Il prigioniero è la storia romanzata di una parte della vita di Miguel de Cervantes (Julio Peña). Ovvero la storia della sua prigionia ad Algeri, tra il 1575 e il 1580. Con la sua capacità di raccontare storie attira l'attenzione di Hasan (Alessandro Borghi), il Bey di Algeri, con il quale si sviluppa un'amicizia che lega prigioniero e carceriere in modo avvolgente, tanto che alla fine si confondono i ruoli.

Il prigioniero
Il prigioniero

Ma se la possibilità di vivere dei giorni fuori dalla prigione per ogni storia raccontata possono sembrare poco per Miguel, questi piccoli favori attirano da un lato l'ammirazione di alcuni compagni di prigionia, con i quali il futuro autore di Don Chisciotte in realtà medita un piano di fuga, e dall'altra l'invidia di altri, in particolare di chi, nel furore religioso, vede come fumo negli occhi un'amicizia "contro natura" tra un cristiano e un mussulmano.

Il prigioniero
Il prigioniero

Il progredire dei sentimenti, della reciproca scoperta tra Miguel e Hasan sarà la chiave dell'intreccio che porterà le loro vite a cambiare per sempre.

Ne Il Prigioniero Alejandro Amenábar sposa la tesi per la quale Miguel de Cervantes diventerà noto come Saavedra, dal termine arabo shaibedraa, il soprannome che gli era stato attribuito dalla cittadinanza locale, grazie alla sua abilità di intessere rapporti ad Algeri.

Il prigioniero
Il prigioniero

Il prigioniero è costellato di immagini, frasi e personaggi dal valore profetico, che richiamano smaccatamente il futuro dello scrittore, con un senno di poi irritante.

I dialoghi enfatici e ridondanti respingono, nonostante la cura generale del progetto.

Il film infatti mette in scena con cura visiva e della ricostruzione storica una vicenda, i cui dettagli sono relativamente poco noti, della vita di un autore che è diventato leggenda, ma non riesce ad andare oltre l'esercizio di stile.