Siamo tutti Vil Coyote
, diceva una canzone di Eugenio Finardi. E in sé quella canzone riassume che cosa nell'immaginario popolare rappresenti il personaggio, che in originale si chiama Wile E. Coyote, e in Italia in realtà conosciamo come Willy il Coyote. Storpiature e nomignoli a parte, la fortuna del personaggio sta proprio nel come affronta le vicende della sua vita.
Il coyote e il Road Runner
Willy è stato Ideato da Chuck Jones e Michael Maltese nel 1949 per la Warner Bros, quando debuttò nel corto Veloce e furioso (Fast and Furry-ous), all'inseguimento della sua nemesi, Beep Beep (in orig. Road Runner), un uccello tipico del continente americano che, pur potendo volare (recita la Wikipedia) preferisce spostarsi a terra dove raggiunge velocità di oltre trenta chilometri orari.
Tralasciamo la zoologia, che rompe l'incanto raccontandoci che invece un coyote, canide anch'esso tipico dello stesso continente, potrebbe tranquillamente papparsi il volatile poiché in realtà può correre fino a quasi settanta chilometri orari (Sempre fonte Wikipedia).
Nel mondo di fantasia dei 47 corti con protagonisti Willy il Coyote e Beep Beep abbiamo assistito a svariati tentativi di afferrare il volatile da parte del coyote, tutti senza successo. Non riuscendo mai a raggiungerlo in un normale inseguimento l'intelligentissimo Willy ha provato a costruire mille trappole, congegnando i piani più fantasiosi. Per farlo ha utilizzato tanti incredibili attrezzature, tutte prodotte da una sola fabbrica, di nome Acme. Ali che promettavano di fare volare Willy, pattini a razzo che avrebbero dovuto farlo correre rasoterra a folle velocità, calamite in grado di attirare magneticamente Beep Beep dopo aver mangiato delle sfere metalliche insieme al becchime, tanto per citarne solo alcuni. Tutte attrezzature che si sono rivelate difettose al momento del loro uso, facendo fallire miseramente i piani di Willy.
E Willy, che nonostante i fallimenti, prova con nuovi piani e nuovi congegni, è diventato il simbolo di chi non si arrende mai. Di chi, nononstante le difficoltà, ci riprova sempre. Un simbolo di costanza e perseveranza.
Una produzione tormentata
Ma a tutto c'è un limite. Perché nessuno dei prodotti Acme funziona come promette? C'è una garanzia sui difetti di funzionamento? E se Willy il Coyote decidesse finalmente di chiedere conto alla Acme di tutti quei prodotti difettosi?
Questo si è chiesto Ian Frazier, autore del racconto breve Coyote v. Acme, pubblicato sul New Yorker nel 1990, che ha ispirato Coyote vs. Acme, film diretto da Dave Green, scritto da Samy Burch e prodotto anche da James Gunn, che ha co-firmato il soggetto.
Un film che ha avuto una travagliata vita produttiva. Annunciato nel 2018, tra vari ritardi nella produzione, dovuti anche alla pandemia, è stato terminato nel 2022, per uscire nel luglio del 2023. Al suo posto Warner però decise di fare uscire Barbie, senza però comunicare una nuova data di uscita. Non solo, comunicò poi che che il film sarebbe stato accantonato per ottenere uno sgravio fiscale di 30 milioni di dollari. Per fortuna, Green e i suoi collaboratori ottennero il permesso di proporre il progetto ad altri distributori, tra cui Paramount, Amazon MGM Studios, Apple Studios e Netflix, fino a quando, nel marzo 2025 la Ketchup Entertainment, casa di distribuzione indipendente, ne acquisì i diritti mondiali per 50 milioni di dollari. Finalmente durante il San Diego Comic-Con del 2025, fu annunciata la data di uscita mondiale: il 28 agosto 2026, il 2 settembre in Italia.
Il film, finalmente
Giocando su queste difficoltà, la promozione cerca la meta-narrazione, con lo slogan Il film che la Acme non voleva farvi vedere
. In effetti il film narra di come, dall'azione legale intrapresa da Willy, assistito da Kevin Avery (WIll Forte), un avvocato umano un po' insicuro nello scontrarsi con un colosso multinazionale, si scoperchi un vero e proprio vaso di Pandora. Un complotto ordito ai danni dei cartoni animati.
Come in Chi ha incastrato Roger Rabbit?, famossisimo film del 1998 diretto da Robert Zemeckis, anche qui cartoni animati ed esseri umani coesistono naturalmente nello stesso mondo, e intrecciano rapporti. A capo della Acme c'è un cartone animato, Foghorn Leghorn, mentre un umano, Buddy Crane (John Cena) è a capo dell'ufficio legale. Sarà quest'ultimo a dibattere in tribunale contro lo spaventato Kevin, incoraggiato e pungolato dalla nipote Paige (Lana Condor). Altri cartoni animati entreranno poi nella vicenda, dai meno famosi ai leggendari Bugs Bunny e Daffy Duck, ma anche Titti, Silvestro, Taddeo e tanti, tanti altri.
Tra momenti di tensione e gag esplosive, dirompenti e divertenti, il film è sia un dramedy processuale, che la storia di una sfida impossibile, ma anche della nascita di un'amicizia vera e profonda tra due individui che non potevano essere più diversi come Will e Kevin. Non solo perché sono uno un cartone animato e l'altro un essere umano, ma anche per le divergenze di intenzioni, per quella visione opposta di dove vorrebbero trovarsi alla fine della vicenda, che confliggerà in un finale che riserverà parecchie sorprese.
Il film è scritto con intelligenza e passione, ben sostenuto sia da una perfetta tecnica che mescola con naturalezza in scena cartoni e umani, che dai suoi interpreti.
Forte si conferma un attore versatile, capace di far ridere ma anche di sostenere i momenti agrodolci, se non tristi. Se è ben supportato nel cast da Lana Condor, trova poi in John Cena un contrappunto che non sbaglia un passaggio.
Coyote vs Acme, è un film che tocca tutte le corde. Diverte, emoziona, appassiona, commuove perché riesce totalmente a farci immedesimare con empatia nei protagonisti, umani e cartoni.
















