Il dono di Niki è, al contempo, una benedizione e una condanna. Nato con un apparato uditivo iper-sviluppato, il ragazzo percepisce ogni minima vibrazione sonora, un talento straordinario che tuttavia gli preclude una vita normale. Prigioniero di un’ipersensibilità ai rumori che lo costringe all’isolamento dietro perenni cuffie protettive, Niki trova rifugio nel mestiere di accordatore, imparato sotto l’ala protettrice dell’anziano zio Gatty. L'equilibrio precario del suo mondo viene però scosso dall'incontro con una giovane musicista e dall'aggravarsi delle condizioni di Gatty, la cui salute vacillante impone la necessità di reperire fondi. Sarà l'inizio di un percorso in cui Niki scoprirà come la sua dote possa essere declinata in ambiti oscuri e inaspettati, ben lontani dai tasti di un pianoforte.
Tuner – L'Accordatore è un film dall’impianto classico, con una chiara divisione in tre atti. Nel primo c’è la presentazione del personaggio di Niki, della sua famiglia e l’incontro poco riuscito con la ragazza che poi amerà. Nel secondo tutto sembra andare a gonfie vele, con lo sviluppo della trama romantica e di quella crime che scorrono in parallelo; nel terzo, invece, le cose precipitano con un epilogo abbastanza prevedibile e il ricorso a un deus ex machina che stona un po’. Non c’è nulla di male, comunque, nella riconoscibilità, perché quello che mette in piedi Daniel Roher, che firma anche la sceneggiatura, è una storia senza picchi di originalità ma gradevole da seguire. Un po’ Will Hunting – Genio ribelle, un po’ Scoprendo Forrester, Tuner – L'Accordatore prende il solito protagonista problematico — questa volta a causa della sua condizione — cambiando qua e là lo schema generale, con il mentore Dustin Hoffman che si riduce a essere una sbiadita spalla più che una funzione di crescita per il protagonista.
Anche la scelta di Leo Woodall per la parte di Niki va in questa direzione, dimostrando come solo a Hollywood un attore con il suo aspetto possa risultare credibile come un “ragazzo qualsiasi”. Perfetto invece nei panni dell’eroe è il genio talentuoso dal cuore d’oro, forse solo un po’ ingenuo, a cui si perdona tutto. Alla fine il film porta lo spettatore dove doveva essere fin dal principio; allo stesso modo Roher gira senza apparenti virtuosismi ma con uno stile da cinéma vérité, in cui gli attori passano davanti alla macchina da presa "impallando" il soggetto. Due forze, insomma, che portano Tuner – L'Accordatore a vestire i panni del film ruvido, ma che ha alla base un impianto classicissimo da blockbuster.












