Dieci anni dopo La cura del benessere, torna il registro ironico e paradossale di Gore Verbinski (Rango, Pirati dei Caraibi).

Uno sconosciuto invasato (Sam Rockwell), che afferma di essere un viaggiatore del tempo, irrompe in una tavola calda affermando di essere venuto dal futuro a salvare il mondo dall'avvento della Singolarità, un'AI onnipresente che domina nella sua epoca con una realtà virtuale che tiene nell'illusione la maggior parte degli esseri umani. Afferma però di aver già tentato, e fallito, già 116 volte prima di questa, reclutando di volta in volta persone diverse scelte 7 alla volta tra i 47 presenti.

Il suo dispositivo infatti gli consente di tornare al punto di partenza qualora capisca che il tentativo sta fallendo. Con oltre 62 milioni di combinazioni possibili (esattamente 62.891.499), è fiducioso che prima o poi troverà il gruppo in grado di superare le difficili prove necessarie per arrivare a fermare il bambino che sta sviluppando l'AI.

Good Luck, Have Fun, Don't Die
Good Luck, Have Fun, Don't Die

Nello scetticismo generale riesce a reclutare un gruppo che non potrebbe essere più eterogeneo: Janet e Mark, una coppia di docenti di scuola superiore (Zazie BeetzMichael Peña); Ingrid, una ragazza che lavora come principessa alle feste di compleanno dei bambini (Haley Lu Richardson); Susan, una madre che ha appena perso il figlio a causa di una sparatoria a scuola (Juno Temple); il riluttante Scott (Asim Chaudhry); l'ancora più riluttante Marie (Georgia Goodman), il cui unico desiderio era mangiare una fetta di torta in pace; Bob, un energico e risoluto capo Scout (Daniel Barnett).

Al grido di "Buona fortuna, divertiti, non morire",  vedremo quindi questi otto personaggi lanciati in una sorta di survival game a difficoltà progressiva, affrontando minacce più o meno caotiche, come caotiche e disordinate potrebbero essere le risposte date da prompt approssimativi dati a un'AI.

Attraverso dei flashback scopriremo non solo come i personaggi siano arrivati alla tavola calda, ma anche come nellla realtà in cui stanno vivendo stia già cominciando a delinearsi il futuro distopico raccontato dall'invasato viaggiatore del tempo. Un presente in cui i due docenti hanno già dovuto affrontare il problema dell'attenzione degli studenti rapita dall'ossesivo uso dei telefoni cellulari, in cui Ingrid deve fronteggiare le conseguenze della sua allergia alle onde emesse dai dispositivi elettronici, oppure nel quale Susan viene contattata da una organizzazione che vuole alleviare in modo singolare il suo dolore.

Good Luck, Have Fun, Don't Die
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Se il presente è già di per sé distopico, anche i flash forward sul futuro mostreranno le conseguenze, se la missione dovesse fallire, ovvero la realtà in cui "l'uomo del futuro" è nato e cresciuto.

L'approccio scelto per immergere gli spettatori nella bizzarra avventura di Good Luck, Have Fun, Don't Die da Verbinski e dallo sceneggiatore Matthew Robinson (Love and Monsters, Il primo dei bugiardi) è satirico e pieno di momenti narrativi  paradossali e fuori di testa.

È come se nel frullatore fossero stati mischiati Terminator, Matrix, Terry Gilliam, Philip K. Dick e Douglas Adams, trascinando gli spettatori in un gorgo.

Good Luck, Have Fun, Don't Die
Good Luck, Have Fun, Don't Die

I temi della onnipresenza del digitale si mescolano a quello della dicotomia tra reale e virtuale, e di come la percezione di una rassicurante realtà possa essere preferita al viverne una insoddisfacente. Non c'è uno stigma verso le tecnologie, o verso le AI, ma di una versione aggiornata al visivo contemporaneo di quel filone della fantascienza che ci racconta i pericoli di un loro cattivo uso.

Non siamo quindi di fronte a un film che apra nuove prospettive narrative. In questo caso la differenza è nel come più che nel cosa.

La durata superiore ai 130 minuti non giova al film, che in alcuni passaggi sembra aspettare gli eventi anziché muoverli. È un vero peccato perché la volontà di dare una pausa alle frenetiche scene d'azione smorza il ritmo e le svilisce.Se il film è denso di colpi di scena narrativi, visivamente è curato, ma non colpisce per potenza immaginativa. Alcune bizzarre trovate dovute ai già citati "prompt AI" divertono, ma non restituiscono autentico sense of wonder.

Good Luck, Have Fun, Don't Die
Good Luck, Have Fun, Don't Die

Alla bravura di Sam Rockwell va quindi la palma del maggiore motivo d'interesse e di sospensione dell'incredulità. Il suo stralunato viaggiatore del tempo non è così monocorde come appare all'inizio, e risulta credibile anche nei momenti più deliranti. A supportarlo maggiormente sono Haley Lu Richardson e Juno Temple, mentre gli altri interpreti, pur bravi, non vanno oltre l'ordinaria ammistrazione.

Però, come spesso accade nelle opere corali, se ci sono le punte avanzate, è vero anche che è la squadra a conseguire il risultato. In tal senso l'affiatamento del cast rende l'insieme superiore alla somma delle parti.

In conclusione, grazie anche alla bravura dei suoi interpreti, Good Luck, Have Fun, Don't Die è un film che, nonostante la lunghezza e il suo essere totalmente derivativo, costituisce un esempio di buona fantascienza cinematografica.