Pensavamo che il secondo episodio di Shrek si concludesse nella migliore tradizione favolistica con un bel ‘e vissero felici e contenti’. Macché.

La prospettiva di passare la vita a corte stretto in un bustino che impedisce qualsiasi movimento, una parrucca settecentesca calcata in testa e un neo finto applicato su uno strato di cipria, insieme alla notizia dell’imminente paternità, popola di incubi la notte di Shrek.

Per ritrovare la tranquillità della cara e fetide palude occorre che qualcuno prenda il posto sul trono del defunto re di Molto Molto Lontano, che altrimenti sarebbe destinato all’orco.

Il più vicino alla linea di successione è il giovane Arthur Pendragon, adolescente petulante e lagnoso,  bersaglio dei goliardici scherzi di Lancillotto e della cricca (altro che principi cavallereschi) che frequenta un liceo medievale. Shrek vi si reca con il fido Ciuchino e l’ormai inseparabile Gatto con gli stivali, per convincere Arthur a calcarsi una corona in testa.

Ma guadagnare il trono può rivelarsi affare più lungo e complicato che estrarre una spada dalla roccia, e questo nonostante l’aiuto del mago Merlino.

Nel frattempo infatti il principe Azzurro ha reclutato in una bettola un esercito composto dai peggiori figuri apparsi nelle favole, compresi capitan Uncino, la Strega cattiva, un ciclope e alcuni alberi malvagi che farebbero inorridire Barbalbero e tutti gli Ent.

Ma un’inaspettata task force si scatena in difesa del regno…

Nel primo film, un vero manifesto contro l’intolleranza e il pregiudizio, Shrek incontra e s’innamora della donna/orco della sua vita,  Fiona; nel secondo incontra i genitori di lei, un’enorme prova di  coraggio; nel terzo esce della fiaba ed entra nella mitologia per seguire le orme degli eroi classici, impegnati fin dai tempi dell’Odissea in una perigliosa ricerca, e affronta le responsabilità di una imminente paternità e i problemi del ‘lavoro’.