Il Necronomicon colpisce ancora. Il Male risvegliato dalla venuta alla luce di un manufatto che potrebbe ricacciarlo negli inferi non colpisce a caso stavolta.
Dopo due malcapitati nell’incipit, la prima vittima sembra casuale, ma non lo è. Un uomo che, dopo un furioso litigio con la moglie, corre in auto all’impazzata e travolge una donna posseduta, che gli trasmette la sua maledizione.
E il male comincia a insinuarsi già dal funerale tra i componenti della famiglia disfunzionale dell’uomo: dapprima il padre, violento patriarca la cui reazione forse spiega i comportamenti violenti del figlio.
Ma durante lo svolgersi della vicenda, quando nella casa di famiglia i nodi verranno al pettine, nessuno sarà risparmiato: la madre apprensiva, perennemente divisa tra la cura dell’anziana demente e la tenuta della famiglia, ma probabilmente responsabile dell’ignavia dell’altro fratello, perennemente in bilico nelle sue insicurezze che coinvolgono anche il rapporto con la sua ragazza. A sembrare estranea a queste dinamiche è Alice, la moglie della prima vittima, predestinata final girl della progressiva escalation di violenza soprannaturale.
Rimanendo in superficie, La casa: Il rogo del Male, è un horror che mostra una sequenza sempre più feroce di morti, con la regia di Sébastien Vanicek attenta a gestire la tensione, una percezione materica degli effetti visivi che coinvolge, con una durata ben calibrata e anche alcuni momenti di humor autoironico. Un ottimo intrattenimento estivo.
Di contro, ragionando su alcune dinamiche tra i personaggi, emerge come il male, apparentemente esterno, irrompa nella famiglia trovando un terreno fertile per emergere ed esplodere. I demoni scrutano la mente dei personaggi e ne fanno emergere errori, contraddizioni e insicurezze. I demoni evocati dal Necronomicon si fondono con le vittime, che sono corresponsabili delle malefatte.
La casa: il rogo del male è quindi la storia di una famiglia che viene distrutta a causa della propria incapacità di affrontare i problemi, da ceneri spazzate sotto il tappeto ancora calde, che prima poi bruceranno, e non in senso metaforico.
Senza perdere i suoi archetipi fondamentali, il franchise di Evil Dead riesce bene nell’intrecciare il suo universo narrativo alla tematica della crisi del nucleo familiare. Per i nuovi sviluppi attendete le due scene post crediti, una al centro e un’altra alla fine dei titoli di coda.

















