Meraviglia della natura

Dato che, a parte le dimensioni un po’ esagerate e qualche aggiunta folkloristica, vi abbiamo parlato di un mostro che esiste davvero, non c’è da cercare il suo alter ego nel modo naturale.

E allora vediamo che cosa sono per la scienza i calamari giganti.

Il nome scientifico di questa incredibile creatura è Architeuthis dux, e si tratta di un mollusco, ovvero appartiene a quel tipo (phylum) di animali descritto da Cuvier nel 1797 cui fanno parte esemplari morfologicamente molto diversi fra loro, come polpi, lumache, cozze e vongole o le antiche ammoniti.

La classe è quella dei cefalopodi, molluschi che con l’evoluzione hanno perso la conchiglia (a parte rari casi).

L’aspetto esterno del calamaro gigante è del tutto simile a quello dei suoi cugini più piccoli, ed è proprio grazie a operazioni di comparazione che si possono ricostruire con ragionevole certezza le abitudini di questa specie.

Sì, perché le profondità elevate in cui vive, dai 100 ai 1000 metri sotto il livello del mare, rendono difficilissimo riuscire a studiarlo.

Di solito è lungo dai 5 ai 9 metri, tentacoli compresi, anche se sono state trovate le carcasse di esemplari lunghi 18 metri. Il più grosso è stato trovato al largo delle coste della Nuova Zelanda nel 1880, e misurava 20 metri.

L'enorme occhio dell'Architeuthis
L'enorme occhio dell'Architeuthis
Gli otto tentacoli presentano delle linee longitudinali e sono accompagnati da due tentacoli più lunghi, fino a 12 metri negli esemplari più grandi, che si aprono a spatola nella parte finale e presentano quattro file di ventose dotate di escrescenze chitinose che aiutano a  ghermire la preda e trasportarla verso la corona di tentacoli principale, dove ad attenderla c’è un grosso becco corneo. Il calamaro gigante possiede gli occhi più grandi di tutto il regno animale, coi loro 40 cm di diametro, senza cornea, dotati un'iride scura e un cristallino che assicurano una notevole capacità visiva.

Le sue dimensioni ne fanno l’invertebrato di maggiori dimensioni sulla faccia della Terra.

Questa specie galleggia grazie a un’elevata concentrazione di ioni d’ammonio nei muscoli del mantello e della testa, che, meno densi dell’acqua di mare, l'aiutano a restare in superficie. Questo fa sprigionare dalle carni un forte odore di ammoniaca (anche questo presente nelle leggende); il che rende la sua carne immangiabile.

Come la seppia e il polpo usa un getto d’inchiostro per difendersi, anche se in realtà sembra sia vulnerabile solo nella fase giovanile, quando è preda in special modo dei capodogli.

Una vola cresciuto sembra non dover temere nessun rivale. È un feroce predatore, che si cibo soprattutto di altri calamari ma attacca anche cetacei fra cui gli stessi capodogli.

È diffuso nel Pacifico e nell’Atlantico, ed è particolarmente aggressivo. Numerose le testimonianze di attacchi agli scafi delle navi.

 

Terrore dello schermo

Il Kraken di Harryhausen
Il Kraken di Harryhausen
Nel cinema e nella letteratura contemporanei il Kraken appare raramente come protagonista, più spesso come occasionale ostacolo, più o meno facilmente superabile dagli eroi di turno.

Per simpatia citiamo il romanzo The Kraken Wakes di John Wyndham del 1953, conosciuto anche come Out of the Deeps, e il ben più popolare sonetto The Kranen, di Alfred Tennyson, grande poeta del Regno Unito.

 

Al cinema bisogna assolutamente citare la pellicola cult Clash of the Titans, del regista televisivo Dasmond Davis, che contava attori del calibro di Laurence Olivier (Othello), Maggie Smith (Harry Potter e l’Ordine della Fenice) e Ursula Andress (Un americano a Roma). Gli effetti speciali in stop motion erano del mitico Harry Harryhausen.

Peccato che il Kraken non c’entrasse quasi nulla con la versione classica del mostro. Qui è più una specie di gigantesco mostro della laguna, con qualche arto in più e lo sguardo da pesce lesso. Sorprende la data relativamente recente della pellicola: 1981.

Il Kreken nei Pirati dei Caraibi
Il Kreken nei Pirati dei Caraibi
E, ultima ma non ultima, la nuova fiammante versione del Kraken nel colossal hollywoodiano Pirati dei Caraibi: La Maledizione del Forziere Fantasma, secondo capitolo della trilogia dedicata al pirata Jack Sparrow, con Johnny Depp (La Fabbrica di Cioccolato), Orlando Bloom (Il Signore degli Anelli) e Keira Knightley (King Arthur), per la regia di Gore Verbinski (The Ring).

Qui il Kraken, del quale si vedono solo i tentacoli, è una gigantesca piovra agli ordini del pirata Davy Jones (Bill Nighy), uno spirito degli oceani che raccoglie coloro che sono destinati a morire in mare, per offrire loro la salvezza in cambio di anni di servizio sul vascello maledetto Olandese Volante.

Il Kraken aiuta il suo padrone a fracassare i velieri, tanto per rimpinguare più facilmente la ciurma di dannati. Spettacolare la resa in computer grafica. Il film ha incassato più di un miliardo di dollari solo nella prima estate di proiezione.