Michael Mason vive su una minuscola isola in Scozia, fuori dal mondo. Il suo unico contatto con la realtà è la piccola Jessie che, con l’imbarcazione dello zio, gli porta ogni settimana delle scorte di cibo. Tutto cambia quando, durante una tempesta, l’imbarcazione della bambina affonda e lei viene salvata dall’uomo che, nonostante tutto, sembra intenzionato a rimanere nel suo isolamento. C’è bisogno di farmaci, però, e Mason è costretto a ritornare in città, mettendo fine al suo esilio. Da lì a poco un gruppo di uomini armati sbarca sull’isola, intenzionato a farlo fuori, e il passato da ex killer affiora. Mason è costretto a fuggire insieme a Jessie da uno spietato agente segreto messo sulle loro tracce dall’ex capo dell’Intelligence britannica, che ha dei conti in sospeso con lui.
In Missione Shelter Jason Statham torna al cinema con la fotocopia dei suoi due film precedenti, The Beekeeper e A Working Man, ma anche di tanti altri del passato, dove interpreta un ex soldato letale messo in pensione forzatamente, che si finge un uomo comune quando invece è capace di ammazzare qualcuno con qualsiasi cosa gli passi sotto mano. Una sorta di MacGyver dell’eliminazione fisica, ma sempre dalla parte del bene: un uomo spezzato che però sa rimettersi in pista appena c’è un innocente da salvare, che ha fatto breccia nel suo cuore indurito ma non ancora arido. Un copione, quello di Statham, che si ripete e che si sta trasformando, per il suo pubblico, in una sorta di rassicurante serialità cinematografica senza sorprese, in cui la sola cosa che cambia è la location e l’innocente da salvare.
In questo caso la faccia granitica di Statham, sempre in forma smagliante, ben si concilia con il vento sferzante della Scozia e con i pittoreschi paesini che fanno capolino nel film. Dalla parte dei villain troviamo invece Bill Nighy nei panni del malvagio capo dell’Intelligence che vuole a tutti i costi far fuori l’eroe che ha osato disubbidirgli per bontà, e un agente segreto così letale da sembrare il T-1000 di Terminator 2 – Il giorno del giudizio, sia per spietatezza che per spessore psicologico. Alla regia è stato chiamato Ric Roman Waugh, stuntman degli anni Ottanta e Novanta, passato dietro la macchina da presa nei Duemila con pellicole tutte dal sapore action (Greenland e Greenland – Migration). D’altronde il suo compito era soltanto quello di valorizzare Statham in ciò che gli riesce meglio e che il suo pubblico vuole, ovvero menare i cattivi nei modi più fantasiosi. In questo Missione Shelter non tradisce le aspettative e mette su uno spettacolo divertente, che va dove deve andare, mantenendo la barra dritta e contravvenendo persino a una delle regole d’oro di Hollywood.


















