Questi prossimi, e conclusivi capitoli, saranno piuttosto compressi, immagino: inutile dilungarsi. Il modo in cui mi pongo nei confronti della scrittura, il modo in cui la vivo, l’avete capito. E voglio che sappiate che, qualsiasi sia il vostro metodo o non-metodo, anche se completamente contrario al mio credo in materia, alla fin fine contano soltanto due cose: se scrivete animati da passione e se il risultato appassiona chi vi legge.

Tutto il resto, in molti sensi, sono parole al vento.

L’ambientazione, dunque.

Il “non-metodo”, come chiamerò d’ora in avanti l’assenza di ideazione e pianificazione (in onore dei “non-morti” fantasy ;-), influenza in molteplici modi l’ambientazione.

In un certo senso esso è il contrario del metodo dello scultore: scrivendo (ah, sì, sapete che state già scrivendo, vero? Con il “non-metodo” non dovete fare nulla prima, cominciate subito il vostro lavoro scrivendo, subito)... dicevo, scrivendo, voi partite dai particolari, perché la prima stesura questo impone: si prende un evento e lo descrive per filo e per segno. E mentre procedete, aggiungete sempre più particolari. Poi, soltanto molto poi, arriverete a qualcosa di più grande. E come sarà la vostro scultura, oh innovativi scultori? Un adone di marmo da restare a bocca aperta? Forse, ma potreste aver assecondato troppo le vostre inclinazioni e le vostre influenze e trovarvi a giochi fatti con qualcosa di banale o, peggio, di deforme.

«Bella forza, potremmo, ma non è detto: non hai ancora dimostrato un fico secco!» esclamate voi. Inconfutabile.

Ma io non punto a dimostrare un bel nulla, né a convincervi. Piuttosto, parlo di quello che mi è successo e che ho attentamente registrato, per non incasinarmi più la vita... già così è bella e imbrigliata: dovreste vedere la mia scrivania sommersa di post-it, le mappe sparse e appese al muro, gli schemi... mi sta venendo il malditesta. Quindi torniamo a voi con una risata sadica.

Per esempio, avete appreso che durante tutta questa seconda parte voi starete scrivendo, come matti ebbri della propria pazzia, felici d’avere la bava alla bocca e di vedere il mondo tutto sottosopra. Un godimento senza eguali, strepitoso!

Invece il mio studiolo è sommerso da mappe schizzate che un giorno o l’altro dovrò rendere definitive.

E voi niente, non avete perso un solo minuto a disegnare un pallino dopo l’altro con un sorriso ebete in volto nonostante il crampo alla mano. Avete subito cominciato a viaggiare o a spostarvi da un edificio all’altro, furtivi, selvaggi nella vostra libertà. Purtroppo, però, se questo va bene per le prime scene, dopo un po’ comincerete a sentirvi spaesati, a chiedervi dove diavolo state andando o cosa caspita state facendo nell’ennesimo edificio disabitato: «Ma non ci vive nessuno qui? Era meglio l’altro quartiere... sì, vabbè, però sembrava di muoversi sul set di “Settimo Cielo”: soltanto famigliole e i pochi passanti solitari pensavano a sposarsi. Perché non ci ho messo una taverna di ubriaconi nella piazzetta degli innamorati? Uhm...»

E così facendo, sapete cos’è successo? Vi siete bloccati. Ehi! Stavate scrivendo, vi stavate facendo travolgere dal flusso magico dell’estro... e ora siete lì, perplessi, che fissate il foglio e vi chiedete come migliorare il posto in cui vi state muovendo per la prima volta.

E comincerete a pensare alla città - o al territorio attraverso il quale stavate viaggiando. E nella vostra mente, pian piano, si formerà una piantina urbana o una mappa su vasta scala.

Fermi lì! E l’estro? Intanto l’avete perso, punto primo. Punto secondo, anche riacciuffandolo, o avrete tradito il “non-metodo” (producendo dei disegni in ausilio alla narrazione, di qualsiasi sorta) o resterete fedeli all'intento originario e nel contempo vi sentirete anche un po’ spaesati.

Perfetto, mettiamo che siate rimasti coerenti a voi stessi. Non avete disegnato alcuna mappa. Ecco... poi sappiatemi dire se a metà storia non comincerete a perdervi.

E se non vi perderete, attraverserete confini di stati di cui non saprete nulla, né chi li governa, né che storia hanno alle spalle, né che popolazioni li abitano, né che cultura, che economia hanno queste popolazioni. Verissimo, è molto bello scoprire queste cose per la prima volta a fianco dei vostri personaggi, ma il rischio è sempre quello: senza ideare a dovere, rischiate di banalizzare o di assecondarvi troppo (sicuramente non rendete giustizia alla vostra potenziale creatività, che abbisogna dei giusti tempi per esprimersi).

Potrebbe andarvi molto bene, perché siete originalissimi di natura e tutti i libri che avete letto non vi hanno influenzato.

Di mio, cosa dirvi? Abbiate pazienza, la fantasia altrui mi ha sempre affascinato e a tratti persino commosso: alcuni autori del passato hanno lasciato dentro me un’impronta tale che le loro iniziali sono tatuate sui miei polmoni, ribattute talmente tante volte che a ogni respiro una parte del mio ossigeno è per loro.

Questa ricchezza preme per uscire, ma, credetemi, se non state attenti e assecondate voi stessi finirete per liberare ciò che amate e avete amato... e troppa parte di quella ricchezza non sarà vostra, ma di chi vi ha preceduto.

E se non le date il tempo, uscirà comunque soltanto in piccola parte.

Oltre a tutto ciò che ho già scritto, pensate a cos’altro avete deciso di ignorare a priori e di gettare nel libro a estro, come schizzi di pittura fresca: la religione, il credo dei popoli che incontrerete, i nomi dei luoghi che non visiterete, ma che al vostro mondo fantastico appartengono e che, in un modo o nell’altro, lo rendono tridimensionale.

Come pensare a tutto questo infinito o quantomeno indeterminato ammasso di informazioni mentre scrivete?

Francamente: se c’è una cosa su cui sono forse un po’ esaltato (ai posteri l’ardua sentenza...) è ciò che riesco a creare durante la prima stesura. Davvero, a volte mi stupisco di me stesso e di come, senza pensare, mi escono certe cose. Ma da qui a credere di poter creare tutto senza avere qualcosa alle spalle, di ideato e almeno in parte metabolizzato, be’, passa la differenza tra un esaltato e una divinità.

E sono umano, poffarbacco! Sono Umano!

Alla prossima, sui personaggi... ne dirò delle belle (forse).