La pioggia iniziò a cadere tutta d’un colpo. in lontananza, il tuono si proruppe in eco rumorose ed esplose nell’ampia volta sopra il Mekong mentre un lampo scaricò il suo blu contro il grigio del cielo. Joe guardò fuori dalla finestra e vide un bambino che correva a piedi nudi nelle pozzanghere tenendo sopra la testa una foglia grande quanto un vassoio per proteggersi dalla pioggia. L’aria era umida e odorava di vegetazione e terra, e Joe sapeva che più tardi, durante la notte, sarebbero spuntate le lumache, che avrebbero attraversato la strada scivolando come placide locomotive, lasciandosi dietro delle scie come rotaie, e le rane si sarebbero crogiolate nelle pozze, che ai loro occhi erano sontuose dimore d’acqua. Brandelli di una canzone andavano e venivano insieme alle folate di vento, trasportati dall’energia statica. Un uccello solitario volò in alto, scese in picchiata e scomparve alla vista, diventando poco più di un puntino all’orizzonte. 

Fu quando la pioggia aveva iniziato a diminuire e i raggi del sole si erano fatti largo tra i nuovi spiragli nella coltre di nubi, che la vide per la prima volta. Stava attraversando, la testa china, intenta sulla strada che stava percorrendo. Non c’era traffico. Cadeva una pioggerellina leggera e la luce del sole spuntò dietro di lei, ma Joe non riuscì a vedere il suo volto. 

Per un attimo gli sembrò che il mondo intero fosse immobile, uno scenario congelato, e la ragazza che si muoveva fosse l’unico essere vivente a popolarlo. Poi le nuvole si addensarono in cielo e la ragazza era scomparsa. Joe sospirò,voltò le spalle alla finestra e si allungò verso le sigarette. 

«Salve», disse una voce delicata a poco distanza e Joe sobbalzò, facendo cadere lo Zippo che aveva appena sollevato dal tavolo. alzò gli occhi. Lei ricambiò lo sguardo. Oltre il vetro della finestra alle spalle della donna, la luce attraversava la pioggia, e per un momento le gocce assomigliarono a migliaia di minuscoli prismi che si libravano nell’aria. «Non l’ho sentita entrare», disse lui. Lanciò un’occhiata alla porta socchiusa. La ragazza sorrise. «Sembrava pensieroso», spiegò, «non volevo disturbarla». aveva lunghi capelli castani ed era piuttosto minuta, aveva gli occhi leggermente a mandorla e, benché fosse chiaramente europea, la sua corporatura la rendeva più simile a una donna asiatica. Sembrava quel tipo di ragazza che avrebbe sempre avuto problemi a comprare vestiti della giusta taglia in europa, ma nessuno lì. Quando sorrise, le si formarono delle rughe sottili agli angoli degli occhi e, senza sapere perché, lui si domandò se fossero il risultato di risate o di pianti. «Posso aiutarla?», chiese.

«Lei è un detective?» Non si sedette e lui non la invitò a farlo. Sembrava a suo agio lì in piedi, mentre il sole e la pioggia si scontravano alle sue spalle. Joe si chiese che tipo di accento avesse. «in persona», rispose alzando le spalle, mentre con un gesto abbracciava l’ufficio spoglio, il silenzio della pioggia. Poi aggiunse: «e lei cosa desidera?»

La donna si avvicinò e si appoggiò sul bordo della scrivania, senza togliergli gli occhi di dosso. Sembrava studiarlo, come se dietro alla domanda che le aveva rivolto ci fosse più di quanto lui stesso fosse in grado di comprendere. Lei lasciò scivolare la mano sulla superficie del tavolo, fermandola sul libro, e si voltò. Le sue dita ispezionarono il dorso e la copertina del volume, che poi prese in mano, allontanandosi di un passo dalla scrivania, tornando a dare le spalle alla finestra. aprì il libro e ne sfogliò le pagine ingiallite.

“L’hilltop hotel si trova in Ngiriama road, nel centro di Nairobi”, lesse. Non ebbe nessuna difficoltà a pronunciare il nome della via nella maniera appropriata. “all’esterno, nella via trafficata, ci sono lustrascarpe e chioschi della lotteria e tassisti…”

«No, è sbagliato», disse Joe.

«No?» Sembrava spiazzata per qualche ragione.

«Mi sembra che ci sia una pausa lì, non una “e”», disse lui.

Gli ricordò qualcosa, come se avesse già conosciuto qualcuno che si comportava così, che sostituiva la punteggiatura con le parole quando si trattava di leggere un libro ad alta voce.

Qualcuno a cui piaceva leggere i libri ad alta voce. La cosa lo mise a disagio. «È soltanto un racconto pulp», continuò sulla difensiva. «aiuta a passare il tempo». Non sapeva perché si stesse scusando, o stesse cercando di giustificarsi con lei. 

La ragazza richiuse il libro e lo appoggiò nuovamente sulla scrivania, con cura, come se stesse maneggiando un oggetto di valore. «È così che la pensa?», chiese. Non sapeva cosa risponderle. rimase in silenzio. Lei restò in piedi. Mentre continuavano a fissarsi, Joe si chiese cosa vedesse in lui. Le sue dita erano piuttosto lunghe e sottili. Le sue orecchie erano leggermente appuntite. alla fine la donna disse: «voglio che lo trovi», mentre con le dita accarezzava il libro. Joe non riuscì a decifrare il suo sguardo in quel momento; pensò che sembrava persa, triste e alquanto vulnerabile.

«Trovare chi?»

«Mike Longshott», rispose, e la sorpresa di Joe si trasformò in una risata che esplose improvvisa.

«il tizio che ha scritto questa roba?»

«Sì», gli rispose pazientemente. dietro di lei la pioggia stava scemando. il tono della sua voce sembrò affievolirsi, come se si trovasse più lontano di quanto non fosse in realtà. Joe si protese per raccogliere il libro e le sue dita sfiorarono quelle di lei. alzò gli occhi, improvvisamente senza parole. Si era chinata, i capelli le erano scivolati intorno al viso, e adesso i loro volti si trovavano a una breve distanza; poggiò la mano su quella di lui, e in quel gesto c’era qualcosa di dannatamente intimo, di intimo e familiare. Poi si raddrizzò, la sua mano si ritrasse, scosse la testa e si gettò i capelli dietro alle spalle.

«Le spese non sono un problema», disse; cercò in una tasca e ne estrasse un oggetto squadrato e sottile che appoggiò sul tavolo.

«Cos’è?», chiese lui.

«È una carta di credito».

Joe osservò la tessera e scosse il capo, ignorando il sarcasmo.

invece disse: «Come farò a mettermi in contatto con lei?»

La donna sorrise; lui notò nuovamente le rughe sottili intorno ai suoi occhi e si fece la stessa domanda di poco prima.

«Non lo farà», rispose. «Sarò io a trovarla».

Lui raccolse la carta di credito. era di un nero opaco, senza nessuna scritta, soltanto una lunga serie di numeri. «Ma che…», disse lui alzando lo sguardo, per accorgersi che la ragazza era improvvisamente sparita. Fuori dalla finestra aveva finalmente smesso di piovere e il sole brillava attraverso le nuvole diradate.

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