Non sono molto convinto d’essere riuscito a infondere lo spirito giusto a questa rubrica, soprattutto nella seconda parte. Onestamente, credo la mia inclinazione abbia soffocato il potenziale del non-metodo: motivo in più per considerarla una semplice inclinazione e non una via da emulare - cosa che nessuno di voi farà, ne sono certo.

Chi mi ha apprezzato ha colto il valore relativo di questi consigli, che sono un semplice spunto per riflettere e migliorarsi da soli; e, possibilmente, per discutere assieme e migliorarsi a vicenda. Chi non mi ha apprezzato, invece, certo non avrà problemi di emulazione. :-)

Ancora una volta dirò quello che penso sino in fondo. I miei consigli non sono soltanto uno spunto, il loro insieme forma anche un’affermazione: la narrativa fantastica è una cosa seria e chi la sottovaluta o sottovaluta chi le dà vita (i suoi estimatori, che scrivano o meno) spero non inaridisca nel proprio deserto interiore, perché non ha capito niente circa l’importanza della fantasia.

Spero che gli scettici del principio si siano resi conto che non ho dettato regole inflessibili, né ho preteso di stringere in pugno lo Scettro della Verità - speranza che non si spegne soltanto se hanno letto almeno tutti i capitoli della prima parte. Spero anche essi abbiano compreso una volta per tutte che, per quanto sia puntiglioso un metodo, quando si scrive un romanzo non c’è trucco che regga: o si ha realmente qualcosa da dire o le parole sul foglio di carta sono morte prima ancora d’essere (scritte).

Queste pagine di riflessioni sono nate con uno scopo preciso, che era quello di condividere con qualcuno la mia passione e, se possibile, instaurare un dialogo tra giovani scrittori inediti.

Eh, già... perché “Un nuovo mondo” è nato quando potevo soltanto sognare che qualcuno pubblicasse i miei romanzi, quando in mano stringevo “soltanto” un sogno.

Giunta la pubblicazione, l’impegno necessario a rivedere un’intera trilogia m’ha strappato alla rubrica per forza di cose, per un anno circa. Ma non ho mai dimenticato la mia precedente condizione di inedito, né ho perso di vista il fatto che siamo tutti sulla stessa barca.

Lo pensavo prima, lo penso ora.

E quando la barca è la stessa o si rema tutti assieme e in armonia o non si va da nessuna parte. “Un nuovo mondo” è, se volete, anche questo: il tentativo di portare attorno allo stesso tavolo virtuale quanti leggono e quanti scrivono narrativa fantastica.

Qualcuno mi crederà presuntuoso ed egocentrico, forse. Ma non sarebbe stato peggio parlare per tutti, anziché parlare di me stesso e della mia esperienza? È davvero presunzione tentare di instaurare un dialogo, facendo leva sulla propria esperienza, per quanto piccola?

Naturalmente io mi sono già risposto, altrimenti non avrei scritto “Un nuovo mondo”.

Il progetto di FantasyMagazine.it, dopo un anno di silenzio, è stata la spinta necessaria a far riaffiorare la voglia di portare a compimento la rubrica, costasse quel che costasse (essere editi significa qualcosa, certo; tuttavia, dimenticarsi dell’altra sponda, su cui si stava fino a poco tempo prima, dimenticarsi degli impegni presi e di chi sta ancora cercando il punto migliore per guadare il fiume, scrutando a monte per timore di una piena... dimenticare tutto questo sarebbe grave, non ci sarebbero scusanti).

La mia riconoscenza va ad Alberto Cola prima e a Franco Clun poi, che mi hanno rispettivamente spinto e trascinato in redazione per la collottola, assicurandomi al guinzaglio del loro entusiasmo.

Credetemi, non è facile scrivere una rubrica simile, almeno... non è stato facile per me. Ho messo a nudo i miei credo, ho dovuto, perché quella della sincerità è l’unica via che conosca. Ancora una volta costasse quel che costasse.

E c’è sempre un prezzo. Sempre.

Ma l’affetto - se mi permettete il termine, spero di non offendervi - che molti mi hanno manifestato, ora, ripensandoci, mi commuove.

Penso alle persone che mi hanno scritto confidandomi che “Un nuovo mondo” le ha aiutate a sbloccarsi o a portare avanti in qualche modo i loro scritti.

Il gusto è quello inconfondibile di un progetto andato a buon fine, sensato; il tempo è stato ben speso e grandemente ripagato. E per questo motivo sono felice, perché qualcuno ha davvero capito il senso di tutte queste parole: raccontarvi il mio viaggio per invitarvi a viaggiare.

“Un nuovo mondo” è un progetto completo, ora, ma la rubrica non è chiusa. Ogni tanto potrebbe spuntare qualche nuovo capitolo, relativo a qualche argomento specifico. Già, la finora oscura “terza parte”.

Badate, però, scriverò un nuovo capitolo soltanto quando avrò sul serio qualcosa da dire: la cadenza quindicinale d’ora in avanti non esiste più.

Ah, sì... dimenticavo, un’ultima cosa: io non ho cominciato da una mappa, ma da un’idea.

Ooops! ;-)

L’idea era che si potesse far viaggiare qualcuno senza che questi uscisse di casa. No, ovviamente non è un’idea mia, bensì di qualcuno tanto altruista da donarla a chiunque volesse farla propria e scrivere di un nuovo viaggio.

Cosa stavo facendo l’ho capito quand’ero già partito e ormai piuttosto lontano da casa.

Stanno ancora cercando di farmi tornare indietro...

Grazie a tutti.

Un sorriso,

Andrea “Negróre” D’Angelo

P.S.: si può davvero tornare indietro da un viaggio in se stessi?