Jacopo Starace con Il diavolo di Smiling Woods costruisce un racconto che fa della sottrazione visiva e della progressiva rivelazione narrativa i suoi punti di forza.
I disegni minimali, talvolta volutamente grezzi, si rivelano coerenti con il tono della narrazione e con l’atmosfera sospesa che attraversa l’opera. Una scelta stilistica che, più che cercare l’impatto immediato, punta a restituire il senso di fragilità e inquietudine che accompagna i protagonisti.
I ragazzi in scena incarnano bene l’impeto e la curiosità tipici dell’adolescenza, ma portano anche il peso di un trauma che continua a riaffiorare. Eppure, nonostante tutto, resta una tensione costante verso la speranza, elemento che contribuisce a dare equilibrio emotivo al racconto.
La storia procede in maniera lineare, ma trova la propria forza nella progressiva rivelazione degli eventi legati all’incidente di Smiling Woods: prima quello avvenuto due anni prima, poi quello più recente, di appena due settimane. Un meccanismo di scoperta che accompagna il lettore senza eccessi, mantenendo vivo l’interesse.
La palette cromatica è funzionale e mirata, capace di adattarsi al tono delle singole sequenze e di indirizzare l’attenzione sui dettagli più significativi. Qualche incertezza emerge invece nella definizione delle fisionomie, a tratti appena accennate, che può rendere meno immediata l’identificazione dei personaggi. Anche la costruzione delle tavole, nel tentativo di concentrare più elementi possibili, può talvolta generare un leggero disorientamento, pur senza compromettere un ritmo generale ben dosato.
Sul piano tematico, l’opera inserisce una sferzata al capitalismo senza scrupoli che ignora le conseguenze ambientali. Di certo non sarà questo fumetto a cambiare qualcosa, ma una voce in più sull'argomento è sempre meglio di niente, anche se si tratta solo dell'espediente narrativo, già visto altrove ma adeguatamente rivisitato per giustificare gli orrori di Smiling Woods. Un nome, tra l'altro, perfettamente azzeccato.
Pur muovendosi entro coordinate già note, Il diavolo di Similing Woods è un racconto solido e coinvolgente, sostenuto da un’identità visiva precisa e da un buon controllo del ritmo.
















