Se tu scoprissi che non siamo soli, se qualcuno ti mostrasse, te lo dimostrasse, questo ti spaventerebbe? Questa estate, la verità appartiene a sette miliardi di persone. Ci stiamo avvicinando al… Disclosure Day.

Con queste parole Universal Pictures presentare Disclosure Day, il film che vede il ritorno di Steven Spielberg alla fantascienza, genere che ha frequentato più volte negli anni, con titoli come Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), E.T. l’extra-terrestre (1982),  Jurassic Park (1993), Il mondo perduto – Jurassic Park (1997), A.I. – Intelligenza artificiale (2001), Minority Report (2002), La guerra dei mondi (2005) e Ready Player One (2018), tra i tanti film della lunga carriera del regista statunitense, che inoltre ha firmato anche parecchi titoli di genere fantastico, come Duel (1971), tre film su Indiana Jones e Hook (1991).

Dalla sinossi, trailer e gli elementi trapelati dalla promozione del film, la vicenda scritta da David Koepp è affine per tematiche a quella dell'incontro con gli alieni pacifici, come quelli di Incontri Ravvicinati E.T.,  o del finale di A.I., lontano dagli scenari apocalitici della Guerra dei Mondi. Una versione ottimista di X-Files, con personaggi che cercano di rivelare dei segreti occultati per anni, piena di speranza della possibilità che questi segreti possano aiutare l'umanità nei tempi cupi che stiamo vivendo.

Cast

Il film vede protagonisti Emily Blunt (Oppenheimer, A Quiet Place), Josh O’Connor (Challengers, The Crown), Colin Firth (Il Discorso del Re, la saga di Kingsman), Eve Hewson (Bad Sisters, The Perfect Couple) e Colman Domingo (Sing Sing, Rustin).

Autori e produttori

Basato su un soggetto di Spielberg, il film è scritto da David Koepp, che ha già collaborato con il regista firmando le sceneggiature di Jurassic Park, Il mondo perduto – Jurassic Park, La guerra dei mondi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo.

Recensione

Disclosure Day

Disclosure Day

Articolo di Martina Grusovin Mercoledì, 10 giugno 2026

Di fronte a una trama imperfetta e a un ottimismo anacronistico, è la regia  a salvare un'opera che interroga l'etica del segreto.

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