Dopo la morte di zia May e la memoria cancellata di MJ e Ned, Peter Parker è solo. Cerca di concentrarsi sul lavoro e, anno dopo anno, diventa il paladino di New York, una città che ormai sembra non poter più fare a meno del suo vigilante mascherato. Il continuo tentativo di mantenere le distanze dai suoi vecchi amici, però, alimenta una frustrazione sempre più difficile da contenere, alla quale il suo corpo mutato reagisce in maniera imprevedibile. Per questo si rivolge a Bruce Banner, alias Hulk, che da tempo ha sviluppato un inibitore capace di tenere sotto controllo la sua mutazione. Nel frattempo una nuova minaccia si abbatte sulla Grande Mela: un carro armato si scaglia contro la sede del Damage Control, l'ente incaricato di trasformare tecnologie aliene e minacce sovrumane in risorse. Peter scopre così che un mutato capace di controllare la mente è disposto a tutto pur di impadronirsi di qualcosa custodito all'interno della struttura governativa.
Nonostante i numerosi tentativi degli ultimi anni di rilanciare il MCU, tutti falliti, e in vista del nuovo Avengers: Doomsday, che già dal trailer sembra avere pochissimo da dire, la Marvel si è da tempo impantanata in un mix tra storie scritte con l'AI e il disperato tentativo di andare incontro ai desideri di un pubblico che credeva di aver fidelizzato. L'unico franchise che ha funzionato in tutte le varie fasi è senza dubbio Spider-Man, che in questo Spider-Man: Brand New Day si conferma ancora una volta come l'unico progetto che abbia ancora qualcosa da dire. Se da una parte viene da pensare che i meriti non possano essere iscritti a una consapevole progettazione, visti gli epiloghi delle altre saghe, dall'altra viene da chiedersi che cosa abbia di speciale Peter Parker rispetto a tutti gli altri eroi Marvel.
Per prima cosa la giovane età di Tom Holland ha permesso di dare spazio a uno sviluppo del personaggio in quattro film a lui dedicati, oltre alle varie apparizioni in altre pellicole del MCU, che lo hanno arricchito di molte sfaccettature. La scelta di introdurre Spider-Man in medias res in Captain America: Civil War, eliminando ogni riferimento alle origini del personaggio che tutti i fan conoscevano già, ha permesso di descriverlo come un teenager a cui era capitata una cosa bizzarra, ma senza i drammi che erano invece stati inseriti nella trilogia di Sam Raimi e in quella successiva con Andrew Garfield. Un modo per dare una freschezza da commedia pop al personaggio che lo ha contraddistinto fino a Spider-Man: No Way Home, dove un altro colpo di genio ha dato una svolta alla saga: riunire i vecchi Spider-Man delle saghe precedenti e tutti i loro nemici in un gioco metacinematografico davvero divertente.
Spider-Man: Brand New Day porta avanti in modo coerentissimo il discorso sull'evoluzione del personaggio e sulla sua maturazione, con un equilibrio abbastanza impressionante tra la storia del nuovo pericolo che Peter deve affrontare e la sua evoluzione interiore. Per di più senza cedere il passo a melodrammi esistenziali alla Dawson's Creek e mantenendo il timone a metà tra leggerezza e giusto approfondimento psicologico, con un ragionamento sull'elaborazione del dolore e della rabbia. Merito senz'altro di una sceneggiatura capace di coniugare azione e dialoghi brillanti, senza tralasciare gli easter egg per i fan più appassionati, e di una regia, quella di Destin Daniel Cretton, capace di rendere tutta la vertigine delle evoluzioni di Spider-Man e buone scene di combattimento.
Forse l'unico difetto di Spider-Man: Brand New Day è quello di aver dovuto mettere troppa carne al fuoco proprio per poter funzionare così bene, azzardando qua e là un sovraccarico narrativo che rischia di proporre una storia eccessivamente complicata. Forse una maggiore limatura e la scomparsa di qualche personaggio poco funzionale avrebbero aiutato a rendere tutto un po' più snello, ma, a parte questo, non ci si può davvero lamentare del risultato sorprendente.
















