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C'é chi dice no: Silvana De Mari

Prendiamo a prestito il titolo di una nota canzone italica per parlarvi della coraggiosa scelta editoriale di Silvana De Mari, che ha deciso di recedere dal contratto con Salani, sobbarcandosi — a quanto si desume fra le righe — un'onerosa penale, e di pubblicare on line L'Ultima Profezia (il quarto romanzo della sua saga) per conservare la propria libertà creativa.
La vicenda è ricostruibile mettendo assieme i tasselli disseminati in vari post del blog ufficiale della scrittrice, che ha iniziato a parlare dell'argomento il dicembre scorso, con la totale franchezza che da sempre la contraddistingue.
"Nel 2004 io ho firmato con Salani contratti di esclusiva. E' un mio errore ed è stato un errore grave. Era la mia casa editrice, con loro era cominciata l'avventura, ero quasi commossa che qualcuno mi volesse in esclusiva, ma soprattutto ero assolutamente certa che mai avrei voluto un'altra casa editrice. L'avventura era cominciata con loro.
Sono figlia di un laureato in legge, nipote di laureati in legge, moglie di un laureato in legge, mio figlio sarà un laureato in legge. Firmare quei contratti sarebbe stato un gesto insulso anche per chi abbia parenti saltimbanchi o pescatori di telline. Per me è stato imperdonabile, ma oramai è fatta.
Lo scopo di uno scrittore è avere un libro pubblicato.
Io non sono disposta a tollerare ancora atti di censura, soprattutto se chi censura me ha permesso ad altri linguaggi che io trovo gravissimi.
Scrivere i libri è faticoso, certo, ma anche eccitante, straordinario.
L'editing è un tale strazio che, pur di non subirlo, preferisco non pubblicare il libro, e porca miseria, è un mio diritto. Come tutti i liberali, conosco il valore del denaro e non amo chi lo disprezza. Ma preferisco avere 10000 euro in meno sul conto e non subire censure.
Io non amo L’ultimo orco e Gli ultimi incantesimi a forma di libro. Ogni tanto li spolvero ed è l’unico motivo per cui li tengo in mano. Non sono i libri che io avevo scritto".
L'autrice prosegue descrivendo i tagli che hanno snaturato alcuni personaggi o addirittura il senso della trama, e che l'hanno privata del diritto di esprimere le proprie idee politiche, religiose e sociologiche (molti temi della saga sono allegorici).
Infine, in un post dello scorso febbraio, la De Mari rincara la dose prendendo spunto da un'intervista rilasciata a Barbara Trotta, una studentessa di giornalismo di Salerno:
"Il mio, molto semplicemente è uno sciopero, contro lo strapotere delle case editrici che dicono o qui si cambio come voglio io o il libro non si pubblica. Bene. Non si pubblica. L’editing deve essere una proposta, mai un’imposizione, gli editori devono imparare a fermarsi, a fare un passo indietro. Io ho delle tirature alte e in più sono venduta al’estero. Sono nella condizione di causare danni economici con il mio sciopero. Se non io, chi?"
Ma è soprattutto nelle righe seguenti che la personalità della scrittrice viene fedelmente fotografata in tutta la sua dirompente forza:
"Ho quasi sessanta anni e sono messa piuttosto bene a quattrini. Posso permettermi di non fare le cose che detesto e oramai detestavo essere l’autore di questi libri. Volevo solo liberamene, concludere, non averli più sul computer, non avere più Rankstrail in memoria sul glossario. Questa gente non era più viva, erano solo macchie di inchiostro su delle pagine.
Io non avevo più voglia di pubblicare l’ultimo libro. Né di finirlo".
Si tratta di affermazioni vigorose, provenienti da una donna piena di passione verso tutto ciò che fa, come si capisce bene leggendo i temi trattati nel suo blog, e soprattutto da una donna che ha la consapevolezza del proprio valore e del senso della propria esistenza. Una consapevolezza che la maturità anagrafica e la realizzazione professionale senz'altro hanno nutrito, ma che ha le sue indubbie radici nei tratti caratteriali.
La determinazione e la coerenza di Silvana De Mari sono dunque invidiabili, soprattutto in un Paese dove a migliaia sono disposti a dire sì all'editoria a pagamento, figurarsi rifiutare una casa come Salani che, lo ricordiamo, è l'editore italiano di J.K. Rowling e Philip Pullman.
E in un mondo desolante dove ormai sembra che tutto sia a portata di carta di credito, fa sempre bene sentire qualcuno levarsi a dire che ci sono ancora cose che, come da famoso spot, "non hanno prezzo".
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Commenti
2 Un sincero plauso per una grande autrice, che è stata tanto coraggiosa da non rinunciare alla propria coerenza!
» postato da SeanMacMalcom alle 10:39 del 02-03-2010
3 Non condivido le idee di questa signora, che una base di verità ce l'hanno, ma poi tale verità stravolgono in mille maniere, una più contorta e tendenziosa dell'altra (basta leggere il blog della scrittrice e c'è da farsi cadere le braccia... il sunto di tutti i suoi sofismi è "L'Islam fa schifo, gli africani sono dei selvaggi, gli zingari sono sporchi e i comunisti mangiano i bambini" e preferisco sentirle dalle vecchiette in coda all'ufficio postale certe perle). Comprendo che un buon editor possa storcere il naso di fronte al loro inserimento, seppur in forma velata, allegorica, in una storia destinata ai ragazzi e imporre all'autore di cancellare o modificare le righe in cui vengono manifestate. Comunque capisco che, dal punto di vista dell'autrice, tale intervento costituisce una censura vera e propria. Ogni autore ha le sue fisse, che, per quanto possono apparire maniacali, sono indispensabili per la scrittura. E chiedere a chi scrive di liberarsi da tali fisse è una violenza. Gli autori bisogna trattarli con discrezione, dice bene la nostra autrice che «L'editing deve essere una proposta, mai un'imposizione, gli editori devono imparare a fermarsi, a fare un passo indietro.» A me onestamente dispiace moltissimo che la De Mari non riesca a costruire una storia senza che l'immancabile e invariabile impalcatura ideologica faccia capolino, e vorrei che anche lei imparasse da sola a fermarsi, a fare qualche passo indietro. Ma tale percezione delle idee della De Mari appartiente alla mia coscienza di lettrice, e preferisco trovare in un romanzo qualcosa che non mi piace piuttosto che ricevere un testo incoerente e snaturato. Il fatto che certi editor macellai vogliano trattare il pubblico come un branco di educande a cui ammannire la solita pappetta politicamente corretta poi dà ancor più fastidio dei sofismi della De Mari. Quindi plaudo al coraggio di questa autrice e alla sua scelta di pubblicare on line gratuitamente il suo ultimo libro. E mi dispiace che tali "scioperi" siano eventi rarissimi.
» postato da uljanka alle 11:37 del 02-03-2010
4 «"L'Islam fa schifo, gli africani sono dei selvaggi, gli zingari sono sporchi e i comunisti mangiano i bambini"»
Mi pare un sunto dei contenuti del blog dell'autrice, un po' troppo semplificato e giusto un filo strumentale
In generale non sono d'accordo con la strategia di uscire da un 'sistema' consolidato perché poco confacente alle proprie idee, meglio sarebbe lavore dall'interno per farlo evolvere (sempre che di evoluzione si tratti, ovviamente).
Se poi questa modalità è studiata per produrre il medesimo effetto, bé allora...
» postato da Olorin alle 12:01 del 02-03-2010
5 La De Mari nei libri usa i concetti, come per esempio quello di infanzia violata. Ammesso e non concesso che un editor possa essere in disaccordo col principio (e in questo caso sarebbe lui a essere ideologicamente asservito), è facoltà della casa editrice rifiutare il manoscritto perché non in linea con qualsiasi cosa la casa ritenga importante. Se invece lo accetta, nessun editor ha diritto di amputare un'opera. L'editing a regola d'arte non deve essere mai invasivo. Questo molti autori e molti editor professionisti non lo comprendono. Col risultato che i primi, quando editano a loro volta su siti amatoriali, vorrebbero riscrivere daccapo il pezzo secondo il proprio gusto. E fin qui vabbé, non succede nulla perché chi ha chiesto un parere è libero di mandarli a stendere. Molto grave invece il secondo caso, perché un editor professionista che faccia questo sarà anche professionista ma non è professionale. Per quanto mi riguarda rinnovo l'ammirazione verso la De Mari, anche per il coraggio di alzarsi a dire cose scomode (e a proposito, Ulianka, mi sembra che sia il tuo riassunto delle stesse a essere molto semplicistico; in ogni caso il discorso esula dal thread, qui si parla di editoria, non di quel che pensa la De Mari su certe tematiche).
» postato da Marina alle 12:04 del 02-03-2010
6 «Non condivido le idee di questa signora, che una base di verità ce l'hanno, ma poi tale verità stravolgono in mille maniere, una più contorta e tendenziosa dell'altra. » Mi trovi assolutamente d'accordo: non concordo con chi inneggia a un sistema come il nostro i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti, che hanno portato il nostro paese alla rovina e lo trascinano sempre più in basso: capitalismo e multinzionali non creano ricchezza: sfruttano le risorse e lasciano quando non c'è più niente da prendere (vedere cosa stanno facendo le grosse imprese in Italia: vanno all'estero non perchè nel nostro paese non si guadagni più, ma perchè vogliono spendere meno e arricchirsi ulteriormente. Vogliono una crescita continua: oggi guadagno nove, domani dieci, dopodomani undici e così via. Questo non è possibile). I cosidetti popoli non civilizzati, che vivono a contatto con la natura con società semplici meno complesse della nostra (e più equilibrate), sono cannibali? Questa è una distorsione della storia e presunzione del'evoluto uomo occidentale. L'Islam il male assoluto? Che i loro capi siano degli strumentalizzatori e pieghino la religione ai loro fini politici ed economici non ci piove, che l'ignoranza sia una piaga è vero, ma è altrettanto vero che l'insegnamento di questa religione non è quella mostrata. Allora si può dire lo stesso della religione che molti professano in occidente. Fatta questa lunga premessa per mostrare quanto dissento dalla linea di pensiero di questa persona, condivido la sua scelta: ognuno ha le sue idee e se queste non danneggiano nessuno, è giusto che siano rispettate. Non si può rinegare sè stessi per il sitema, i soldi o il potere: è un tradimento che fa perdere sapore nelle cose che si fanno. « Il fatto che certi editor macellai vogliano trattare il pubblico come un branco di educande a cui ammannire la solita pappetta politicamente corretta poi da ancor più fastidio dei sofismi della De Mari. » E' il conformismo che vuole tutto uguale, la stessa linea di pensiero; lo stesso sistema che la De Mari sostiene con forza e che non guarda in faccia a nessuno, nemmeno i propri sostenitori. «In generale non sono d'accordo con la strategia di uscire da un 'sistema' consolidato perché poco confacente alle proprie idee, meglio sarebbe lavore dall'interno per farlo evolvere » Non si può cambiare ciò che non vuole essere cambiato, ma si possono dare dei segnali, degli esempi, perchè è con questi che si può instillare il dubbio nelle persone e farle riflettere mostrnado realtà che molti non vogliono vedere.
» postato da Anonimo (DH) alle 12:22 del 02-03-2010
7 Vi ricordo che l'articolo non accenna ai temi che voi trattate, rimanete in tema o cancello.
» postato da G.C. alle 12:47 del 02-03-2010
8 ««"L'Islam fa schifo, gli africani sono dei selvaggi, gli zingari sono sporchi e i comunisti mangiano i bambini"»
Mi pare un sunto dei contenuti del blog dell'autrice, un po' troppo semplificato e giusto un filo strumentale
»
D'altronde anche lei fa delle idee dei suoi avversari un sunto altrettando efficace...
Se è "coraggiosa" lei lo sono anch'io...
«In generale non sono d'accordo con la strategia di uscire da un 'sistema' consolidato perché poco confacente alle proprie idee, meglio sarebbe lavore dall'interno per farlo evolvere (sempre che di evoluzione si tratti, ovviamente).»
Certo che, se per restare all'interno del sistema devo snaturare la sostanza delle mie opere, disaffezionarmi ad esse, farmi passare la voglia di scrivere... beh... comprendo la scelta della De Mari di uscirne.
» postato da uljanka alle 12:48 del 02-03-2010
9 « Per quanto mi riguarda rinnovo l'ammirazione verso la De Mari, anche per il coraggio di alzarsi a dire cose scomode (e a proposito, Ulianka, mi sembra che sia il tuo riassunto delle stesse a essere molto semplicistico; in ogni caso il discorso esula dal thread, qui si parla di editoria, non di quel che pensa la De Mari su certe tematiche).» Qui parli di censura ideologica. L'autrice lamenta il fatto che le hanno impedito di dire la sua. «L'autrice prosegue descrivendo i tagli che hanno snaturato alcuni personaggi o addirittura il senso della trama, e che l'hanno privata del diritto di esprimere le proprie idee politiche, religiose e sociologiche (molti temi della saga sono allegorici).» E io ho detto che, d'altro canto, non sempre le idee di tale autrice sono gradevoli. Anche tu dici che sono scomode, no? E nel mio riassuntino semplicistico (sempre meno semplicistico e offensivo di quel che scrive la signora dei suoi avversari) ho illustrato in che modo IO percepisco tali idee. Se però la De Mari le sente come proprie e indispensabili alla sua scrittura io non voglio che siano censurate.
» postato da uljanka alle 13:01 del 02-03-2010
10 « In generale non sono d'accordo con la strategia di uscire da un 'sistema' consolidato perché poco confacente alle proprie idee, meglio sarebbe lavore dall'interno per farlo evolvere (sempre che di evoluzione si tratti, ovviamente). » non sempre quella dall'interno è una strategia possibile e spesso richiede più tempo o più persone. In questo caso la strategia di rottura, oltre appunto a spezzare la catena, serve all'autrice nell'immediato a far camminare la propria opera (e son sicura che non tarderà ad avere altre proposte), quindi è senz'altro più veloce.
» postato da Marina alle 13:09 del 02-03-2010
11 « Qui parli di censura ideologica. L'autrice lamenta il fatto che le hanno impedito di dire la sua. » Ulianka, io penso che io e te non riusciremo mai a intenderci su nulla: ho sempre l'impressione che tu capisca quello che ti va di capire, dalle mie parole ( e senza dubbio sarà impressione reciproca). Vedi il penultimo esempio sul fatto che ti faccia ridere che una segnalazione libraria possa esser fatta senza aver letto il libro, che è una pratica adottata da qualsiasi testata: è come ridere del fatto che un quotidiano esce tutti i giorni. Io ho detto appunto che un editing è invasivo se mette mano a tutto ciò che non sia forma o coerenza intrinseca RISPETTO ALL'INTENTO DELL'AUTORE. Quindi la censura ideologica è editing invasivo. Se non si è d'accodo con certe idee, L'HO GIA' DETTO SOPRA, si rifiuta il manoscritto, non lo si edita nel contenuto (a meno che non lo impongano questioni di ordine legale, è chiaro; nel qual caso cmq l'autore ha piena facoltà di rifiutare e altrettanto l'editore di stampare qualcosa in un forma che lo esporrebbe a una causa legale) « Se però la De Mari le sente come proprie e indispensabili alla sua scrittura io non voglio che siano censurate.» bontà tua...
» postato da Marina alle 13:21 del 02-03-2010
12 «Vi ricordo che l'articolo non accenna ai temi che voi trattate, rimanete in tema o cancello.» Non proprio. Cerco di spiegare meglio il perchè quello che ho scritto e che a mio avviso concerne l'articolo. La De Mari appoggia il sistema politico italiano, si evince dal suo blog, e si sa come tale sistema voglia conformizzare e portare l'adeguamento di pensiero in tutto il paese. Questo comporta che molti si adeguano, comprese le case editrici, che sono protese a pubblicare cose che non vadano fuori dai binari, che non alterino lo status quo. La De Mari si ribella, venendo toccata nel personale con i suoi libri e fa bene: la dignità umana va rispettata. Ma è proprio quel sistema che appoggia che l'ha colpita. La cosa dovrebbe far riflettere.
» postato da Anonimo (DH) alle 13:26 del 02-03-2010
13 Io, non leggendo il blog della De Mari, nell'articolo non evico la sua propensione politica o altro. Solo che ha fatto una scelta editoriale.
La mia annotazione è stata fatta non tanto perchè potrebbe essere OT, ma perchè le regole del forum non consentono di trattare politica o religione.
Lasciando da parte questi due macromondi tira pure in ballo tutto quello che vuoi dal blog della scrittrice in questione.
» postato da G.C. alle 13:34 del 02-03-2010
14 Ohdrein il sistema editoriale così com'è ora esisteva molto prima di questo governo, dai, non scadiamo in tesi indifendibili. Peraltro i motivi per cui la De Mari lo appoggia non sono certo per un plauso al conformismo che può essere propugnato da certi atteggiamenti governativi. Io mi rendo conto che si possa non essere d'accordo con lei, ed essere ad es. filopalestinesi, però almeno va letto bene quello che lei dice, perché altrimenti è facile travisare e semplificare come fa Ulianka e si arriva ad aberrazioni come quelli che danno della fascista alla Fallaci per quel che ha scritto dopo l'11 settembre. Se uno conosce la storia della Fallaci, capisce che è un'idiozia su tutta la linea.
» postato da Marina alle 13:38 del 02-03-2010
15 Ma il fatto è che i libri della De Mari non esisterebbero se non parlassero di questi due macromondi che in questo forum sono tabù. Se si vuol discutere della scelta della De Mari bisogna tener presenti anche le sue motivazioni politiche. Non si può ridurre il tutto alla lotta di una scrittice contro gli editor invasivi, ma bisogna far notare il contrapporsi di un'autrice scomoda a chi vuol censurare la base religiosa, politica e morale di quello che scrive. E ciò non si può far capire se non si dimostra quanto sia veramente scomoda tale scrittrice. E ciò non si può fare senza parlare di politica e di religione.
» postato da uljanka alle 13:42 del 02-03-2010
16 «E nel mio riassuntino semplicistico... cut cut»
«Mi pare un sunto dei contenuti del blog dell'autrice, un po' troppo semplificato ... cut cut»
OT (breve) Per quanto mi riguarda, ho scritto 'semplificato' nel senso matematico/procedurale del termine e non 'semplicistico' nel senso di 'superficiale, vago', proprio perché non lo intendevo nella seconda versione
fine OT
» postato da Olorin alle 13:51 del 02-03-2010
17 «Ohdrein il sistema editoriale così com'è ora esisteva molto prima di questo governo, dai, non scadiamo in tesi indifendibili. Peraltro i motivi per cui la De Mari lo appoggia non sono certo per un plauso al conformismo che può essere propugnato da certi atteggiamenti governativi. » Non è il 3D giusto per parlare di idee personali di una persona e neppure il luogo giusto: è ragionevole. E' vero il sistema editoriale esisteva anche prima come lo dici tu; semplicemente noto un'accentuazione di tale fatto. Non insinuo che il governo faccia pressioni, ma che ci sia una certa sudditanza psicologica è possibile. Questo è quello che vedo io, un altro no: ognuno ha il suo punto di vista. Ma che ci sia piattezza e che non ci si debba discostare questo è un dato di fatto; poi mi si può dire che è il mercato, i lettori che vogliono questo ed è una giusta affermazione. Facevo solo notare, forse un pò troppo filosoficamente, come la vita chieda il conto per le scelte fatte, che renda quanto dato. Era solo una riflessione.
» postato da Anonimo (DH) alle 13:52 del 02-03-2010
18 «Ma il fatto è che i libri della De Mari non esisterebbero se non parlassero di questi due macromondi che in questo forum sono tabù. Se si vuol discutere della scelta della De Mari bisogna tener presenti anche le sue motivazioni politiche.
Non si può ridurre il tutto alla lotta di una scrittice contro gli editor invasivi, ma bisogna far notare il contrapporsi di un'autrice scomoda a chi vuol censurare la base religiosa, politica e morale di quello che scrive. E ciò non si può far capire se non si dimostra quanto sia veramente scomoda tale scrittrice.
E ciò non si può fare senza parlare di politica e di religione.»
l'autrice 'scomoda' la si rifiuta subito, l'ho già detto, non la si mutila in fase di editing.
Peraltro sarà scomoda per il tuo sentire, ma ci sono un mucchio di lettori che l'ammirano proprio per ciò che emerge dai suoi libri. E non mi sembra che propugni idee genocidarie alla Mein Kampf, al contrario... L'ultimo libro parla contro l'infibulazione: c'è qualcuno qua dentro che per caso è d'accordo con questa pratica abominevole e aberrante? (Giuliano, è una domanda retorica - almeno lo spero - quindi non ho intenzione di politicizzare il thread, don't worry
)
» postato da Marina alle 13:54 del 02-03-2010
19 Sarei veramente curiosa di sapere cosa esattamente sarebbe stato tagliato dall'editing. L'autrice lo specifica da qualche parte?
» postato da Kinzica alle 14:20 del 02-03-2010
20 «Sarei veramente curiosa di sapere cosa esattamente sarebbe stato tagliato dall'editing. L'autrice lo specifica da qualche parte?» Non saprei; però sul suo sito è possibile scaricare i capitoli del libro senza tagli.
» postato da Anonimo (DH) alle 14:28 del 02-03-2010
21 Ohdrein, non capisco... le case editrici si sudditanzapsicologicherebbero all'attuale 'Stato delle cose' che - a tuo dire - vuole allineare tutti al proprio modo di pensare e lo farebbero censurando dalle opere letterarie proprio quei contenuti che sono con tale pensiero assonanti?
Ho perso decisamente qualche passaggio... ![]()
» postato da Olorin alle 14:44 del 02-03-2010
22 Tralasciando ogni giudizio sui libri della De Mari, devo dire che ho apprezzato questa sua decisione. Mi piacerebbe sapere dall'autrice quale tipo di editing l'abbia condotta ad un cambio di rotta così drastico.
» postato da Zweilawyer alle 14:45 del 02-03-2010
23 Cris, Zweilawyer, a questa pagina c'è il post originario che racconta dei tagli nello specifico:
http://www.silvanademari.splinder.com/?from=40
cercate quello del 22 dicembre
Ohdrein, i tagli riguardano i volumi già editi, non quello che sta pubblicando sul sito ![]()
» postato da Marina alle 14:51 del 02-03-2010
24 Difficile non metterla in politica e religione quando la stessa De Mari accusa la casa editrice di permettere ad altri scrittori ciò che a lei non sembra essere concesso. Detto questo trovo che faccia bene ad allontanarsi da una situazione che lei trova così insostenibile, sicuramente troverà una casa editrice più consona hai suoi ideali
» postato da l'assassino alle 14:51 del 02-03-2010
25 Pur non condividendo le idee politiche e religiose della De Mari riconosco che esiste in esse una base di buon senso e di verità. Tra l'altro non posso che approvare la sua lotta contro l'infibulazione, e avendo letto le sue testimonianze relative al periodo di lavoro in Etiopia, comprendo quale sia veramente il coraggio di questa donna e quanto siano oneste le basi di questa sua campagna. Non sono d'accordo però quando la signora dice che i suoi avversari politici "giustificano" tale pratica. E trovo che molte delle sue boutades all'interno del blog sviliscano il contenuto, spesso interessante e veritiero, degli articoli. Io non so quali idee fossero propugnate nelle famose 15 righe de "l'Ultimo Orco" eliminate dall'editor di cui l'autrice dice questo: «In più durante la stesura dell'Ultimo Orco sono saltate 15 righe ( o questo si taglia o questo libro non si pubblica) che erano le mie idee di politica estera e come tale erano state identificate ( per inciso, stavo dalla parte dei cattivi, come --- e ---, una sparuta minoranza contro un esercito. Era fondamentale tagliare quelle 15 righe e uniformare il panorama culturale? )» e non posso immaginare quali fossero le idee religiose censurate ne "Gli ultimi incantesimi" «Sono state tagliate dieci righe che erano le mie idee religiose, trovate ridicole dal mio laico editor. Porca miseria è il mio libro. Siete così intelligenti e così bravi: scriveteveli da soli...» trovo che sia insensato che esse siano state cancellate in fase di editing. Ma non per "bontà mia", per carità.
» postato da uljanka alle 14:56 del 02-03-2010
26 «Cris, Zweilawyer, a questa pagina c'è il post originario che racconta dei tagli nello specifico: http://www.silvanademari.splinder.com/?from=40 cercate quello del 22 dicembre » Grazie Marina ^__^ ora me lo leggo.
» postato da Kinzica alle 15:13 del 02-03-2010
28 «
Ohdrein, i tagli riguardano i volumi già editi, non quello che sta pubblicando sul sito
»
Ah, avevo capito che ci fossero stati anche con l'ultimo (que sul sito) e che fosse stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.
Olorin, il discorso, come lo intendo io, è che le pubblicazioni che devono uscire non devono dare spunti di riflessione, non devono far pensare nè in un verso nè nell'altro
: A questo mi riferisco con piattezza, perchè anche un pensiero che non si condivide, che dà contro qualcosa, può dare adito a reazioni e spingere a una ricerca: mentre se non ha alcun sapore, se lascia indifferenti, non spinge a nulla, nemmeno a farsi delle domande. E non c'è nulla di più pericoloso e importante della domanda: pericoloso per il sistema, importante per l'individuo.
Faccio un esempio.
La De Mari asserisce che lei non rispetta chi non ama i soldi: è una sua opinione. A questo punto io posso asserire che i soldi sono un mezzo, buono o cattivo a seconda dell'uso che ne viene fatto; ma reputo svilente e dannoso chi fa di questo strumento il centro della propria esistenza, e soprattutto insensato chi giudica le persone e le attribuiscono valore in base hai soldi che possiedono e non alle capacità che possiedono realmente.
Ma se si elimina l'affermazione della scrittrice, non si apre la discussione e non saltano fuori spunti di riflessione, dubbi e spinte alla ricerca di qualcosa di più; c'è solo piattezza, il nulla.
» postato da Anonimo (DH) alle 16:03 del 02-03-2010
29 mi pare un po' forzato come stratagemma, se pensato come orientato al controllo delle masse. La vedo invece più come una logica commerciale del non partire già dividendo il popolo dei potenziali acquirenti e giocarsene il 49%
che non la pensa come l'autrice.
Forse stai un po' sopravvalutando - ma anche forse sottovalutando, perché no? - il mondo dell'editoria, il quale più che al successo ideologico, secondo me bada a quello economico... ![]()
» postato da Olorin alle 16:21 del 02-03-2010
30 «mi pare un po' forzato come stratagemma, se pensato come orientato al controllo delle masse. La vedo invece più come una logica commerciale del non partire già dividendo il popolo dei potenziali acquirenti e giocarsene il 49%
che non la pensa come l'autrice.»
Solo una possbile eventualità
« Forse stai un po' sopravvalutando - ma anche forse sottovalutando, perché no? - il mondo dell'editoria, il quale più che al successo ideologico, secondo me bada a quello economico...
»
Che badi al sodo e al soldo non ci piove
Nè sopravvalutando, nè sottovalutando; non dico che lo stanno facendo volontariamente, solo si adeguano a quanto vedono fare. E, salvo qualche eccezione, se si guardano tv e giornali ci si accorge di questo fatto.
» postato da Anonimo (DH) alle 16:33 del 02-03-2010
31 Una grande discussione questa, nata da un bell'articolo basato su temi DAVVERO importanti su cui tutti dovremmo fermarci e pensare profondamente. Perchè qui è tutto un spunto per chiedersi sinceramente: dove andremo a finire? La scelta della DeMari è audace, magari discutibile ma assolutamente ammirabile e rispettabile nella schiettezza. Forse un pò drastica. E lo dice uno che due volte su tre è completamente in disaccordo con gli argomenti proposti sul bog o perlomeno sui mezzi con cui ottenere certe soluzioni. Per me l'obbiettivo è importante quanto la via per ottenerlo e credo che questo sia un gesto di cui si sentiva il bisogno in questo momento... una bella scrollata. Solo un appunto ed una contraddizione, legati tra loro: Il motivo principe per cui la De Mari ha fatto tale scelta cozza abbastanza con la scelta stessa e con le idelologie, perlomeno quelle nostrane, che di attualità la nostra scrittrice professa sul suo blog!!!
» postato da lab alle 16:41 del 02-03-2010
32 Mi chiedo solo una cosa: ma perché la De Mari ha dovuto aspettare il quarto volume per ribellarsi a tale stato di cose? Visto che nell'articolo si parla di coerenza, a me sembra che questo comportamento sia tutto fuorché coerente. E attenzione: questo lo dico approvando la decisione dell'autrice. Ma proprio tale decisione avrebbe avuto una coerenza ancora maggiore qualora fosse stata presa sin dall'inizio. Nessuno l'ha mai obbligata a pubblicare con un determinato autore.
» postato da Okamis alle 17:10 del 02-03-2010
33 Mah, non saprei. Da una parte sono d'accordo con chi dice che una casa editrice, dopo aver accettato di pubblicare un'opera, non debba avere poi la pretesa di mutilarla e di modificarne i contenuti. Detto questo, però, mi sembra anche che il singolo episodio vada contestualizzato: stiamo parlando di un'autrice che aveva preso l'impegno di scrivere una SAGA, cioè una serie di libri più o meno consistenti in una proposta letteraria uniforme. Qui, per come la vedo io, è già più giustificato un eventuale intervento modificatore della casa editrice. Se il terzo o quarto libro di una serie contengono messaggi o riflessioni di un certo tipo, che cozzano (o magari non c'entrano niente) con i contenuti dei libri precedenti e sono al di fuori di ciò che la casa editrice vuole proporre, mi sembra normale che ci sia un intervento di qualche tipo. Anche perché qui non è in gioco soltanto il successo dell'autore, ma anche la "faccia" della casa editrice (per la quale non è nemmeno tanto facile decidere semplicemente di "non pubblicare"). Tanto per fare un esempio, se un autore si impegna a scrivere 5 libri per bambini, ma nell'ultimo libro inserisce riflessioni troppo adulte, o eventi cruenti, o temi non adatti al target, è ovvio che l'editor debba intervenire in qualche modo. Per le stesse ragioni, secondo me, per poter dire chi ha ragione e chi ha torto, bisognerebbe vedere se i tagli ai libri della De Mari siano dovuti ad un (ingiustificato) intento censorio, di un editor con lei in disaccordo, o ad una già più ragionevole volontà di "epurare" il manoscritto da riflessioni politiche/religiose oggettivamente fuori luogo tenuto conto del target e della coerenza con il resto della saga.
» postato da Laeryn alle 17:58 del 02-03-2010
34 Okamis, il tuo è un discorso assolutista. La vita ti impone delle scelte in diversi momenti: in alcuni puoi permetterti di dire no in altri non puoi. Alcune persone hanno la tempra, o la possibilità, fin dall'inizio di imporre i propri principi (con il possibile risultato di non dare mai risonanza al gesto) altri maturano la decisione nel tempo attendendo che la scelta fatta possa servire da traccia.
» postato da G.C. alle 17:59 del 02-03-2010
35 Okamis, sottoscrivo quanto dice qui sopra il miglior batterista del mondo
A volte è la somma di piccole cose che riempie il vaso, mica sempre va in pezzi subito.
Ohdrein: il discorso sui soldi della De Mari *credo* vada interpretato nel senso che chi dice di non amare i soldi è un ipocrita (cosa che sottoscrivo). Questo non significa che disprezzi il missionario africano, solo la gente comune che vuol darsi un tono raccontandosi che i soldi non le interessano. Questo a sua volta non significa che chi dice che i soldi sono importanti (e porca miseria se lo sono, purtroppo!) sia disposto a fare qualsiasi cosa in loro nome.
Quanto alla coerenza, mi sembra che se avesse pubblicato ancora con Salani di sicuro ci avrebbe fatto più soldi e come minimo avrebbe risparmiato i 10000 della penale
Laeryn, tu confondi un'opera commissionata così e cosà - nel qual caso tu editore mi puoi senz'altro dire che quel che ti ho presentato non è ciò che avevi in mente - con un'opera che io ti ho sottoposto e tu hai approvato. In questo caso non c'è nessuna obbligazione di risultato e tu sei libero di rifiutarmi il libro ma non di mutilarlo dopo
» postato da Marina alle 18:25 del 02-03-2010
36 «Okamis, il tuo è un discorso assolutista. La vita ti impone delle scelte in diversi momenti: in alcuni puoi permetterti di dire no in altri non puoi.
Alcune persone hanno la tempra, o la possibilità, fin dall'inizio di imporre i propri principi (con il possibile risultato di non dare mai risonanza al gesto) altri maturano la decisione nel tempo attendendo che la scelta fatta possa servire da traccia.»
Non nego che si tratti di un discorso assolutista. Ma la coerenza, quella VERA, deve avere una base assolutista. E poi l'ho già detto più volte che su simili discorsi io sono peggio di un talebano ![]()
» postato da Okamis alle 18:41 del 02-03-2010
37 «Laeryn, tu confondi un'opera commissionata così e cosà - nel qual caso tu editore mi puoi senz'altro dire che quel che ti ho presentato non è ciò che avevi in mente - con un'opera che io ti ho sottoposto e tu hai approvato. In questo caso non c'è nessuna obbligazione di risultato e tu sei libero di rifiutarmi il libro ma non di mutilarlo dopo» Non conosco i termini del contratto tra la Salani e la De Mari. Ma mi sembra che autrice e casa editrice si fossero accordate per la scrittura e conseguente pubblicazione di un certo numero di romanzi (proposti al pubblico come un'opera dotata di una certa coerenza). Dunque mi sembra che, in effetti, un'obbligazione a carico della De Mari ci fosse (altrimenti non avrebbe dovuto pagare la penale), anche perché siamo in presenza di un contratto preesistente rispetto all'ultimo romanzo presentato, che non consente di parlare di un'opera letta prima di concordare la pubblicazione (tutt'al più si può parlare di una pianificazione dei contenuti dell'intera saga, che è cosa ben diversa rispetto al contenuto delle singole pagine). Che quindi la casa editrice intervenga per assicurarsi che il contenuto dei libri sia conforme al progetto iniziale mi sembra cosa legittima. Salvo che, naturalmente, i tagli riguardino contenuti analoghi a quelli di libri già pubblicati e precedentemente approvati dalla stessa casa editrice.
» postato da Laeryn alle 18:51 del 02-03-2010
38 «
Non nego che si tratti di un discorso assolutista. Ma la coerenza, quella VERA, deve avere una base assolutista. E poi l'ho già detto più volte che su simili discorsi io sono peggio di un talebano
»
tutti siam stati un po' talebani - seppure in vario grado - a 20 anni, non preoccuparti: ci pensa poi la vita a spezzarti le rotule
:">
» postato da Marina alle 18:52 del 02-03-2010
39 Laeryn, premesso che che entrambi parliamo al buio, desumendo solo dai fatti, trattandosi di opera inviata dall'autore, suppongo che sia accaduto quel che accade di solito, indipendentemente dal fatto che hai in mente una serie o meno: tutto quel che scrivi lo pubblichi con me, a meno che io ti dica che non mi interessa, nel qual caso puoi pubblicare altrove. Se violi la clausola paghi una penale. Quindi il contenuto va sindacato prima, non dopo, in fase di editing. Se lo fai e io lo accetto, lo accetto a mio rischio, ma se decido di non accettarlo più tu non puoi pretendere che io lo cambi.
» postato da Marina alle 19:03 del 02-03-2010
40 «Laeryn, premesso che che entrambi parliamo al buio, desumendo solo dai fatti, trattandosi di opera inviata dall'autore, suppongo che sia accaduto quel che accade di solito, indipendentemente dal fatto che hai in mente una serie o meno: tutto quel che scrivi lo pubblichi con me, a meno che io ti dica che non mi interessa, nel qual caso puoi pubblicare altrove. Se violi la clausola paghi una penale. Quindi il contenuto va sindacato prima, non dopo, in fase di editing. Se lo fai e io lo accetto, lo accetto a mio rischio, ma se decido di non accettarlo più tu non puoi pretendere che io lo cambi.» In effetti potresti aver ragione. Però in questo caso non mi spiego perché la De Mari abbia dovuto pagare la penale. Se il contratto fosse strutturato come dici tu (a quel punto più simile ad un'opzione che a una prestazione d'opera), l'autrice avrebbe potuto tranquillamente agire contro la Salani per inadempimento contrattuale (dell'obbligazione di pubblicare senza sindacare il contenuto). Trovo invece più probabile che le case editrici, per le opere che si impegnano a pubblicare a priori, si riservino il diritto di intervenire sui contenuti per assicurarsi che siano conformi a quanto concordato. Questo a maggior ragione se parliamo di una saga, che impegna sia l'autore che la casa editrice nei confronti del pubblico.
» postato da Laeryn alle 19:19 del 02-03-2010
41 mi chiedo quanto però sia giusto fare questa confessione ora dicendo quanto siano non suoi l'ultimo orco e gli ultimi incantesimi.. se di soldi sta bene, perchè ha continuato?
» postato da lepracauno alle 20:04 del 02-03-2010
42 «[ In effetti potresti aver ragione. Però in questo caso non mi spiego perché la De Mari abbia dovuto pagare la penale. » per guadagnarci della mancata pubblicazione e per deterrente verso l'autore che si voglia svincolare « Trovo invece più probabile che le case editrici, per le opere che si impegnano a pubblicare a priori, si riservino il diritto di intervenire sui contenuti per assicurarsi che siano conformi a quanto concordato. » non ho mai visto né sentito di un contratto del genere, almeno per le normali submission (come è stata anche quella della De Mari) Anche perché, ripeto, con una submission non concordi nulla sul contenuto, non è un volume commissionato (e spesso anche i volumi commissionati non sono così rigidi: si concorda l'impostazione generale, poi si segue la procedura delle submission, ossia se mi scrivi cmq una roba che non mi piace non ti pubblico) Leprecaun: per lo stesso motivo per cui tanti autori si lamentano del film tratto dai loro libri eppure percepiscono ugualmente la royalty. E poi vale quanto detto a Okamis: puoi non realizzare subito che una cosa ti pesa, ti può pesar poco all'inizio e a un certo punto diventare insopportabile
» postato da Marina alle 20:17 del 02-03-2010
43 in merito al discorso aperto da Laeryn, mi sembra che già così da l'ultimo elfo a l'ultimo orco ci sia una svolta di stile a dir poco radicale, se vogliamo parlare di omogeneità dell'opera. E questo va pure oltre i tagli dell'editore... a quel punto non dovevano pubblicare il secondo libro! In merito alle specifiche parti "censurate" (le virgolette ci stanno perche io mica c'ero e non do nulla per scontato) l'autrice asserisce che codeste eliminazioni contenevano elementi essenziali per caratterizzare le ideologie ed il pensierio di uno die personaggi chiave della saga, ovviamente questo va a braccetto con le idee politco-religiose dell'autrice, che seppur non contestuali al nostro topic, sono sacrosante ed innegabili a chi pubblica, sempre che non siano scadenti o palesemente denigratorie. Una posizione articolata ed esposta educatamente è sempre ben accetta.
» postato da lab alle 20:44 del 02-03-2010
44 Brava!
» postato da (Cristallo ) alle 20:54 del 02-03-2010
45 Ho capito quello che dici, Marina, e mi sembra funzionare dal punto di vista di un singolo romanzo (o anche più romanzi proposti da un autore ad una casa editrice). Ma lo trovo già strano se parliamo di un contratto relativo a romanzi che non esistono ancora. Se una casa editrice si impegna a pubblicare dei libri ancora non scritti (e l'impegno c'è, altrimenti il contratto non esiste), non credo che così facendo rinunci a priori al controllo sul contenuto effettivo (perché, ripeto, c'è una grande differenza tra un contenuto programmato e il contenuto effettivo delle singole pagine). Quanto al discorso penale, la penale si paga a fronte dell'inadempimento, il che significa che in questo caso la De Mari è inadempiente, perché era obbligata ad autorizzare la pubblicazione del libro, ma non l'ha fatto. Direi che si ricostruiscono i contorni di un contratto preciso...
» postato da Laeryn alle 21:23 del 02-03-2010
46 Laeryn non funziona così, l'editore non si impegna a pubblicare nulla a priori, solo il libro che ha visionato e deciso di pubblicare. Per contro se l'autore si impegna all'esclusiva con un certo editore (io l'ho sempre vista applicare agli agenti ma è anche vero che non ho mai letto i contratti delle grosse, solo delle piccole e medie) e poi recede, ecco spiegati i 10.000 euro. E un autore alla prima pubblicazione, spesso non si rende conto di quello che implicano certe clausole. Certo ci sono case più morbide che chiedono solo l'opzione per un periodo di tot mesi - scaduti i quali se l'opera non gli interessa ti lascian libero di proporla a chi ti pare - e anche quelle che non gliene frega nulla se pubblichi altrove. Dipende dall'editore, così come dipendono tante cose come le percentuali sul venduto, oppure gli anticipi che alcuni danno e altri no...
» postato da Marina alle 21:48 del 02-03-2010
47 «
Ohdrein: il discorso sui soldi della De Mari *credo* vada interpretato nel senso che chi dice di non amare i soldi è un ipocrita (cosa che sottoscrivo). Questo non significa che disprezzi il missionario africano, solo la gente comune che vuol darsi un tono raccontandosi che i soldi non le interessano. Questo a sua volta non significa che chi dice che i soldi sono importanti (e porca miseria se lo sono, purtroppo!) sia disposto a fare qualsiasi cosa in loro nome.
Quanto alla coerenza, mi sembra che se avesse pubblicato ancora con »
Era per fare un esempio: non ho dato nessuna interpretazione alla sua frase, l'ho presa solo per dare uno spunto. E mi fermo sennò vado fuori tema e ritorno a parlare di certi argomenti
Questione contratto. Non mi è chiara una cosa: la De Mari ha firmato il contratto impegnandosi per il ciclo in questione a pubblicarlo con la Salani, ma la storia, l'idea dei libri è sua, giusto? Premettendo che bisognerebbe vedere i punti incriminati e sentire anche l'altra sponda per avere un quadro di confronto, uno scrittore deve essere lasciato libero di creare, niente imposizioni: ognuno ha il suo ruolo. L'editor può correggere la forma, esigere che sia strutturato in una certa maniera, ma trama e personaggi non lo riguardano. A meno che non sia il committnete della storia, che appartenga a lui, e lo scrittore deve solo mettere su carta in una forma che sia leggibile: allora può decidere. Altrimenti in nessun caso può farlo: è uno snaturare bello e buono.
» postato da Anonimo (DH) alle 23:04 del 02-03-2010
48 « Questione contratto. Non mi è chiara una cosa: la De Mari ha firmato il contratto impegnandosi per il ciclo in questione a pubblicarlo con la Salani, ma la storia, l'idea dei libri è sua, giusto? Premettendo che bisognerebbe vedere i punti incriminati e sentire anche l'altra sponda per avere un quadro di confronto, uno scrittore deve essere lasciato libero di creare, niente imposizioni: ognuno ha il suo ruolo. L'editor può correggere la forma, esigere che sia strutturato in una certa maniera, ma trama e personaggi non lo riguardano. A meno che non sia il committnete della storia, che appartenga a lui, e lo scrittore deve solo mettere su carta in una forma che sia leggibile: allora può decidere. Altrimenti in nessun caso può farlo: è uno snaturare bello e buono.» Scusate se insisto, ma è una questione che mi interessa molto sia sotto il profilo giuridico che pratico. E' probabile che voi sappiate meglio di me come funziona, ma continuo a faticare a raffigurarmi un contratto come dite voi. Cioè, molto semplicemente, la De Mari ha pagato una penale... ma per cosa? Per non aver scritto il libro? No, perché il libro l'ha scritto e consegnato all'editor. Per non aver autorizzato la pubblicazione con i tagli? Allora significa che era obbligata a sottostare ai tagli... Insomma, le opzioni sono due: o la De Mari NON era obbligata a sottostare alle modifiche dell'editor (e in quel caso non si spiega perché abbia dovuto pagare la penale, dal momento che lei HA ADEMPIUTO, ed è stata la casa editrice a rifiutare la pubblicazione), oppure ERA obbligata a sopportare le modifiche (quindi la casa editrice si era riservata il diritto di modificare) ma lei ha scelto di non pubblicare, quindi NON ha adempiuto ed ha dovuto pagare la penale. Ma il pagamento della penale non ha senso se, come dite voi, l'autrice era obbligata soltanto a scrivere, perché il romanzo fino a prova contraria l'ha scritto. Deve esserci qualcosa in più, che doveva fare ma non ha fatto, per essere inadempiente e costretta a pagare. La clausola d'esclusiva qui non c'entra, perché la De Mari ha fatto ciò che doveva, cioè ha proposto il libro alla Salani. Tutto sta nel capire se la Salani aveva o meno questo benedetto diritto di modificare il contenuto del libro durante l'editing. E direi che ce l'aveva, altrimenti la De Mari non avrebbe dovuto pagare (anzi avrebbe addirittura potuto agire in giudizio contro la Salani per inadempimento).
» postato da Laeryn alle 03:11 del 03-03-2010
49 Ecco l'interpretazione che io do alla vicenda. Io penso che la De Mari paghi la penale perché sta diffondendo on-line un romanzo che potrebbe essere definito opera che per sua natura può essere in diretta concorrenza con quelle pubblicate con la Salani cosa che di solito è proibita nei contratti in esclusiva. I tagli ai precedenti romanzi la scrittrice li ha accettati, ha pubblicato le opere e ha avuto il suo guadagno economico. Però, viste le precedenti esperienze di editing invasivo, che le hanno causato una disaffezione alla saga e un blocco nella scrittura (nonché per ragioni politiche http://silvanademari.splinder.com/tag/minareti), l'autrice ha deciso di non pubblicare più con la Salani e di violare il contratto in maniera palese, dimostrativa, con una sorta di sciopero, accettando di pagare la penale.
» postato da uljanka alle 08:52 del 03-03-2010
50 « Insomma, le opzioni sono due: o la De Mari NON era obbligata a sottostare alle modifiche dell'editor (e in quel caso non si spiega perché abbia dovuto pagare la penale, dal momento che lei HA ADEMPIUTO, ed è stata la casa editrice a rifiutare la pubblicazione), oppure ERA obbligata a sopportare le modifiche (quindi la casa editrice si era riservata il diritto di modificare) ma lei ha scelto di non pubblicare, quindi NON ha adempiuto ed ha dovuto pagare la penale. Ma il pagamento della penale non ha senso se, come dite voi, l'autrice era obbligata soltanto a scrivere, perché il romanzo fino a prova contraria l'ha scritto. Deve esserci qualcosa in più, che doveva fare ma non ha fatto, per essere inadempiente e costretta a pagare. La clausola d'esclusiva qui non c'entra, perché la De Mari ha fatto ciò che doveva, cioè ha proposto il libro alla Salani. Tutto sta nel capire se la Salani aveva o meno questo benedetto diritto di modificare il contenuto del libro durante l'editing. E direi che ce l'aveva, altrimenti la De Mari non avrebbe dovuto pagare (anzi avrebbe addirittura potuto agire in giudizio contro la Salani per inadempimento).» se ti impegni a un'esclusiva (che sia di tempo, di libri, o quel che ti pare, non conosciamo i termini della questione, ma nemmeno rileva) e poi recedi, paghi e fin qui direi che ci siamo tutti, giusto? Il punto su cui tu insisti, per me confondendo gli aspetti, è quello secondo cui l'autore è obbligato a subire qualsiasi modifica solo perché ha firmato un contratto. Non è così, né giuridicamente (vado a memoria ma ricordo che senz'altro il diritto d'autore contempla espressamente un articolo sul punto), né sotto il profilo del buon editing, che non deve essere invasivo e infatti di solito non lo è. Se l'autore non modifica come vuole l'editore che in questo caso chiede modifiche invasive, l'editore può rifiutarsi di pubblicarlo. Se l'autore decide pertanto di pubblicare altrove (on line o con un'altra casa), essendo vincolato a qualche tipo di esclusiva - di cui ripeto stiamo solo ipotizzando i termini - ne paga le conseguenze. Mi sembra che tu insista sui profili giuridici piuttosto che su quelli nel 'merito', per così dire. E sui primi possiam dire tutti ben poco, non avendo letto il contratto. In ogni caso quel che è sanzionato è la violazione dell'esclusiva, non il rifiuto alla modifica invasiva.
» postato da Marina alle 11:16 del 03-03-2010
51 Penso che hai chiarito il punto, Marina ![]()
» postato da Anonimo (DH) alle 11:59 del 03-03-2010
52 «In ogni caso quel che è sanzionato è la violazione dell'esclusiva, non il rifiuto alla modifica invasiva.» Direi proprio di sì, anche se bisognerebbe dare un'occhiata al contratto.
» postato da Zweilawyer alle 12:20 del 03-03-2010
53 «Penso che hai chiarito il punto, Marina
»
ok, allora scusate se prima non mi sono spiegata bene
, però vorrei conferma da Laeryn, visto che il punto era oscuro soprattutto a lui (lei?).
» postato da Marina alle 12:36 del 03-03-2010
54 Scusate se dico cose che ha già detto qualcuno: dal Venezuela non ho davvero il tempo di mettermi a leggere l'intera discussione. In ogni caso, la decisione della De Mari è già vecchiotta (nel senso che l'avevo letta direttamente sul suo blog, tempo fa) e vi avevo già riflettuto. Così, su due piedi, vorrei esprimere la mia opinione, perché alcune cose (scorrendo velocemente) secondo me vengono prese per il verso sbagliato. Quello che salta all'occhio a me è la totale mancanza di umiltà che traspare nelle parole della De Mari. Ribadisco il *totale*. L'autrice non riconosce alcun merito all'editing dei romanzi precedenti e al fatto che, dato che non sono i libri che ha scritto lei, forse i testi originali non erano altrettanto buoni. Ma, certo, forse lo erano di più. Quindi questa è una mera impressione. Tuttavia, stando a quanto lei stessa afferma, per coerenza dovrebbe rispedire al mittente molti dei complimenti ricevuti. E già qui ci sarebbe molto da discutere... Un fatto è chiaro al sottoscritto: il vero atto di coraggio l'autore lo mette in atto prima che venga pubblicato qualcosa di suo. Non si lamenta a posteriori di qualcosa che ha già accettato. A meno che il qualcosa non avvenga a sua insaputa (cosa che le sue stesse parole escludono, in questo caso). A me questa scelta sembra tutto fuorché un atto di coraggio, scusatemi. Nel momento in cui senti snaturato il tuo testo, in quell'esatto momento, devi ribellarti, anche se non sei ancora nessuno e la pubblicazione ti sembrava un sogno. Inoltre, il problema è un altro: di cosa stiamo parlando? Io non so di quali tagli parli, non so cos'è che l'editor ha deciso di cambiare e in che modo (qualsiasi cosa lei riporti, dovrei crederle ciecamente? E' una delle due campane...). Tutti gli autori sanno che l'editing è una sofferenza, ma ci sono quelli che lo accettano come miglioramento del proprio lavoro e quelli che, semplicemente, sono troppo presuntuosi. Naturalmente, ci sono editor che lavorano male ed editor che lavorano bene. Chi è così sicuro di quanto buono fosse il testo originale della scrittrice? E chi può dire se il testo sia stato migliorato o no? Nessuno dei presenti, temo (e lo temo perché sarebbe interessante avere una visione imparziale di ciò che è stato fatto). Insomma, prendere per oro colato le parole di un'autrice che ha ottenuto un po' di fama e ora fa la voce grossa mi sembra un'ingenuità. Non la si deve considerare falsa, ma tanto meno così coraggiosa. E mi sembra ancora meno il caso di scagliarsi contro un editor, che, fino a ieri, sembrava aver fatto un lavoro che molti avevano apprezzato... Aria fritta. O peggio. Nel senso che, ai miei occhi, se questo è un esempio da imitare, allora sì che siam fritti. La libertà e l'indipendenza di scelta della De Mari sono fuori discussione. Che il suo modo di agire mi sembri corretto e coerente, invece, è tutt'altro paio di maniche.
» postato da Negróre alle 18:05 del 03-03-2010
55 Non posso che essere d'accordo con Andrea dalla prima all'ultima parola. Posso capire che una scelta di tale portata possa necessitare di tempo per essere maturata (per quanto tale obiezione mi appaia un po' risibile, visto che la de Mari si è sempre presentata come una donna dalle idee decise), ma la collaborazione con la Salani è cominciata nel 2000. Lamentarsi della cosa dopo dieci anni è tutto fuorché coerente. Ma dopotutto, come dice anche lei, il compito di uno scrittore è farsi pubblicare (e io che pensavo fosse scrivere, ma tu guarda...
).
» postato da Okamis alle 18:33 del 03-03-2010
56 Allora, ho letto sul web il blog della De Mari, i vostri commenti e quanto altro ho trovato.
Mi sono fatta un'idea, molto personale.
Io sono contro la censura, qualunque tipo di censura.
Io sono contro l'appiattimento ideologico: chiunque ha il diritto sacrosanto di combattere per quello in cui crede, che sia politica, religione, contenuto del proprio lavoro.
Io sono d'accordo con chi sostiene che non tutte queste scelte possono essere fatte in ogni momento della propria vita, non per vigliaccheria o per convenienza, ma per il naturale corso delle cose: ci sono momenti in cui si può combattere, altri no. Ci sono momenti in cui siamo in grado di sopportare certe conseguenze, altri no.
Parlare della scelta della De Mari senza parlare di politica è difficile, perchè le cose sono molto legate; comunque ci provo.
Io credo che l'autrice (una buona autrice) abbia fatto la sua scelta in base principalmente alle sue convinzioni politico/religiose e, che io le condivida o meno, ha fatto bene; perchè è nella posizione in cui questo gesto ha rilievo. Non tutti possono farlo,siamo onesti. Andrea, tu forse rappresenti l'eccezione in cui l'editor ti ha assecondato, ma credo capiti raramente.
Mi riesce difficile pensare che trenta righe possano snaturare un libro.
Trovo più verosimile che le situazioni cambino, che gli equilibri si spostino, che una differente situazione di notorietà, di affermazione, di .... appoggio da parte dei lettori possano portare a dire: BASTA, non mi rappresenti più, mi voglio dissociare.
Vi saprò dire meglio quando e se mi confronterò con un editore ![]()
» postato da Kinzica alle 18:54 del 03-03-2010
57 @ Negróre
Non credo che una presa di posizione di tale portata possa essere invalidata dal fatto che sia stata messa in atto adesso.
I tempi cambiano, le persone cambiano, solo gli stupidi non cambiano mai opinione... e quelli ancor più stupidi lo fanno spesso!
Se vogliamo, io credo che prima La DeM. non potesse permettersi il lusso di dissentire, mentre adesso, come lei stessa dice, è agiata e lo fa.
Quanto abbiamo sopportato qualsiasi cosa?
Una volta, due tre o tutta la vita.
Ma credo che tutti abbiamo detto almeno una volta adesso NO.
E poi lo scenario:
nell'ultimo libro la DeM. parla non di una correzione ma di un taglio a priori di alcune righe che, sempre a detta dell aDeM, erano forse poco politcamente corrette ma essenziali per capire il personaggio e di conseguenza il messaggio che chi scrive vuole esportare ai lettori (è la sua missione, non lo nega).
L'italiano è una lingua particolare, poche frasi messe bene possono dire tutto ed il contrario di tutto, questo conta molto.
E poi il contesto:
La casa editrice della DeM. ha attualmente partecipazioni nella pubblicazione di uno o più di uno personaggi dell'attualità nostrana che, sempre secondo la DeM., esternano un pensiero deleterio e a lei non gradito e per questo non può più accettare che il suo nome e le sue opere vengano associate a tale gruppo.
Quindi la classica goccia.
Secondo me sono st......e, la mancanza evidente di umiltà della DeM si abbina ad una poco lucida e assolutamente classista visione del mondo, seppur devo ammettere che lancia un messaggio importante su cui riflettere e che comunque il suo modo di fare ha il buon pregio di scuotere un pò le anime assopite.
Il gesto dello "sciopero" è comunque coraggioso ed ammirevole perchè da voce a tanti scrittori "ancora piccoli" che si piegano giocoforza alla logica attuale.
Quindi gesto bene- motivazioni fuffa.
Poi c'è da dire che proprio il tipo di atto della DeM.è una contraddizione in termini con il modo di fare attuale della categoria di persone pubbliche italiane che che spesso va promuovendo sul blog (e mi concedo un appunto OT... prima codeste persone le promuoveva a gran voce, poi - sia fatto santo il web - gli hanno fatto degli inconfutabili mazzi così su certi argomenti e allora abbasando i toni ha motivato le sue posizioni)
» postato da lab alle 19:32 del 03-03-2010
58 «
Un fatto è chiaro al sottoscritto: il vero atto di coraggio l'autore lo mette in atto prima che venga pubblicato qualcosa di suo. Non si lamenta a posteriori di qualcosa che ha già accettato. Nel momento in cui senti snaturato il tuo testo, in quell'esatto momento, devi ribellarti, anche se non sei ancora nessuno e la pubblicazione ti sembrava un sogno.
»
Mi trovi d'accordo. Preciso che il mio non vuole essere un cambiare idea, dati i commenti che avevo fatto, ma avevo capito che i tagli fossero stati fatti solo sull'ultimo libro e non anche su quelli pubblicati (mancanza mia
). In quel caso, come dice Andrea, doveva farlo subito
«
Inoltre, il problema è un altro: di cosa stiamo parlando? Io non so di quali tagli parli, non so cos'è che l'editor ha deciso di cambiare e in che modo (qualsiasi cosa lei riporti, dovrei crederle ciecamente? E' una delle due campane...)»
Infatti occorrerebbe sentire entrambe le parti
«
La libertà e l'indipendenza di scelta della De Mari sono fuori discussione..»
Così dovrebbe essere per tutti
«Mi riesce difficile pensare che trenta righe possano snaturare un libro.»
Non so in questo, ma in certi casi possono cambiarne il significato.
» postato da Anonimo (DH) alle 19:39 del 03-03-2010
59 « La casa editrice della DeM. ha attualmente partecipazioni nella pubblicazione di uno o più di uno personaggi dell'attualità nostrana che, sempre secondo la DeM., esternano un pensiero deleterio e a lei non gradito e per questo non può più accettare che il suo nome e le sue opere vengano associate a tale gruppo. Quindi la classica goccia.»Francamente la De Mari mi ha dato l'idea che questo le desse molto più fastidio dell'editin in se stesso, della serie " se loro possono perchè io no?"
» postato da l'assassino alle 19:45 del 03-03-2010
60 «In quel caso, come dice Andrea, doveva farlo subito » Ohdrein, io non so niente di te,se sei un autore edito o no, se sei famoso o no. Parto dal mio presupposto, una signorina nessuno: offrono un contratto in esclusiva presso una casa editrice importante e si impegnano a pubblicarmi non un romanzo ma una saga. Davvero noi (ti metto nel mucchio), autori esordienti e signori nessuno stiamo lì a sindacare??? Ma anche il più talebano si scioglie e dice sì. grazie!!! e al resto pensa dopo. Non ci credo all'eroismo di massa in questo campo, siamo tutti umani. « «Mi riesce difficile pensare che trenta righe possano snaturare un libro.» Non so in questo, ma in certi casi possono cambiarne il significato.» Basta anche una parola, se è per quello. Voglio dire: un romanzo buono è un tutto uno: ha un suo messaggio che si evince da ogni riga, a volte a partire dal titolo. Se l'autore o l'editor inseriscono un periodo/paragrafo "necessario" che stona con il resto, si sente. E il lavoro scende di livello perchè perde coerenza. Qualcuno di voi che ha letto i libri ha avuto questa sensazione? Io no. Capisco benissimo il disappunto dell'autrice che ha visto cambiamenti non conformi al suo progetto, però penso che la portata di queste modifiche non sia tale da rinnegare tutto il lavoro. Per questo motivo, credo che la scelta della De Mari sia dovuta soprattutto alla sua posizione politica.
» postato da Kinzica alle 21:08 del 03-03-2010
61 difatti ritengo i presupposti non validi. Io ho letto tutti i libri di Silvana De Mari e secondo il mio parere il messaggio dell'autrice è chiaro e pure vigoroso e chiunque la segua come blogger credo possa confermarlo. Ma forse l'unico modo per capirlo veramente è leggere la stesura originale del testo, non è un evento impossibile da accadere.
» postato da lab alle 21:57 del 03-03-2010
62 Andrea, leggi almeno le ultime due o tre pagine di discussione, c'è il link all'intero post della De Mari dove il tipo di tagli li spiega eccome. E personalmente anch'io li trovo inaccettabili.
» postato da Marina alle 22:16 del 03-03-2010
63 ««In quel caso, come dice Andrea, doveva farlo subito »
Ohdrein, io non so niente di te,se sei un autore edito o no, se sei famoso o no.
Parto dal mio presupposto, una signorina nessuno: offrono un contratto in esclusiva presso una casa editrice importante e si impegnano a pubblicarmi non un romanzo ma una saga. Davvero noi (ti metto nel mucchio), autori esordienti e signori nessuno stiamo lì a sindacare???
Ma anche il più talebano si scioglie e dice sì. grazie!!! e al resto pensa dopo. Non ci credo all'eroismo di massa in questo campo, siamo tutti umani..»
So che con signorina nessuno intendi autrice non conosciuta, ma sei una persona che vali sempre e comunque a prescindere dal pubblicare o meno
Comprendo il tuo discorso e quanto possa essere grande la voglia di essere editi, non tanto per soldi o per essere visti, quanto per essere letti; la tentazione di cedere a compromessi per veder ralizzato il sogno è grande. Ma un libro è una parte di se stessi, rinnegarne una parte per pubblicare è rinnegare una parte di se stessi. Ci sono poche cose al mondo che abbiamo davvero e una di queste è noi stessi: fin troppo spesso si vede svenderla per le leggi del sistema. No, non si può rinnegarsi, anche se per il momento è rinunciare al sogno. Un atteggiamento idealista e da sognatore, ma ho visto troppe volte chinare il capo e piegare il ginocchio: non si lascia infangare qualcosa di bello.
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«Mi riesce difficile pensare che trenta righe possano snaturare un libro.»
Non so in questo, ma in certi casi possono cambiarne il significato.»
Basta anche una parola, se è per quello.
Voglio dire: un romanzo buono è un tutto uno: ha un suo messaggio che si evince da ogni riga, a volte a partire dal titolo. Se l'autore o l'editor inseriscono un periodo/paragrafo "necessario" che stona con il resto, si sente. E il lavoro scende di livello perchè perde coerenza.
Qualcuno di voi che ha letto i libri ha avuto questa sensazione? Io no.
Capisco benissimo il disappunto dell'autrice che ha visto cambiamenti non conformi al suo progetto, però penso che la portata di queste modifiche non sia tale da rinnegare tutto il lavoro. Per questo motivo, credo che la scelta della De Mari sia dovuta soprattutto alla sua posizione politica.»
E' possibile: anche se con idee differenti dalle sue, credo che una persona debba lottare per ciò che ritiene valido per se stesso, anche se deve andare contro a molti.
«Andrea,
leggi almeno le ultime due o tre pagine di discussione, c'è il link all'intero post della De Mari dove il tipo di tagli li spiega eccome. E personalmente anch'io li trovo inaccettabili.»
Credo che Andrea sia d'accordo con il mettersi di traverso della scrittrice, se ho capito bene il suo intervento, credo che contesti il tempo e il modo in cui l'ha fatto.
» postato da Anonimo (DH) alle 23:54 del 03-03-2010
64 «Andrea, leggi almeno le ultime due o tre pagine di discussione, c'è il link all'intero post della De Mari dove il tipo di tagli li spiega eccome. E personalmente anch'io li trovo inaccettabili.» E chi dice di no? Io parlo dei tagli che sono stati fatti ai romanzi precedenti... Quello che io dico è che, almeno così mi pare d'aver capito, che Silvana De Mari si lagna dell'editing dei romanzi passati e che non può più accettare ciò che è stato fatto ai libri precedenti, che si sta ripetendo con l'ultimo. Se mi sbaglio, perché non ho tempo di rileggere tutto, allora chiedo scusa in anticipo e non considerate questa mia opinione. Ma mi sbaglio? Queste sono alcune delle parole della De Mari: "Io non sono disposta a tollerare ancora atti di censura" ("Ancora": significa che li ha già subiti e accettati, inghiottendo il rospo e prendendo ciò che c'era da prendere.) "Io non amo L'ultimo orco e Gli ultimi incantesimi a forma di libro. Ogni tanto li spolvero ed è l'unico motivo per cui li tengo in mano. Non sono i libri che io avevo scritto." ("Non sono i libri che io avevo scritto io": quindi, Marina, stiamo parlando dei romanzi precedenti. E, cosa che i lettori di tali romanzi devono cominciare ad accettare, l'autrice non li considera suoi.) La domanda è: se era così inaccettabile, perché l'ha accettato prima? Che adesso non lo faccia è sacrosanto, ma non è coerente. Per carità, come qualcuno ha scritto, è lecito e sacrosanto cambiare opinione o avere più forza di un tempo, saper reagire con l'esperienza. Non siamo robot. Ma a me sembra che parlare di coraggio sia veramente troppa grazia, a questo punto della sua carriera di scrittrice. A fine intervento ho scritto che la sua indipendenza di scelta è indiscutibile. In altre parole, credo che abbia pieno diritto di farlo. Terza versione del concetto: rispetto la sua scelta. E che nessuno pensi il contrario. Ma che questo diritto venga esercitato nei tempi e nei modi corretti - e non per mero capriccio, perché tanto ormai non perde più nulla - non mi sembra. Non sto attaccando la De Mari, sto tentando di spiegare il mio punto di vista, cioè che questo polverone che parla di un'eroina contro la grande editoria, be'... a me sembra davvero, davvero mal impostato. (E tentare di dar maggior forza alla propria posizione, dicendo che sta combattendo anche per gli autori inediti, che non hanno la sua forza, a me sembra una barzelletta: perché non succedano più queste cose, è necessario che gli autori non accettino più certi tagli, che non li accettino mai, siano al primo contratto o già tradotti in altre lingue. Sennò non si risolve nulla e io, che non ho la forza della De Mari, non mi sento rappresentato dalla sua posizione, perché non ho mai accettato simili compromessi, a costo di rischiare il contratto - cosa che, per mia fortuna, non è avvenuta. E credo che molti altri non li hanno accettati e ora si stanno dicendo le stesse cose che mi sto dicendo io: ma guarda che razza di eroina!) Questo atteggiamento, mi spiace, non fa parte della mia visione di "Autore". Poi, certo, chiunque è libero di pensare che io sia un moralista, che chissà quante volte avrò accettato compromessi intellettualmente sudici, che è facile parlare degli altri, eccetera, eccetera, eccetera. Metteteci tutto quello che volete. Non m'interessa. Trovo che la questione sia mal posta. Se la De Mari è l'eroe e l'editor è il boia, allora secondo me non ci siamo. Sarebbe stato così se la De Mari avesse perso il contratto con Salani fin dall'inizio. Invece no: ha accettato, ha firmato, ha venduto le sue copie, i suoi diritti all'estero... e ora l'editor diventa un Demonio. Parliamo di cose meno aleatorie? Secondo voi chi accetta di pagare una tangente per vincere una gara di appalto commette un reato o lo commette soltanto chi chiede la tengente? Sarà un reato meno grave, quello dell'imprenditore che paga la tangente, ma sempre reato è. Qui, in questa discussione, io non vedo né santi, né eroi. Infine, per rispondere a Kinzica: certo che sì, un autore ha il dovere di imporre la propria visione della storia, se questa viene stravolta da tagli "politically correct". E devo farlo sin dall'inizio. Se pensi che per poter pubblicare dovrai vendere la tua onestà intellettuale (e sei disposta a farlo, perché tanto siamo tutti umani), allora lascia perdere: non faresti il bene della narrativa o della letteratura - che io so ami tantissimo -, faresti soltanto il bene dei commercianti di libri. La cosa è ben diversa. Una cosa è difendere cocciutamente, al primo contratto, scelte di stile (o di trama o altre cose che, alla fin fine, non cambiano il succo del discorso - il senso del romanzo), specie se di fronte a un editor d'esperienza. E' sciocco e presuntuoso. Una cosa far snaturare il proprio pensiero. Se questa seconda cosa succede (sta per succedere), che sia il primo o il quarantesimo contratto, un Autore ha il dovere di inalberarsi e accettare le conseguenze: non pubblicare. Anche perché, ragazzi, non è che qui ci sono in ballo i milioni di copie. In Italia si parla di poca cosa per quasi tutti e, in tutta sincerità, snaturarsi per il sogno di veder pubblicato il "proprio" testo (che non sarà più tale), mi sembra miope, più che disonesto. Ci si pentirà amaramente della scelta fatta. Cosa che, mi pare, alla De Mari sia capitato. E mi dispiace. Ma è anche colpa sua. E mi piacerebbe che la cosa fosse chiara a tutti. (Mi scuso per eventuali svarioni grammatico-sintattici.)
» postato da Negróre alle 23:56 del 03-03-2010
65 Ho letto anche io la discussione nata qui e il post indicato da Marina sul blog della DeMari.
In linea di principio sono daccordo con Andrea. L'esempio di cambio dovuto all'editing fatto dall'autrice in effetti a me pare intromissione grave. L'editing ci vuole, lo accetterei e l'accetterò per migliorare nello stile e nella trama, ma se arrivo a scrivere un romanzo - parlo per me almeno - ho ben chiaro in testa ab origine cosa voglio dire e se mi si tocca il senso saranno fulmini e saette!
Ma sono anche essere umano e comprendo il senso di fragilità iniziale che può spingere a sentirsi lusingati da cotanta fiducia da parte di un importante editore. Subito magari ci si piega, poi magari si ha la ventura di assestarsi, di avere un minimo di pubblico e di seguito e ci si sente abbastanza forti da rescindere il cordone demoniaco (o stracciare il contratto col diabulus firmato col proprio incosciente sangue).
Non credo sia il primo e che sarà l'ultimo dei casi e non ne farei un caso eclatante, di martirio o di colpa. Dopotutto, la Demari quando iniziò non aveva ancora l'apparecchio ai denti e semplicemente non sapeva ancora giocare al mercante in fiera.
Succedono cose di questo tipo e anche di peggio quotidianamente in questo nostro paese.
Sulle idee politically uncorrect.
Uhm...
Qui si rischia di scadere nel tabù,
ma fondamentalmente io apprezzo il primo articolo della fu reppubblica federale di Germania che garantiva libertà d'espressione a chiunque,
salvo a coloro che detta libertà intendevano usare contro gruppi di persone discriminati per sesso, razza, religione, etc...
Imho e forse ciò non mi rende un liberale, non tutto è lecito propagandare, imho. ![]()
» postato da un muspeling alle 00:37 del 04-03-2010
66 Rispondo un po' a tutti, e ringrazio Odhrein e Andrea D'Angelo per la stima che mi dimostrano.^___^
Sono perfettamente d'accordo con la vostra linea, e chi mi conosce sa quanto io sia talebana in fatto di principi e su ciò che è Mio ( e quello che scrivo è Molto Mio, vi assicuro). Ho sempre fatto scelte senza accettare compromessi e pagando le conseguenze, ma non esprimo mai certezze assolute su cose che non ho vissuto sulla pelle.
La situazione in cui ho espresso dei dubbi, quella di un autore che per la prima volta viene pubblicato da una casa importante, la giudico senza averla vissuta in prima persona, anzi, ancora da più lontano, perché non ho mai proposto qualcosa di mio a un editore (anche se il mondo editoriale lo conosco bene). Tuttavia, considerando quanti autori ho conosciuto, letto, corretto, seguito etc etc, ho sviluppato una convinzione piuttosto cinica:
nel momento in cui ci si trova davanti la possibilità di realizzare il sogno (mi riferisco alla scrittura, non ad altro), diventa duro mantenere una coerenza assoluta con i nostri ideali, è facile cedere. Questo non è bello e non lo condivido, però succede. A questo mi riferisco quando dico "siamo umani". Tu, Andrea, non lo hai fatto e questo va a tuo merito, ma probabilmente hai trovato un editor intelligente e il tuo lavoro era comunque buono. Sono tanti i fattori che incidono in queste situazioni, bisogna viverle per poter avere certezze assolute.
Tornando alla De Mari, non trovo eroismo nella sua scelta ma logica si: ora che è giustamente famosa e apprezzata può permettersi di sputare in faccia al suo editore tutto quello che prima ha ingoiato, quindi è doveroso che lo faccia. Ma non credo che questo rifiuto venga tanto dai cambiamenti imposti ( questa è una sensazione mia, perché bisognerebbe leggere nel dettaglio tutte le parti tagliate e non solo quelle modificate), quanto da una sua evoluzione in notorietà, presa di coscienza politica, cambiamento delle situazioni. Considero questa sua decisione perfettamente legittima e non meno valida anche a posteriori.
Tutti i tempi vengono, ma non sono uguali da persona a persona.
Un 'ultima cosa, a Muspeling: so che presto potrai ricominciare a dedicarti alla scrittura e tanti progetti verranno conclusi; e conosco la tua capacità di fare fuoco e fiamme per sostenere i tuoi ideali: io faccio la stessa cosa, ma forse, quando verrà il tuo momento decisivo non sarà tutto così semplice e chiaro. Le realtà sono poliedriche, no? Nel bene e nel male.
![]()
» postato da Kinzica alle 20:25 del 04-03-2010
67 E certo che l'unica cosa che mi aspetto dal mio futuro come scrittore (e non) sarà "sorpresa" (nel bene e nel male)
"Le realtà sono poliedriche" è un concetto - per me almeno - tanto ponderoso che non sono ancora riuscito a cambiarlo nella mia firma, se non altro quello lo so e lo tramanderò! ![]()
» postato da un muspeling alle 21:43 del 04-03-2010
68 Entro a gamba tesa nella mischia, con la delicatezza e il garbo per cui sono noto in tutta Midgard. Allora, io sono profondamente in disaccordo con quelli che: 1- "Miii, l'editing è una barbarie di cui gli scrittori non hanno bisogno" 2- "Miii, già ti pubblicano il libro e ti lamenti pure?" L'editing è fondamentale. Ma deve essere fatto bene e deve essere costruttivo, non distruttivo. Il pensiero di un editor deve essere quello di far risaltare un romanzo, non di plasmarlo nel libro che avrebbe scritto lui. Io avrei preferito di gran lunga che la De Mari potesse esprimere le sue idee conservatrici e di destra. Sono lontano mille parsec da quelle idee, ma penso che uno scrittore abbia tutto il diritto di farle emergere nel suo romanzo. Chiaramente il lettore giudica anche in base a quello e il rischio di impiccarsi con la propria corda c'è sempre. Tuttavia, se chi scrive ha il coraggio delle proprie idee, questo passa in secondo piano. Tanto non è possibile piacere a tutti. Capisco tuttavia che la Salani possa avere una "linea editoriale" che non corrisponda con le idee della De Mari. Allora, rendere il romanzo più generalista può essere un'opzione che lo fa rientrare nella politica di quella casa editrice. Sono contro le correzioni zappate, che vanno a stravolgere la storia. Vedi l'esempio delle intelligenze e del destino editoriale del nano Nirdly. La storia è la cosa più importante che c'è in una storia, dico male? Peggio ancora sono le correzioni che vengono fatte per ampliare il target. Tipo, toglimi tutto quel sangue dal combattimento, così lo possono leggere anche i dodicenni. Ecco, quelle sono correzioni fatti per puro marketing, senza questioni ideologiche legate, che rischiano davvero di distruggere un romanzo senza motivi validi. E per me anche le correzioni fatte alla De Mari sono legate al marketing, per "democratizzare" maggiormente il libro e non trovarsi addosso critiche politiche. Discorso di coerenza ideologica e contratti editoriali. Sarebbe meglio mettere in chiaro le cose prima. Pubblichi per un'editrice per ragazzi che promuove certe idee politiche? Vedi prima quali sono le possibilità di manovra che ci sono. Capita che gli esordienti si trovino a pubblicare con dei compromessi sul romanzo. Non è detto che questi compromessi continuino ugualmente nei romanzi successivi: dipende da quello che c'è scritto. Una cosa molto semplice sarebbe finire un determinato lavoro seguendo il contratto e poi non pubblicare più con quegli editori. Hai fatto esperienza, ti sei fatto un nome, magari ti sei guadagnato più forza contrattuale con un'altra casa editrice. Detto questo, la De Mari ha avuto coraggio a fare quello che ha fatto e io la rispetto. Il suo blog mi mette i brividi, ma la rispetto. E Nirdly per un nano è un nome davvero orrendo...
» postato da spacechili alle 22:40 del 04-03-2010
69 Comunque non trovo nulla di scandaloso se una casa editrice accetta di pubblicare un fantasy (qualunque sia la fascia d'età a cui è diretto) che sia una palese allegoria solo dopo pesante editing. Per di più se il pensiero alla base non si può definire "moderato" (destra, sinistra, religione che sia). Non è un genere tanto di successo o apprezzato che io sappia, mi viene difficile immaginare una casa editrice che si sobbarchi un rischio simile tanto facilmente. Per di più se è rivolto a una fascia d'età non adulta, ma nè dall'articolo nè da questa intera disucssione son riuscita a capire qualce fosse in origine la fascia d'età a cui erano rivolti i romanzi. Quindi non vedo perchè l'autrice debba sentirsi tanto "deprivata" o maltrattata in fase di editing: a meno che uno non sia molto ingenuo si sa che un libro così "difficile" se lo vuoi pubblicare con una cosa come la Salani dovrai tagliuzzarlo e modificarlo. Se sei deciso a pubblicarlo sai cosa ti toccherà.
» postato da Agar Cioccolato alle 14:33 del 05-03-2010
70 «Marina, stiamo parlando dei romanzi precedenti. E, cosa che i lettori di tali romanzi devono cominciare ad accettare, l'autrice non li considera suoi.)» e dunque? Non capisco dove stia il problema. Un'autrice rinnega i suoi romanzi. Non è mica la prima. « La domanda è: se era così inaccettabile, perché l'ha accettato prima? Che adesso non lo faccia è sacrosanto, ma non è coerente. » Andrea, che i discorsi b/n tutti d'un pezzo me li facciano i ventenni come Okamis lo capisco, che me li faccia tu molto meno. Se finora non hai mai sperimentato toni di grigio in te stesso, spinto dalle situazioni o dal comportamento di altri, probabilmente sei stato più fortunato della media delle persone. In ogni caso io sono per il "meglio tardi che mai" e se uno prende una decisione giusta anche dopo un po', non per questo trovo che vada sminuita perché non l'ha fatta prima. Del senno del poi etc etc... Peraltro, come sai, molti autori arrivano all a pubblicazione non sapendo nulla: è dunque possibile che - come dimostrano i post di Laeryn e di Agar (appena qua sopra) - qualcuno che non ha esperienza di pubblicazione possa pensare che sia legittimo per l'editore tagliar quel che gli pare (cosa che può essere accaduta anche alla De Mari). Questo IMO è il vero messaggio aberrante che non deve passare. Parli di sentire anche l'altra campana e normalmente sarei d'accordo, se non fosse che il tipo di tagli evidenziati dalla De Mari sono oggettivamente inaccettabili a prescindere da quale sia la giustificazione che possa portare l'editore (che peraltro, a mio avviso, ha alle spalle anche altre toppe con altri libri e quindi già ai miei occhi non parte come esempio da portare in palmo di mano, se devo scegliere a chi dare affidamento fra le due campane). « Non sto attaccando la De Mari, sto tentando di spiegare il mio punto di vista, cioè che questo polverone che parla di un'eroina contro la grande editoria, be'... a me sembra davvero, davvero mal impostato. » Andrea, io non ho parlato di alcuna eroina. Ho semplicemente detto che ha fatto una cosa coraggiosa che denota carattere e per questo per me (che firmo il pezzo) è ammirevole (e se ti fai un giro sul web vedrai che moltissimi concordano con la mia visione). Tu sei liberissimo di pensare il contrario, ci mancherebbe, ma venirmi a dire che l'articolo è - per questo - male impostato - è la medesima critica risibile di chi, nel canale recensioni, si lamenta che l'articolo è fatto male perché incensa o denigra il film o il libro tal dei tali che lui ha invece odiato/amato. Come per le recensioni, è chiaro che questo articolo è il mio punto di vista e pertanto la sua impostazione non è oggettivamente né buona né cattiva: è, soggettivamente, la mia.
» postato da Marina alle 01:50 del 06-03-2010
71 se penso a come ragionavo dieci anni fa mi metterei le mani addoso. Credo che valga anche per chi scrive, delle volte. Oggi so delle cose che ieri non sapevo, oggi cambio idea. Ma credo che in questo scaso le motivazioni siamo più opprtunistiche, tipo ieri ero nessuno ed andava bene tutto, oggi sono famoso e sopratutto ho soldi da buttare e mi prendo la rivincita. Forse però era meglio onorare il contratto, chiuderlo e poi pubblicare un reboot con una casa editrice più "liberale" Il problema è che questo tipo di case editrici stanno nella categoria di personaggi da lista nera di SDM!!!!
» postato da lab alle 14:21 del 06-03-2010
72 « Peraltro, come sai, molti autori arrivano all a pubblicazione non sapendo nulla: è dunque possibile che - come dimostrano i post di Laeryn e di Agar (appena qua sopra) - qualcuno che non ha esperienza di pubblicazione possa pensare che sia legittimo per l'editore tagliar quel che gli pare (cosa che può essere accaduta anche alla De Mari). Questo IMO è il vero messaggio aberrante che non deve passare. » alt, io non ho detto nulla di tutto questo: penso solo che bisogna essere davvero ingenui per aspettarsi che una casa editrice grossa decida di pubblicare un libro "rischioso" così com'è senza alcun rimaneggiamento. E per questo non vedo perchè sentirsi così tanto "vittime" se si sapeva in anticipo cosa comportasse pubblicare con la Salani. Se era così decisa a farsi pubblicare al punto di farsi snaturare le storie, che ora però non faccia la parte dell'ingiustamente bistrattata. E non per una questione di coerenza, in questo caso comprendo senza problemi che abbia fatto le sue mosse solo quando ormai non comportavano nessuna grave conseguenza (il nome e i soldi se li è fatti). Però trovo un po' infantile che una persona adulta sputi a questo modo nel piatto in cui aveva deciso lei stessa di mangiare.
» postato da Agar Cioccolato alle 15:08 del 06-03-2010
73 Ammesso e non con concesso che siano scelte opportunistiche, qualsiasi persona, in qualsiasi campo, quando si fa un nome non lavora più alle stesse condizioni di quando ha iniziato, non ci vedo nulla di strano, tantomeno di scandaloso. Volete il reverse? Salani era al collasso prima dell'arrivo di HP, oggi è una casa che dà persino poca confidenza ai media. Quanto alle disponibilità economiche, non penso che la De Mari si sia arricchita coi libri, probbilmente o sta bene di famiglia, o si è fatta un gruzzolo con la sua professione di medico, o anche entrambe le cose.
» postato da Marina alle 15:10 del 06-03-2010
74 «« La domanda è: se era così inaccettabile, perché l'ha accettato prima? Che adesso non lo faccia è sacrosanto, ma non è coerente. » Andrea, che i discorsi b/n tutti d'un pezzo me li facciano i ventenni come Okamis lo capisco, che me li faccia tu molto meno. Se finora non hai mai sperimentato toni di grigio in te stesso, spinto dalle situazioni o dal comportamento di altri, probabilmente sei stato più fortunato della media delle persone. In ogni caso io sono per il "meglio tardi che mai" e se uno prende una decisione giusta anche dopo un po', non per questo trovo che vada sminuita perché non l'ha fatta prima. Del senno del poi etc etc...» Marina, ma non mi pare che il mio o quello di Andrea sia un discorso di B/N, ma un discorso sulla coerenza. Uso da qui il singolare per evitare di fraintendere le parole di Andrea. A mio avviso è sbagliato dire che il gesto della de Mari è coerente, in quanto sono le sue precedenti azioni a dimostrare il contrario. Come si può parlare di coerenza se per dieci anni ha fatto l'esatto contrario? Sarebbe stata più coerente se ogni volta che usciva un suo libro avesse esplicitato il fatto che l'editing aveva portato con sè un'alterazione non solo del testo, ma anche e soprattutto del messaggio del medesimo. Invece no, non l'ha fatto. Allora mi chiedo: dove sta la coerenza? Forse non hai colto bene come il mio commento fosse basato proprio sui molti grigi di questa vicenda e non su una questione di Bianco e Nero. PS: e poi smettiamola con questo discorso dell'età, Marina, che a seconda della situazione giri e rigiri come meglio ti aggrada (vedi la discussione sul saggio di Harry Potter di qualche giorno fa).
» postato da Okamis alle 17:15 del 06-03-2010
75 « A mio avviso è sbagliato dire che il gesto della de Mari è coerente, in quanto sono le sue precedenti azioni a dimostrare il contrario. Come si può parlare di coerenza se per dieci anni ha fatto l'esatto contrario? » semplice, tutto sta nel termine di paragone: voi chiedete coerenza 'ab initio', che è un modo di vedere tutto d'un pezzo; la De Mari in questo caso è coerente con se stessa, con ciò che ha sviluppato nel suo cammino di questi anni. Non siamo automi: impariamo dall'esperienza e modifichiamo il comportamento di conseguenza. « PS: e poi smettiamola con questo discorso dell'età, Marina, che a seconda della situazione giri e rigiri come meglio ti aggrada (vedi la discussione sul saggio di Harry Potter di qualche giorno fa).» non è che lo rigiro, semplicemente l'età rileva in certi frangenti e non in altri (anche in questo sei assolutista e ricerchi una regola che non può esserci). Siccome anch'io ho avuto 20 anni, posso dire che a 20 anni si è assolutisti, lo capisco; quando arriverai più avanti, vedrai che l'assolutismo te lo devi rimangiare più spesso di quanto tu creda. Agar: l'ho già spiegato molti post fa: se un editore ritiene che un libro sia difficile lo rifiuta, non lo accetta e poi lo tagliuzza a posteriori come gli pare. Esista una cosa che si chiama diritto morale dell'autore e che nessuna casa può calpestare (a meno che l'autore stesso glielo permetta, ovvio).
» postato da Marina alle 17:27 del 06-03-2010
76 « Agar: l'ho già spiegato molti post fa: se un editore ritiene che un libro sia difficile lo rifiuta, non lo accetta e poi lo tagliuzza a posteriori come gli pare. Esista una cosa che si chiama diritto morale dell'autore e che nessuna casa può calpestare (a meno che l'autore stesso glielo permetta, ovvio).» Non dico che una casa editrice che tagliuzza o fa editare pesantemente un libro sia una bella cosa, ma non è questo il punto. La De Mari ha accettato che le sue storie venissero editate al punto da non riconoscerle nemmeno (e quindi immagino che non si sia trattato solo di qualche frase), e la cosa pur di pubblicare le è andata bene. Okay. Non ritengo la sua scelta meschina o che altro. Ora che può permettersi di mollare la Salani la molla, e lo fa nei termini di legge, rescinde il contratto e paga la penale. va benissimo. non sarà eroico o coraggioso, però è suo diritto e sua scelta. E' il vittimismo che non approvo. Ha avuto il suo tornaconto nell'accettare l'editing della Salani, si è fatta un nome (qualcosin anche in soldi magari, ma non penso puntasse a quello, non sarà gran cosa e poi sicuramente non era sul lastrico), che probabilmente era quello che le interessava. Non potendo ottenere la pubblicazione del suo libro come lo voleva lei, almeno si conquista un po' di notorietà per avere più libertà in futuro. Non trovo rispettoso quindi fare vittimismi e dare "colpe" alla Salani se si era liberamente accettato il tutto. Una cosa editrice non dovrebbe fare a pezzi storie che non ritiene pubblicabili per adattarle ai propri canoni e farci soldi? Se l'autore l'accetta, direi che il consenso c'era da entrambe le parti, quindi le vittime semmai sono i lettori, non gli autori.
» postato da Agar Cioccolato alle 17:44 del 06-03-2010
77 Per completezza, anche se sono passati mesi, riporto qui questa nuova dichiarazione della De Mari, che aggiunge alcuni dettagli all'editing politically correct di Salani:
"L'editing della Fanucci mi fa venire voglia di scrivere. Nessuno mi ha mai detto alla Fanucci queste dieci righe si tagliano ( tutte le parti tagliate nei precedenti libri sono nel discorso che Yorsh fa nell'arena) o il libro non lo faccio uscire. Questo è l'editing che fa passare la voglia di scrivere".
Ognuno tragga le proprie conclusioni, io personalmente non ho mai sentito di nessun altro editore che mettesse un aut-aut così odioso a un suo autore
Scary!
Se volete leggere tutto, sta sul blog, post di oggi.
» postato da Marina alle 21:31 del 24-10-2010
78 Non conoscevo questa autrice, ma da quello che leggo in questo thread sembra una grave mancanza per me. Grandissimo gesto. Al di là di tutti i discorsi validissimi sull'editing, il sospetto è che semplicemente volessero censurare certe idee "scomode" (fossero state sbilanciate in un altro senso, nessuno si sarebbe lamentato). Mi viene in mente una discussione analoga sul forum di fantascienza, in cui alcuni difendevano la politica di Urania di eseguire tagli non dichiarati (al lettore) sulle opere pubblicate, per rientrare nel conteggio pagine. Ora, possono snocciolarmi tutte le ragioni che vogliono, ma io voglio leggere l'opera dell'autore che mi piace e di loro me ne frego: passo agli e-book e/o ad altri fornitori (ossia, importazione) e, per quanto mi riguarda, quelli di Urania i libri se li possono tenere in magazzino.
» postato da Il_Console alle 20:55 del 25-10-2010
79 « Grandissimo gesto. Al di là di tutti i discorsi validissimi sull'editing, il sospetto è che semplicemente volessero censurare certe idee "scomode" (fossero state sbilanciate in un altro senso, nessuno si sarebbe lamentato). » sono assolutamente del tuo stesso avviso. In questi tempi che puzzano di orrido politically correct, dire cose vere disturba certe 'sfere'... La quadrilogia cui si fa riferimento non l'ho ancora letta, ma non credo sia un caso che l'unico volume che ho letto, Il Gatto dagli occhi d'oro, sia stato pubblicato da altro editore (sempre Fanucci) prima del passaggio di scuderia. Evidentemente non tutti gli editori hanno le palle per prendere posizione contro l'orrida pratica dell'infibulazione.
» postato da Marina alle 23:21 del 25-10-2010
Puoi continuare la discussione sul forum


1 Grandissima.
» postato da (Alfonso Zarbo) alle 10:20 del 02-03-2010