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Il futuro è del Fantasy?

George R. R. Martin
E l’invasione degli eretici non si è mai fermata. Fantascienza e fantastico sono entrambi parte della bibliografia di John Crowley, Bruce Sterling, Vonda N. McIntyre, C.J. Cherryh, Michael Bishop, Lucius Shepard, Michael Swanwick, Tim Powers, Nancy Kress, Pat Cadigan, Lois McMaster Bujold, Harry Turtledove, Kim Newman, Gwyneth Jones, Iain Banks, Charles Stross, Richard K. Morgan, Jo Walton… E mi devo fermare per non fare un appello quasi generale..
Lo stesso vale per l’Italia. Dai precursori Bontempelli, Landolfi, Buzzati e Calvino; alle figure fondanti (la silver age del fantastico letterario italiano?) come Aldani, Briatore, Cersosimo, Cerrino, Pandolfi, Passaro, Zuddas, e ora a Debenedetti, Cola, Evangelisti, Fazio, Piras, Tonani. E, ancora una volta, sto facendo una selezione arbitraria.
Molto semplicemente, gli autori hanno storie diverse da raccontare, e le raccontano in generi diversi. Continueranno a farlo.
Passiamo alle questioni di mercato. Il mercato specializzato della fantasy nasce (grazie al lavoro di De Camp, Lin Carter e altri) durante gli anni Sessanta. A quel punto, abbiamo modelli diversi: l’orrore post-lovecraftiano, il gotico di Shirley Jackson e John Collier, la sword & sorcerynata con Howard, la fantasia dark di Mervyn Peake, l’oscillazione fra mondi al limite dell’utopia nata col ciclo di Oz e proseguita da Silverlock di John Myers Myers, le varie versioni dei mondi medievali (che da Dunsany raggiunge Eddison e Tolkien), la fantasy urbana inaugurata da Merritt, Leiber e altri. Il successo mondiale di Tolkien, naturalmente, è un punto di svolta, ma per qualche anno tutti questi filoni convivono nelle collane di maggior diffusione.
Ma intorno al 1980, un format acquisisce il dominio nel mercato. Terry Brooks e le fantasie arturiane di Marion Zimmer Bradley presentano alla grande editoria un packaging che promette di essere perfettamente controllabile, le saghe potenzialmente infinite su cui le strategie commerciali di fidelizzazione possono operare con sicurezza: su queste gli editori investono. Non ne facciamo una questione di qualità: consideriamo Tolkien un autore indispensabile, e nella fantasy di questi anni esistono autori che abbiamo apprezzato moltissimo (da Lloyd Alexander a tante scrittrici: Hambly, Lackey, McKillip…). Semplicemente, per almeno una decina d’anni, questa è la fantasy dominante, quella che finisce (per il pubblico non specializzato) per essere identificata col genere stesso. E un po’ di ideologia, nella nostalgia per il passato che informa alcune di quelle storie, non manca.

Neil Gaiman e Sogno
Verissimo, la fantasy è tornata a occuparsi in pianta stabile del presente. Probabile che questo fantastico rinnovato abbia molto da dire anche del futuro. Talvolta lo farà in modo diverso dalla fantascienza, talvolta i due generi convergeranno. Come hanno sempre fatto. Insieme, ci aiuteranno a immaginare mondi.
A parte i vampiri, Rowlings e forse Gaiman, ed escludendo le figure emerse dal mainstream, in realtà il vero centro del mercato ora sembrano essere i juvenile, da Christopher Paolini a Stephenie Meyer. Per il resto, le collane specializzate (fantascienza, fantasy, horror) continuano a darsi la mano, operando di conserva. E per gli sviluppi letterari più innovativi continua ad agire un underground fatto di piccoli editori e riviste di bassa circolazione.
Risorse in rete
Commenti
2 Stanno commentando sull'articolo della news invece che su quello della rubrica... 2-3 pagine di là ![]()
» postato da Palin alle 22:47 del 01-03-2010
3 http://www.fantasymagazine.it/forum/viewtopic.php?t=14225
Ho l'impressione che si stia discutendo, ma su un'altra domanda... ![]()
» postato da Kinzica alle 22:50 del 01-03-2010
4 «Ho l'impressione che si stia discutendo, ma su un'altra domanda...
»
Strano, non capita mai che si vada OT qui su FM ![]()
» postato da Palin alle 22:51 del 01-03-2010
5 ««Ho l'impressione che si stia discutendo, ma su un'altra domanda...
»
Strano, non capita mai che si vada OT qui su FM
»
Già ![]()
» postato da Kinzica alle 23:07 del 01-03-2010
6 Non è che fare battute sul fatto che si possa essere andati in OT contribuisca a ravvivare una discussione che per altro già langue. Avendo contribuito con commentino mi permetto di dire che non si è affatto andati fuori tema, ma lo si è affrontato sia per quanto riguarda l'aspetto commerciale - Il futuro è del Fantay - sia per la capacità del fantasy di rappresentare il futuro - Il futuro è nel Fantasy (o viceversa) Del resto nemmeno tutti i commenti della redazione sono "in tema" ma non per questo sono da considerarsi meno utili o interessanti ai fini della discussione generale. Queste discussioni tra chi è più katzuto(*) tra Fantasy and Fantascienza stanno per me perdendo un po' di interesse. Apprezzo entrambi i generi e li leggo nelle loro declinazioni più varie. Fatto salvo il piacere della discussione su questo tema, per chi ha voglia e tempo, alla fine bisogna comunque fare i conti con il desolante panorama di quello che viene proposto sugli scaffali delle librerie nostrane e qui sì che salterebbero fuori diversi argomenti di discussione. (*) prima di prendermi della superficiale, aggettivo che ho già nella collezione: lo so bene che questa è una discussione più profonda su quale dei due generi che ci piacciono tanto tanto è attualmente in grado di rappresentare al meglio aspettative e timori del futuro che ci aspetta. Ho letto i commenti ed espresso la mia opinione, un po' più articolata, nell'altro 3d tuttavia il mio livello di interesse non cambia.
» postato da Melian alle 12:32 del 05-03-2010
7 Melian, non ho detto che il tuo intervento fosse OT. Ho detto che nell'altra discussione si parlava più che altro della solita cosa: "Ha più futuro il fantasy o la fantascienza?" (che barba) invece che "E' la fantascienza o il Fantasy a indicare la nostra attuale percezione del futuro?". . E l'ho anche detto in uno dei primi interventi.
Quanto alle battute, concediamoci almeno quelle
, specialmente quando sono così generiche da non poter raffreddare una discussione, se questa interessa davvero.
» postato da Kinzica alle 14:23 del 05-03-2010
8 Io sono il giudice supremo di ciò che è IT oppure OT.
Donne prostratevi tremanti e implorate la mia magnanimità. 
» postato da G.C. alle 14:28 del 05-03-2010
9 «Io sono il giudice supremo di ciò che è IT oppure OT.
Donne prostratevi tremanti e implorate la mia magnanimità.
»
Ok, io mi prostro e tu mi magnamigni?
:">
» postato da Kinzica alle 14:32 del 05-03-2010
10 Non sono così autoreferenziale da pensare che fosse diretto a me, è ovvio che vi riferivate alla conversazione in generale e a taluni commenti.
Ci mancherebbe che non si possano fare battute OT lamentandosi dell'OT, se la cosa diverte, ma ribadisco quando scritto sopra, secondo me la conversazione dell'altro 3d era tutt'altro che fuori tema.
«Io sono il giudice supremo di ciò che è IT oppure OT.
Donne prostratevi tremanti e implorate la mia magnanimità.
»
Sei OT ![]()
» postato da Melian alle 14:34 del 05-03-2010
11 Buon articolo, che mi ha spinto a fare alcune considerazioni, ma di carattere diverso. C'è solo un aspetto della fantascienza su cui ho un dubbio concreto, vale a dire se il fascino narrativo di una storia, col tempo, si perda. La fantascienza si distingue perchè, in un modo o nell'altro, c'è sempre l'uomo che ha un rapporto con la tecnologia e scienza, ma questo rapporto col tempo muta: se in passato c'era entusiasmo nel progresso, oggi c'è pessimismo. Questo si riversa direttamente nella produzione, ma anche in un aspetto meno visibile: forse oggigiorno non riusciamo più a cogliere certi aspetti espressivi ed emotivi che invece si provavano al tempo in cui sono state scritte certe storie, e quello che provavano gli autori al loro tempo (che poi riflette la sensibilità del loro tempo). Abbiamo un modo diverso di percepire la tecnologia rispetto già a qualche decennio fa, e di conseguenza possiamo provare emozioni diverse di fronte a una storia di un certo tipo che tratta la tecnologia secondo un'ottica del passato: ci potrebbe suscitare emozioni diverse, o potremmo non provarne più alcune che invece si provavano in quel periodo. In questo il "fantasy" è un po' diverso: si crea un mondo *su misura* in cui incastrare una trama; la fantascienza invece sfrutta, per esprimersi, un rapporto che appartiene alla nostra realtà. In questo senso perciò la fantascienza ha un relativo svantaggio di "invecchiare" rispetto al fantasy a livello tecnico, perché nel tempo rischia di perdere il connotato fantastico (o persino quello realistico) che invece l'autore in origine voleva tenere. Ne ho parlato meglio in un lungo articolo nel mio blog, tra le tante cose: http://www.teriografia.org/blog/condoglianze-signora-fantascienza.html
» postato da grifen alle 03:08 del 16-03-2010
12 Solamente oggi, a distanza di giorni, sono riuscito a laggere questo articolo. Mi astengo dal commentare poichè, purtroppo,ancora non ho maturato una mia tesi sulla questione. Ma ci terrei a sottolineare una piccola perla che l'autore Emanuele Manco ci ha fornito:"il concetto è che alla fine sono le buone storie che vincono, di qualsiasi "genere" esse siano"
Credo che in una riga abbia detto molto più di un centinaio di commenti....complimenti ![]()
» postato da (leggenda ) alle 10:55 del 12-06-2010
Puoi continuare la discussione sul forum


1 Strano che nessuno commenti. Su Fantascienza.com c'è una vivace discussione.
» postato da S* alle 22:37 del 01-03-2010