Il tentativo di cambiare il sistema fallì, ma l’idea di ribellarsi e agire contro un potere ingiusto rimase nei secoli: “Ricorda per sempre il cinque novembre e la congiura contro lo stato. Ricorda e sta’ attento che quel tradimento mai e poi mai sia dimenticato”, è la filastrocca nata in memoria di quel giorno che ogni anno viene festeggiato in Inghilterra bruciando fantocci a immagine dell’attentatore. Naturalmente Moore e Lloyd nella loro opera hanno rivoltato l’idea di questa festa, facendo di Guy Fawkes un eroe, un’icona cui ispirarsi, creando un piccolo grande capolavoro che non ha nulla da invidiare alla migliore letteratura dei migliori scrittori esistiti.

Il paese delle due lune
Il paese delle due lune
Allo stesso modo delle opere finora menzionate ha fatto Guy Gavriel Kay con Il paese delle due lune, mostrando come la divisione e l’ignoranza siano una debolezza e possano spezzare un’intera nazione, frammentandola in tante parti divise tra loro: questo è lo scenario dell’Italia attuale, ma anche quello che tante volte si è visto in passato nella sua storia. Oggi come allora la nazione è divisa, non geograficamente, ma nello spirito. Più che nazione sarebbe corretto parlare di persone che abitano nello stesso luogo, perché gli italiani non sono individui che formano un paese coeso, ma individualisti che pensano al proprio interesse e nient'altro, ben rappresentati dalla classe politica e dirigenziale, specchio di ciò che gli italiani sono realmente. Kay con la sua opera fantastica mostra sì la storia del nostro paese, ispirandosi a un tempo (quello rinascimentale) dove si era soggetti all'egemonia di potenze straniere (a nord il regno austro ungarico a sud il regno borbonico), vessato e spezzato in tanti stati che litigavano tra loro, ma anche e soprattutto la sua anima, il suo spirito privo di forza e unità. Non è un caso che l’autore canadese chiami la penisola in cui è ambientata la vicenda il Palmo, utilizzando questa immagine per dare forma al dialogo che meglio mostra il pensiero di cui il suo romanzo è permeato:

«Che cosa c'è di tanto divertente, vecchio mio?» chiese l'uomo dagli occhi grigi.

«Voi », rispose il guerriero. «Tutti voi. Non ho mai visto tanti ciechi in una sola stanza.»

«Che intendi dire?» chiese con sospetto il mercante di lana.

«Occorre spiegarlo?» mormorò l'uomo di Khardhun, fingendosi stupito. «Va bene, allora. Perché mai dovrebbe prendersi il disturbo di rendervi schiavi?» Indicò il mercante che aveva dato inizio alla discussione. «Se cercasse di farlo, quel poco di virilità che rimane ancora nella penisola potrebbe giungere a ribellarsi.»

Ettorcio tornò a guardare nervosamente la porta.

«Viceversa», proseguì l'uomo di Khardhun, «se si limita a spremervi con tasse e pedaggi e confische, può ottenere lo stesso risultato senza far infuriare nessuno. Alberico», terminò, bevendo un sorso di birra, «non è uno stupido.»

«E tu», disse l'uomo dagli occhi grigi, «sei uno straniero insolente e arrogante! »

L'uomo di Khardhun smise di sorridere. Fissò minacciosamente il mercante, ed Ettorcio ringraziò gli dei di avergli fatto togliere la spada, quando era entrato.

«Sono qui da trent'anni», disse l'uomo dalla pelle nera.

«Da prima che tu nascessi, scommetto. Proteggevo le carovane su questa strada quando tu bagnavi ancora il letto. E per il fatto di essere uno straniero, be', l'ultima volta che ho chiesto informazioni, mi hanno detto che Khardhun era un paese libero. Noi siamo riusciti a ricacciare indietro gli invasori, e questo è più di quanto possa dire qualsiasi uomo della penisola!»

«Voi avevate la magia! » esclamò il ragazzo che faceva colazione appoggiato al banco. «Noi no! È il solo motivo!»

L'uomo di Khardhun si girò verso il ragazzo e gli rivolse una smorfia sprezzante. «e pensi di poter dormire meglio, credilo pure. Forse sarai più contento di pagare le tue tasse, o di patire la fame perché non c'è grano. Se invece vuoi sapere la verità, te la posso dire gratis.

Diversi uomini si erano alzati in piedi e fissavano con ira l'uomo di Khardhun.

Guardandosi attorno, questi disse chiaramente: «Noi abbiamo ricacciato indietro Brandin di Ygrath, quando ci ha invaso, perché il Khardhun ha combattuto come una sola nazione. Voi siete stati sconfitti da Alberico e da Brandin perché vi preoccupavate troppo delle piccole dispute di confine tra voi, o di che duca o che principe dovevano condurre l'esercito, che prete o che sacerdotessa doveva benedirlo, chi doveva stare al centro e chi alle ali, dove si doveva trovare il campo di battaglia, o chi era maggiormente amato dagli dei. Le vostre nove province sono state inghiottite dai due maghi una alla volta, un dito alla volta. Io ho sempre pensato», terminò, fra il silenzio degli avventori, «che la mano combatte meglio quando è stretta a pugno.» (1)

Un insegnamento da ricordare, perché la memoria serve a rammentare il passato con le sue lezioni da assimilare e comprendere; un bene che va difeso perché se dalla conoscenza viene potere, dall'ignoranza viene sottomissione e un popolo senza memoria, senza coscienza di sé è un popolo spezzato, come succede con quello di Tigana, il cui nome è stato gettato nell'oblio da una maledizione.

(1). Il paese delle due lune, pag. 197,198. Guy Gavriel Kay. Sperling&Kupfer 1992