L’ultima giornata del Far East Film Festival ha offerto l'occasione per un bilancio sulla produzione estremo-orientale, confermandola come un osservatorio privilegiato sulle dinamiche tra memoria collettiva, mutamenti socio-politici e ricerca formale. Le tre pellicole in esame analizzano questi aspetti attraverso registri differenti, che spaziano dalla cronaca urbana al cinema di genere.

Ciao UFO 

Ciao UFO di Patrick Leung è una storia di amicizia, ma, allo stesso tempo, è anche il ritratto di Hong Kong. Kin, Hoyi e Heem sono tre bambini che, durante gli anni Ottanta, crescono insieme in un quartiere popolare della città. Un giorno — proprio la sera in cui il padre di Kin subisce un grave incidente — avvistano insieme un UFO: un evento incredibile che li unirà per sempre, nonostante la vita adulta li abbia poi condotti su strade completamente diverse. Se Kin, infatti, si sente insoddisfatto e cerca il riscatto economico attraverso il gioco in borsa, Hoyi è infelice nella sua carriera da contabile e finisce per legarsi all'uomo sbagliato; Heem, invece, segnato dal cancro contratto durante l'infanzia, non riesce a trovare la forza di progettare il proprio futuro. Sarà proprio il ricordo di quell'evento così straordinario a spingerli a rincontrarsi.

Non è un caso che Ciao UFO sia ambientato tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta, il periodo cruciale del passaggio di sovranità di Hong Kong. Il film è, innanzitutto, un racconto nostalgico dedicato a una città che stava per affrontare un cambiamento epocale senza comprenderne appieno le conseguenze. L'entusiasmo capitalistico e l'idea che tutto fosse possibile sono ben rappresentati da Kin e dalle sue speculazioni finanziarie, ma il tema centrale emerge nel confronto tra il futuro sognato dai tre bambini e la realtà di adulti che non si riconoscono più. È un parallelismo con la stessa Hong Kong, che oggi rimpiange con nostalgia la propria identità passata. Quando i protagonisti incontrano simbolicamente le loro versioni fanciullesche, sembrano voler abbracciare i bambini che sono stati; allo stesso modo, le panoramiche sui colossali grattacieli affacciati sul mare sembrano stringere in un volo ideale la città di un tempo.

Unexpected Family 

Unexpected Family di Li Taiyan racconta la storia di papà Ren, un anziano residente nel quartiere a cui tutti vogliono bene. L'uomo, tuttavia, soffre di demenza senile e sta iniziando a dimenticare i volti dei suoi amici. Quando il giovane Zhong Bufan arriva in città, Ren lo scambia per il figlio che non vede da moltissimi anni e lo invita a vivere a casa sua. Inizialmente il ragazzo vorrebbe scappare, ma viene convinto a restare dagli abitanti del quartiere, desiderosi di regalare a Ren una vecchiaia serena. Se in principio Zhong si sente un estraneo, con il passare del tempo finirà per diventare un membro a tutti gli effetti di questa bislacca famiglia.

Jackie Chan abbandona i panni dell'eroe action per vestire quelli di un uomo che sta perdendo la memoria, gestendo la propria recitazione con un equilibrio perfetto, capace di alternare risate e commozione. Se le gag iniziali risultano divertenti, man mano che la vicenda procede il tono si fa melodrammatico, affrontando il tema della demenza con garbo e sensibilità. Unexpected Family non tradisce mai le proprie premesse e rimane coerente con se stesso: una caratteristica che rappresenta sia un pregio che un limite. Se da un lato il film non brilla per picchi di originalità, dall'altro si mantiene entro argini sicuri e gradevoli, risultando un'opera capace di emozionare il grande pubblico.

Blades Of The Guardians: Wind Rises In The Desert

Blades Of The Guardians: Wind Rises In The Desert di Yuen Woo-ping è tratto dalla serie a fumetti cinese Biao Ren, che narra le gesta di un guerriero mercenario impegnato a districarsi tra i pericoli del deserto e le turbolenze politiche della tarda dinastia Sui. Dao Ma è un cacciatore di taglie che vaga per il paese con un ragazzo al seguito; rifugiatosi nel villaggio Mojia, riceve dal capovillaggio un nuovo incarico: scortare il rivoluzionario Zhishilang, il ricercato numero uno del paese, fino alla città di Chang’an. Dao Ma non dovrà soltanto sopravvivere alle insidie del deserto, poiché al suo inseguimento ci saranno soldati, cacciatori di taglie rivali, clan ostili e Diting, un vecchio amico con cui ha dei conti in sospeso.

Blades Of The Guardians: Wind Rises In The Desert è prima di tutto un’esperienza visiva indimenticabile e una lezione di cinema e coreografia in stile hongkonghese. Da una parte è un film fatto di set costruiti alla perfezione, dall'altra è fatto di combattimenti che sfidano le leggi della fisica e l'uso convenzionale della computer grafica. Nel mezzo troviamo una storia classica che fa da traccia alle varie scene coreografiche che punteggiano la pellicola. Sarebbe però ingiusto definirlo unicamente come un esercizio di stile: i personaggi, pur seguendo convenzioni narrative consolidate, sono ben strutturati e la trama non annoia mai. La conclusione lascia presagire un sequel ricco di potenziale, alimentato soprattutto dal cameo di Jet Li, la cui presenza promette un suo ritorno in grande nelle scene d'azione del prossimo capitolo.