ai metodi di fruizione, cambierà anche la politica in merito ai diritti. :? Dato il panorama italiano, temo si tratterà dell'ennesima scelta discutibile, ma sono OT. :) Riguardo i refusi, non mi sono mai posta il problema, non sono particolarmente critica. Può capitare, in piccole dosi... Ma diventano fastidiosi -per usare un eufemismo- quando stai leggendo pagina 442, volti e... dov'è finita la pagina 443???? Cerchi e cerchi, e ne ritrovi solo un paragrafo a pagina 657. Com'è possibile? Ecco, a questo punto divento critica anche io, specie se per il detto romanzo ho speso 20 euro, tra l'altro per una sedicente collezione "Oro"! ...E se era collezione ferro arruginito che mi mettevano davanti, la brutta copia scritta a mano? :shock: Od anche quando gli errori di battitura in una frase sono il 50% delle parole. Lì sì, che il lettore si sente molto, molto infastidito e persino un poco fregato. Suppongo siano problemi nati dal poco tempo a disposizione per la messa in produzione del testo, nel secondo esempio; ma nel primo?

» postato da ringstorm alle 16:40 del 24-06-2010

25 « Aggiungo una postilla, della quale non ho mai sentito parlare quando si parla di libri digitali: i libri saranno in vendita finché ne avremo i diritti. Se da una parte è vero che il digitale non ha costi di magazzino né di gestione, è anche vero che i diritti di pubblicazione digitale, tanto quanto quelli relativi alla pubblicazione "classica", non sono eterni: scaduto il periodo contrattuale, l'autore potrebbe non voler rinnovare il contratto in essere con la casa editrice che, per forza, è costretta a ritirare il libro dalla vendita.» Questo è chiaro, secondo me con la distribuzione completamente digitale dovrebbe essere possibile rendere chiara la cosa all'interno del negozio virtuale. Es. "il tal volume non è più in vendita perché sono cessati i diritti. Contattare l'autore per sapere che fine hanno fatto... " Purtroppo è una cosa che diventa difficile nell'attuale mercato cartaceo, nel senso che spesso non si capisce perché un'opera non si trova più in negozio (in particolare accade alle traduzioni, ma ogni tanto anche alle produzioni nostrane)... e uno come me che va a cercare spesso in retrospettiva le altre opere di un autore o una collana che lo hanno particolarmente interessato rimane spesso interdetto...

» postato da Palin alle 21:40 del 24-06-2010

26 Edoardo, sei stato molto chiaro riguardo il tuo pensiero sui refusi (davvero apprezzabile), che condivido. Dico soltanto che un po' di refusi, pochi, non cambiano la sostanza di un buon lavoro di editing, che viene prima. Circa il discorso degli e-book, invece, vorrei capire una cosa (sempre se hai voglia di rispondere): quella politica dei prezzi che avevate ipotizzato cambierà nell'ordine di quanto? No, perché in tutta sincerità sono molto perplesso: se è vero che l'e-book può aiutare i piccoli editori ad aggirare il grossissimo ostacolo della distribuzione - e i suoi alti costi -, vedere che i piccoli editori per primi si buttano in bocca a una sorta di "nuovo monopolista" della distribuzione digitale della cultura mi spaventa proprio. Ho la pessima impressione che la sperata rivoluzione si trasformerebbe in un fuoco di paglia. E tutto questo prima ancora di sapere quanto in più dovrebbero costare i vostri e-book. Forse, per rivoluzionare il mercato, bisognerebbe tentare di affrancarsi in modo indipendente. E non mi stupirei che dietro questo fantomatico "unico distributore di contenuti digitali" si celassero azionisti che già possiedono la distribuzione attuale. Se così fosse - e non sarà difficile verificarlo quando tutto sarà ufficiale - credo che prenderò un'altra strada, totalmente indipendente (se indipendenza non sarà garantita). Non sono un anarchico insurrezionalista, ma i monopoli hanno sempre fatto molto male alla cultura. A partire dalle tasche di chi di cultura vuole nutrirsi... Circa la scadenza dei diritti, concordo con chi dice che una soluzione non sarebbe troppo complicato trovarla: basta un po' di buona volontà. Del resto gli autori hanno diritto di ritirare dal mercato ciò che non vogliono sia più commercializzato come in passato.

» postato da Negróre alle 16:16 del 25-06-2010

27 «quella politica dei prezzi che avevate ipotizzato cambierà nell'ordine di quanto? » Meno possibile, spero, ma dipende dai contratti che verranno proposti. Al momento non ho alcuna percentuale certa, quindi non posso dire niente: non per non volere espormi, ma proprio perchè mi mancano le basi per evitare di dire sciocchezze! «No, perché in tutta sincerità sono molto perplesso: se è vero che l'e-book può aiutare i piccoli editori ad aggirare il grossissimo ostacolo della distribuzione - e i suoi alti costi -, vedere che i piccoli editori per primi si buttano in bocca a una sorta di "nuovo monopolista" della distribuzione digitale della cultura mi spaventa proprio. Ho la pessima impressione che la sperata rivoluzione si trasformerebbe in un fuoco di paglia. E tutto questo prima ancora di sapere quanto in più dovrebbero costare i vostri e-book. » Guarda, non vedo il problema di monopolisti come lo vedi tu, sinceramente: da come si stanno mettendo le cose, ci saranno tre possibili scelte per l'editore: - rivolgersi a un "distributore" (che, appunto, distribuisce i libri nelle librerie online) - vendere direttamente tramite librerie/negozi online - farsi il suo negozio Ora, a differenza del cartaceo dove la presenza in libreria è non fondamentale ma quasi, nel digitale non c'è una barriera così grande da superare: bastano un browser, una carta di credito e 5 minuti e possiamo comprare i libri di qualsiasi editore/autore, che sia "distribuito" o che si venda in proprio gli ebook. La differenza sta, per come la vedo io, nella comodità per l'editore: farsi distribuire presuppone il caricamento "one shot" dei libri in un repository e fine dei problemi; c'è poi la comodità di un solo soggetto con cui gestire resoconti e fatturazione. La via di mezzo presuppone più caricamenti e più soggetti a cui fare riferimento, e non è nè migliore nè peggiore della precedente; quanto costa? Un po' meno della soluzione precedente. L'ultima via è quella del fai da te: il negozio sul sito web. Soluzione che non toglie percentuali date a terzi, ma aggiunge spese di incasso (per paypal o carte di credito, che nei primi due casi sono "assimilate" da chi vende) e il doversi gestire autonomamente uno shop online. Software ce ne sono molti, non manca la scelta, anche a prezzo zero; ma c'è da garantire ai propri utenti la funzionalità e la continuità del servizio, oltre al continuo aggiornamento del software stesso e un controllo che tutto funzioni sempre: vedersi acquirenti incavolati per un pagamento effettuato ma non registrato dal software che gestisce il negozio non è il massimo! :) « Se così fosse - e non sarà difficile verificarlo quando tutto sarà ufficiale - credo che prenderò un'altra strada, totalmente indipendente (se indipendenza non sarà garantita). Non sono un anarchico insurrezionalista, ma i monopoli hanno sempre fatto molto male alla cultura. A partire dalle tasche di chi di cultura vuole nutrirsi... » Mah, è tutto ancora in fieri ma, nel mio piccolo, ti posso garantire che si stanno muovendo grandi e piccoli, noti e meno noti. Non so comunque come interpretare questo discorso, perchè non so come valutare il termine "indipendenza": indipendenza da un editore, da un "monopolio distributivo" o altro? (stiamo andando OT?) Edoardo

» postato da ae alle 19:13 del 25-06-2010

28 « (stiamo andando OT?) » no, no, questo spazio è 'l'Asengard show' :zzott , quindi va bene utto quanto fa spettacolo connesso al protagonista... 8) :wink:

» postato da Marina alle 20:02 del 25-06-2010

29 «Non so comunque come interpretare questo discorso, perchè non so come valutare il termine "indipendenza": indipendenza da un editore, da un "monopolio distributivo" o altro?» Edoardo, capisco la difficoltà nel rispondere: immagino sia troppo presto, non essendovi schiarite le idee nemmeno voi. Volevo soltanto un parere. Preciso, comunque, che stavo parlando di "monopolio distributivo" e non di altro. E' ovvio che restare indipendenti crea del lavoro in più e la preoccupazione di non riuscire a dare il servizio di pagamento/download on-line 24 ore su 24, senza intoppi. Ciò che mi preoccupa è che temo il panorama italiano sia un'altra volta "povero", ovvero che voi editori abbiate poca scelta tra i "distributori di e-book" e finiate nelle mani di chi si è attrezzato da tempo con in mente il piano di monopolizzare la distribuzione, dato che in questi mesi si stanno muovendo un po' tutti (il fenomeno comincia a esplodere, come dimostra il fatto che anche i quotidiani cominciano a occuparsene con sempre maggior frequenza). In soldoni, non ho certezze, bensì il timore che si passi dalla situazione cartacea a una comparabile nel digitale. Sarebbe una rivoluzione mancata soprattutto per voi editori, che avete nella distribuzione l'ostacolo più grosso, come tutti i lettori un po' attenti sanno. Ora, era un discorso teorico. Non pretendevo chissà quale dettaglio (anzi, sei stato molto trasparente e ti ringrazio). A me preme sottolineare che i piccoli editori possono affrancarsi da una situazione che vede le case editrici medio-grandi dominare proprio grazie ai grandi distributori, che la fanno da padrone. Il web permette di saltare tutto questo e di andare direttamente al lettore. Se, per praticità, la maggioranza degli editori abbracciasse la miglior offerta di distribuzione di e-book, si creerebbe un nuovo monopolio (inteso non in senso letterale, ma come "percentuale di editori distribuiti";) che permetterebbe al distributore stesso di fare il bello e il cattivo tempo in termini di politica dei prezzi. Se oggi, e questo forse me lo sai dire tu, l'offerta di distribuzione on-line di e-book è variegata e voi editori potete scegliere tra più soggetti, allora il mio timore va fugato. Se, invece, già gli editori cominciano a confluire in un unico soggetto, per la maggior parte, allora mi preoccupo eccome. Per essere più chiaro ancora, il mio timore è sorto da questa tua frase: "Una di queste è la possibilità di una distribuzione vera e propria degli ebook, così che un editore si debba appoggiare a un solo distributore, il quale si preoccupa di far apparire i libri in tutte - o quasi - le librerie online." Ecco, a me queste parole hanno fatto immaginare un convergere di capitali (messi dagli attuali, maggiori distributori del cartaceo) per costruire un'altra volta una distribuzione sbilanciata, con un unico soggetto che riesce ad avere da solo, grazie al potere acquisito col cartaceo, la capacità di prevedere fin d'ora una distribuzione capillare in tutti i "negozi on-line" che venderebbero e-book. Se le migliori distribuzioni cartacee, grazie al loro potere economico e di conoscenze, finiscono per trasferire il loro potere anche nel digitale, allora la rivoluzione attesa morirebbe sul nascere. Tutto il mio discorso è teorico, ma si basa sul modo in cui le cose funzionano in Italia, Paese in cui un vero mercato libero non è mai esistito. Qui ci si muove a monopoli, duopoli quando va bene, e agli altri restano sempre le briciole e gli angoli bui e polverosi delle librerie (parlando di editoria). Se replichiamo questa realtà sul web, allora non avremo capito niente. Da lettore, preferisco poter acquistare e-book a 5€ navigando in vari siti proprietari degli editori stessi, anziché a 8€ tutti all'interno di un unico calderone: la "fatica" risparmiata la pagherei cara. Non so se mi spiego. Se a questo si aggiunge che la cultura progredisce sempre grazie alle nuove generazioni, dato che le nuove idee vengono per la maggior parte dai "giovani", e che i giovani sono proprio coloro i quali hanno più problemi di denaro, allora si capisce quanto prezzi maggiorati del 40% (la distribuzione attuale, cartacea, tanto costa agli editori in media, se non erro - forse di più) vadano a colpire proprio coloro i quali hanno il potenziale per rendere un Paese culturalmente vivo. Ciò detto, capisco che un editore, piccolo o grande che sia, si preoccupa di rendere visibili i suoi testi al maggior numero di clienti possibile. E che, vendendoli dal proprio sito, di lettori ne raggiungerebbe meno. Per contrastare questo rischio, secondo me l'unica via è che i piccoli editori si uniscano e creino una distribuzione alternativa. Secondo me è possibile, ma richiede uno sforzo di vedute e non l'accodarsi alla soluzione più comoda, che renderebbe gli squali della distribuzione nuovamente pasciuti e tronfi. Tutto ciò, oltre tutto, io lo dico da autore che ha goduto (con l'ultimo romanzo) della miglior distribuzione che c'è in Italia. Non parlo a mio vantaggio, cioè, ma nella convinzione che l'Italia ha bisogno di una rivoluzione culturale in ogni ambito, se vogliamo davvero che le cose cambino, avvicinandoci a esempi virtuosi di libero mercato che ci sono all'estero. Credo, cioè, che ne beneficeremmo tutti. E non m'interessa se dovessi perdere un po' di potere di penetrazione del mercato *io*, perché preferisco più libertà al mio interesse personale. Se non sono gli attori della cultura a immaginarla il più libera possibile, allora la cultura è spacciata. (Uso toni drammatici con convinzione, perché l'Italia sta vivendo *culturalmente* un periodo davvero buio. Non c'è una sola "grande democrazia" che sia così passiva culturalmente quanto il nostro Paese. Bisogna che tutti si diano da fare con una visione più alta, anche se questo costa più fatica, meno comodità.) Sottolineo che non c'è nessuna accusa diretta al tuo discorso, Edoardo. Anche perché non me lo posso permettere: non sono mai stato editore e non so con precisione quali e quante difficoltà dobbiate affrontare, voi piccoli. Il mio è un discorso in prospettiva e generale.

» postato da Negróre alle 13:24 del 26-06-2010

30 vorrei domandare in che modo scegliete i romanzi da pubblicare: come capite che il romanzo che avete davanti ha la stoffa per essere venduto? seguite dei criteri in certo qual modo "standard", tipo le tendenze, le mode, ecc., applicate dei criteri vostri personali oppure è il "gusto" dell'editore a prevalere? ci sono delle caratteristiche precise che un buon romanzo deve assolutamente avere per essere pubblicato? ok, sono più di una domanda... grazie! :D

» postato da ringstorm alle 17:28 del 27-06-2010

31 Intanto... scusate i ritardi! :oops: « In soldoni, non ho certezze, bensì il timore che si passi dalla situazione cartacea a una comparabile nel digitale. » Per come la vedo io - e posso sbagliarmi - la situazione è ben differente, perché a cambiare sono le "regole" di ingresso: nel cartaceo, è il distributore che deve "accettare" l'ennesimo editore in distribuzione, dopo averne valutato la vendibilità dei prodotti. Effettivamente, un editore è un costo a livello logistico (magazzino, spedizioni e via dicendo) e amministrativo/contabile (resoconti, fatturazione ecc.). Nel digitale, per come sembrano volersi mettere le cose, sembra che il meccanismo di ingresso sia esattamente l'opposto: il "distributore" (che può essere anche un singolo sito di vendita) mette a disposizione degli editori (e degli autori) un sistema di vendita, ed è l'editore (o, ancora, l'autore) a scegliere a chi affidarsi. Una differenza notevole, direi! :) « Se, per praticità, la maggioranza degli editori abbracciasse la miglior offerta di distribuzione di e-book, si creerebbe un nuovo monopolio (inteso non in senso letterale, ma come "percentuale di editori distribuiti";) che permetterebbe al distributore stesso di fare il bello e il cattivo tempo in termini di politica dei prezzi. » Proseguendo nel discorso che ho fatto sopra, e ammesso che possa rispecchiare quella che effettivamente sarà la realtà, anche il "distributore" non potrà tirare poi tanto il "guinzaglio" (parolaccia, utilizzata più che altro in termini scherzosi): se unilateralmente peggiora alcune condizioni economiche per l'editore, questo ha altri a cui appoggiarsi e se ne va. Addirittura, più che monopolio vedo una libera concorrenza, dove chi "tratta meglio" i propri clienti (gli editori o direttamente gli autori) finisce per averne di più. Certo, poi ci saranno i contratti, gli accordi e tutta la burocrazia che andrà a regolare i rapporti ma, come sempre basandomi su poco più che il nulla, non mi sembra che la situazione sia già nera in partenza, anzi! « Se oggi, e questo forse me lo sai dire tu, l'offerta di distribuzione on-line di e-book è variegata e voi editori potete scegliere tra più soggetti, allora il mio timore va fugato. Se, invece, già gli editori cominciano a confluire in un unico soggetto, per la maggior parte, allora mi preoccupo eccome. » Guarda, solo durante la fiera di Torino (che è stata un po' il "punto di partenza pubblico" per l'editoria digitale) a me minuscolo editore sono arrivate cinque offerte differenti, fra distribuzione e vendita diretta su siti/portali. E tutte venivano da non-colossi. « Da lettore, preferisco poter acquistare e-book a 5€ navigando in vari siti proprietari degli editori stessi, anziché a 8€ tutti all'interno di un unico calderone: la "fatica" risparmiata la pagherei cara. Non so se mi spiego. » Chiarissimo, e per quanto ti possa sembrare strano abbiamo la stessa visione, che poi è una visione ovvia: anch'io, da lettore, vado dove pago meno. Da editore, invece, vedo la difficoltà di mettere in piedi, gestire e tenere aggiornata una piattaforma di vendita che deve funzionare come un orologio svizzero, e faccio questo ragionamento: accetto di avere un utile minore a fronte di un servizio "all inclusive", dove io mi preoccupo di caricare il file e di fatturare ogni TOT mesi? La risposta varia da persona a persona, per me - dopo averci ragionato su un bel po', anche con persone che lavorano nell'ambiente - è un sì. Quindi - ma, lo ricordo sempre: siamo in fase di "brainstorming", non c'è ancora niente di definito - per quanto riguarda i titoli Asengard, la differenza fra il prezzo di vendita che i libri avrebbero avuto nel nostro negozio online e quello che probabilmente avranno negli store online sarà minima. Che poi, a ben pensarci, è lo stesso principio della distribuzione cartacea (perchè in tante cose le due distribuzioni sono simili, anche se quella digitale, come detto sopra, è meno "chiusa";): accetto di "perdere" una percentuale sul prezzo di copertina per un servizio che porta direttamente i libri in libreria, senza altre spese da parte mia. Altrimenti, se voglio una fetta maggiore della torta, mi arrangio a spedire i libri alle varie librerie, gestisco con ognuna la fatturazione e via dicendo. Modi di lavorare diversi, dettati forse anche da diverse necessità, ma non c'è niente di male nell'essere distribuiti come non c'è niente di male nel rifornire direttamente una serie di librerie. « Per contrastare questo rischio, secondo me l'unica via è che i piccoli editori si uniscano e creino una distribuzione alternativa. Secondo me è possibile, ma richiede uno sforzo di vedute e non l'accodarsi alla soluzione più comoda, che renderebbe gli squali della distribuzione nuovamente pasciuti e tronfi. » Forse ti stupirai nel sentire che molte delle offerte che ho ricevuto in fiera sono di emeriti "Signori Nessuno": non sono nomi altisonanti né noti per l'appartenenza a gruppi editoriali e/o distributivi, ma solo persone che quando c'è da lavorare abbassano la testa e si danno da fare per garantire un servizio valido, funzionante e funzionale a chi si vuole affidare a loro. Noterai quindi che spinte e alternative arrivano anche da player esterni, come è ovvio che sia, perchè il digitale ha l'indubbio vantaggio di abbassare i costi (basti pensare al costo di un magazzino per la gestione "fisica" dei libri, per fare un rapporto) e di essere un'onda cavalcabile da molti. « Sottolineo che non c'è nessuna accusa diretta al tuo discorso, Edoardo. Anche perché non me lo posso permettere: non sono mai stato editore e non so con precisione quali e quante difficoltà dobbiate affrontare, voi piccoli. Il mio è un discorso in prospettiva e generale.» Ma scherzi! :) Se fosse un "j'accuse" credo che la discussione si sarebbe chiusa qualche messaggio fa! Io sto solo cercando di dire come la penso io sulla "questione digitale", consapevole che ci saranno molti in disaccordo e, probabilmente, qualcuno anche d'accordo! Mi spiace che al momento si possano fare solo discorsi senza troppi numeri e percentuali, ma pare che l'estate 2010 sarà il momento in cui i semafori passeranno dal rosso all'arancione, per poi diventare verdi a settembre. Dopo il "verde" inizieranno un'altra serie di ragionamenti, ma stavolta li faremo (tutti: distributori, editori, autori e lettori) con cognizione di causa e non "guardando un nuovo fenomeno che avanza" ma direttamente "dentro" a questo fenomeno. E vedremo come va! :) « vorrei domandare in che modo scegliete i romanzi da pubblicare: come capite che il romanzo che avete davanti ha la stoffa per essere venduto? seguite dei criteri in certo qual modo "standard", tipo le tendenze, le mode, ecc., applicate dei criteri vostri personali oppure è il "gusto" dell'editore a prevalere? » Vedi, la "fortuna" di essere un piccolo editore sta anche nel fatto che non ci sono spese pachidermiche per mandare avanti la baracca, quindi molto spesso si fanno scelte discretamente controtendenza perchè si crede in un tipo di prodotto o si vede la possibilità di andare a esplorare qualche campo ancora inesplorato. Ti faccio un esempio legato proprio ad Asengard con la collana Wyrd: romanzi brevi (e già qui...), di generi che sono lontani anni luce dal mainstream e dal "classico" fantasy, ma che a noi come lettori piacciono e incuriosiscono e che, abbiamo pensato, possono piacere e incuriosire anche i lettori. Non ho risposto a ogni singola questione che hai posto, ma spero che la risposta comunque sia leggibile fra le righe! « ci sono delle caratteristiche precise che un buon romanzo deve assolutamente avere per essere pubblicato? » Domanda difficilissima, alla quale si rischia di rispondere per luoghi comuni o con risposte scontate. Ma ci provo lo stesso, con una risposta secca: "ogni pagina del romanzo deve prenderti e portarti alla pagina successiva, e alla fine ti deve aver raccontato una storia". Se questo non succede, non è detto che il romanzo sia un brutto romanzo: semplicemente non si crea quell' "alchimia" fra libro e lettore. (certo, poi ci sono da prendere in considerazione anche la scrittura, il rispetto della formalità della lingua italiana, la gestione del ritmo dei personaggi e bla bla bla, ma avevo detto di voler dare una risposta secca! ;) )

» postato da ae alle 11:34 del 29-06-2010

32 Edoardo, direi che hai fugato il mio dubbio e dissolto la mia preoccupazione. Mi pare evidente, da quanto dici, che il mio ragionamento l'hanno già fatto in molti e prima di me. Quindi mi pare che le cose si stiano incanalando nella giusta direzione. In sintesi, mi rassereno. Ciò detto, se il prezzo varierebbe di poco a fronte di un minor guadagno per l'editore, credo che comunque pochi si lamenterebbero della modifica della "dichiarata politica dei prezzi" che avete scritto nel vostro sito, Edoardo. Sono prezzi decisamente appetibili e un euro in più (faccio per dire) non sposterebbe il giudizio. Si noterebbe la volontà dell'editore Asengard di venire incontro ai lettori. E questo, di questi tempi, sarebbe un sicuro vantaggio per voi: sono certo che non restereste delusi dalla risposta e dalla stima dei lettori (che credo già abbiate). Edoardo, grazie! Sei stato chiarissimo e qui mi fermo con le domande e i ragionamenti. La prossima chiacchierata, magari, la faremo su qualcosa di concreto (ché io vi tengo d'occhio ;) ). Insomma, buon lavoro! Settembre è dietro l'angolo. Sarò tra i vostri primi clienti di e-book: garantito.

» postato da Negróre alle 12:10 del 29-06-2010

33 Intervista molto interessante. A valle della chiusura dei due volumi di Prodigium, confermo la mia stima per una casa editrice che mi ha aiutato a migliorarmi come scrittore. In bocca al lupo! Francesco

» postato da FrancescoFalconi alle 13:17 del 30-06-2010

34 Stima per il lavoro svolto da Asengard finora e per i servizi dati: l'unica casa editrice che metteva a disposizione dei manoscritti un contatore che segnalava costantemente il suo stato. Un'ottima iniziativa, rovinata purtroppo da individui immaturi e capricciosi: per pochi, molti hanno perso. Ma chiunque si stancherebbe a vedersi gettare addosso fango dopo tanto lavoro e impegno. Una domanda nata dalla curiosità, se è lecito porla: qual è il numero di copie prodotte per ogni romanzo? E' sempre lo stesso o varia a seconda del soggetto che può avere una maggiore o minore tiratura?

» postato da Anonimo (DH) alle 00:27 del 01-07-2010

35 «Ti faccio un esempio legato proprio ad Asengard con la collana Wyrd: romanzi brevi (e già qui...), di generi che sono lontani anni luce dal mainstream e dal "classico" fantasy, ma che a noi come lettori piacciono e incuriosiscono e che, abbiamo pensato, possono piacere e incuriosire anche i lettori. » Vorrei chiedere: potrebbe piacervi anche un fantasy "classico" lungo (ammesso che sia valido e che "prenda", naturalmente...) oppure siete orientati su fantasy più "in linea coi tempi"? Grazie e buon lavoro!

» postato da Ali alle 09:16 del 01-07-2010

36 «Una domanda nata dalla curiosità, se è lecito porla: qual è il numero di copie prodotte per ogni romanzo? E' sempre lo stesso o varia a seconda del soggetto che può avere una maggiore o minore tiratura?» Non c'è una tiratura standard, dipende moltissimo da come va la fase di promozione in libreria (che è forse il punto "cardine" di tutto quello che semplicisticamente si definisce "distribuzione";). « Vorrei chiedere: potrebbe piacervi anche un fantasy "classico" lungo (ammesso che sia valido e che "prenda", naturalmente...) oppure siete orientati su fantasy più "in linea coi tempi"? » Ci piacciono i buoni testi, punto! ;) Abbiamo recentemente aperto alle sperimentazioni, azzardando un po', ma non abbiamo completamente spostato il "baricentro editoriale".

» postato da ae alle 11:41 del 01-07-2010

37 Ero solo curioso di sapere se si era nell'ordine della centinaia o migliaia di copie. Oltre al buon testo, che ha il suo peso, fate anche ricerche di mercato per capire se il testo può essere pubblicato in periodi favorevoli per una migliore vendita?

» postato da Anonimo (DH) alle 14:08 del 01-07-2010

38 Un pessima notizia da casa Asengard... :( :( «Più o meno è la quinta o sesta volta che provo a scrivere questo intervento, e ogni volta cancello tutto e riparto da capo. Forse perché non vale la pena fare un cappello troppo lungo, forse perché non serve raccontare chissà quali storie ma è più semplice andare diretti al punto. E il punto, per quanto brutto, è questo: Asengard chiude i battenti. Per chi vuole qualche spiegazione in più, le motivazioni che ci hanno portati a fare questa scelta sono semplicissime (e non includono piagnistei su come l'Italia vada a rotoli, su come l'editoria sia brutta&cattiva contro chi non è un colosso e via dicendo, tranquilli!). Se non vi interessano, potete pure fermarvi qui.» Continua su http://www.asengard.it/blog/?p=1053

» postato da SeanMacMalcom alle 12:16 del 28-06-2011

39 Già, una sorpresa per niente piacevole

» postato da M.T. alle 13:15 del 28-06-2011

40 Che brutta coincidenza. Nel giorno in cui pubblichiamo la notizia di un editore, grande tra l'altro, che pare che chieda soldi, un piccolo editore chiude senza avere mai chiesto un euro ai suoi scrittori. :(

» postato da Manex alle 13:18 del 28-06-2011

41 Le brutte notizie non arrivano mai sole :( :evil:

» postato da M.T. alle 13:43 del 28-06-2011

42 Mi accodo al dispiacere generale :cry:

» postato da Marina alle 18:58 del 28-06-2011

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