Psycho Pass
Psycho Pass
Si è di fronte a uno scenario dove la libertà personale è ampiamente limitata, dove la tecnologia è al servizio di un sistema di controllo atto a preservare sicurezza e stabilità, messe al di sopra di qualsiasi cosa. Ad anni di distanza, Gen Urobuchi nel 2012 ha realizzato Psycho Pass, un anime ambientato nel XXII secolo dove tutti gli individui sono monitorati dal Sybil e dallo Psycho Pass. Il Sybill è il sistema informatico che gestisce il Giappone e i suoi abitanti, facendo valutazioni su ognuno di loro e indirizzandoli verso le mansioni e i ruoli più appropriati in base alla loro capacità, gestendo completamente la loro esistenza. Lo Psycho Pass è invece un dispositivo di controllo presente in ogni zona della città che costantemente monitora lo stato emozionale delle persone leggendogli la mente; tale dispositivo controlla il livello di stress e le alterazioni del carattere, dove oltre una certa soglia si attiva facendo entrare l’individuo in cura (controlli psicologici e assunzione di medicine atte a sedare gli stati alterati) e nei casi più gravi facendo intervenire la polizia per evitare eventuali crimini. Con tale sistema il paese è prosperato e il tasso di criminalità è uno dei più bassi mai esistiti, ma si è ben lungi dalla perfezione: dietro tanta luce si nascondono ombre inimmaginabili, perché non esistono sistemi perfetti e quando si va a schiacciare la libertà dell’individuo, quando pochi hanno il potere di controllare i molti, non si può parlare di vera giustizia e salterà sempre fuori che sfrutta i punti ciechi di un tale sistema, portando caos e orrore.

Orwell e Urobuchi non sono certo gli unici a mostrare sistemi del genere: basta pensare a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury dove i pompieri non spengono incendi, ma li appiccano, bruciando i libri come decreta la legge, alienati da schermi televisivi grandi come pareti che trasmettono slogan che appiattiscono e condizionano la mente della popolazione.

Ma anche Alan Moore e David Lloyd con V per Vendetta hanno raccontato della perdita di libertà e d’identità in un mondo totalitario, la cronaca di un mondo in cui regnano la disperazione e un’opprimente tirannia. I due autori s’ispirano molto ai lavori di Orwell e Bradbury: criticano i sistemi totalitaristici e narrano di un personaggio che si ribella al sistema, che vuole vedere oltre la realtà come appare, vuole scoprire la verità e mostrarla agli altri. Ma se in 1984 il protagonista Winston Smith è destinato a fallire nel suo intento e ad adattarsi al sistema e in Fahrenheit Montag fugge dal sistema per non farne più parte e avere la speranza in futuro di cambiare lo stato delle cose, nel fumetto di Moore e Lloyd il protagonista V (di cui non si conosce l’identità perché indossa sempre una maschera di Guy Fawkes) attua il processo di distruzione del sistema totalitaristico minandolo con colpi mirati alle persone di potere e agli organi di controllo, attuando nello stesso tempo l’insegnamento di consapevolezza di cui l’individuo deve essere cosciente per essere creatore di qualcosa di nuovo. V è l’uomo attivo che non più subisce, ma agisce per cambiare le cose, proprio come fece il personaggio storico da cui la maschera trae ispirazione: nell’immaginario inglese Guy Fawkes è un terrorista cattolico che provò a far esplodere il Parlamento nel tentativo di uccidere il re Giacomo I con tutta la sua famiglia e gran parte dell’aristocrazia protestante; esecutore del piano ideato da Robert Catesby, venne tradito e catturato e poi giustiziato.

Ma davvero era un terrorista o si trattava di un uomo che aveva avuto il coraggio di ribellarsi a un sistema ingiusto e oppressivo?

Nel 1558 Elisabetta salì al trono d’Inghilterra, governando per quarantacinque anni in un periodo dove l’Europa era divisa tra cattolici e protestanti, dove le potenze appartenenti all’una e all’altra parte erano in guerra. Cercò di non creare tensioni fra le due parti, ma la scomunica del 1570 del Papa, nella quale dichiarava che i cattolici non erano più tenuti a obbedirle, fece cambiare le cose. Iniziò così una persecuzione contro i sudditi appartenenti a questa religione. Con la recusancy law s’appropriò delle loro terre, perseguitando coloro che non partecipavano alle funzioni della Chiesa Protestante. Non avendo eredi, nominò sul letto di morte suo successore Giacomo VI di Scozia, anche lui protestante; ma non è da dimenticare che sua madre, la regina Maria di Scozia, era cattolica. I cattolici inglesi, perseguitati e oppressi, confidarono in una tregua, date le sue origini e le rassicurazioni date nel 1603 ad alcuni suoi rappresentanti; erano convinti che sorgesse un’epoca di tolleranza. L’applicazione delle recusancy law venne sospesa in un primo momento, ma quando il sovrano si rese conto che il potere posseduto verteva sull’establishment protestante, tornò a confermare la loro validità, rimettendole in vigore. Molti si adeguarono perché una volta che il Parlamento ha creato una legge ed è sottoscritta dal re, la popolazione obbedisce. Alcuni si ribellarono. E il modo per cambiare le cose era colpire il potere, cambiando la linea politica, ovvero eliminare chi governava: Robert Catesby, Thomas Percy, Guy Fawkes, John Wright, Thomas Wintour cospirarono contro il governo. Lo scopo non era solo cambiare il sovrano, ma vendicarsi sullo stato dei soprusi subiti e della delusione e del tradimento protratti per decenni. E per farlo occorreva inscenare un colpo di stato militare. Il primo passo era distruggere la casa dei Lord all’inaugurazione del Parlamento, quando fossero state presenti tutte le persone che contavano. Barili di polvere furono sistemati in una cantina posta sotto Westmister. Ma una lettera anonima avvertì del complotto Lord Monteagle, nobile cattolico, che riferì subito alla corte. Fawkes, trovato sul luogo pronto a dar fuoco alle polveri, fu arrestato e torturato, finché non rivelò i nomi di chi apparteneva al complotto.