Un uomo si risveglia dal coma in un'ambiente sconosciuto. Non sa dove si trova, non si ricorda come si chiama, né perché si trovi lì. Gradualmente ritroverà la memoria e lo scopo. Si chiama Ryland Grace (Ryan Gosling), ed è un insegnante di scienze ingaggiato come astronauta in una missione disperata, ad anni luce dalla Terra, per scoprire la causa di una misterioso fenomeno che sta gradualmente riducendo l'attività solare, causando una reazione che causerà una nuova estinzione sul nostro pianeta. In tre erano partiti, ma solo lui è sopravvissuto. Ma quella che sembrava una missione disperata e solitaria si trasforma anche con il primo contatto con un'altra civiltà, rappresentata da un'astronauta solitario che con Ryland condivide sia di essere l'unico sopravvissuto del suo equipaggio, sia lo stesso scopo di salvare il proprio pianeta di origine. I due, alieni l'uno all'altro, dovranno imparare a comunicare, a conoscersi, per mettere insieme le loro risorse e competenze, in una missione in cui tutto quello che può andare storto rischia di andarci.
Phil Lord e Christopher Miller dirigono L'ultima Missione: Project Hail Mary con il loro consueto tono, mescolante il serio, con una brillante sceneggiatura di Drew Goddard basata sul romanzo di Andy Weir, scrittore che divenne famoso con The Martian, anch'esso portato al cinema anni fa.
La storia riprende il concetto di uomo solo nello spazio del precedente romanzo, e lo mescola con temi ambientali e con una storia di primo contatto positiva, ispirata alla fantascienza più ottimista degli anni '70 e '80. Lord e Miller non rinunciano all'ironia, che è meno caustica che in altre occasioni, ispirandosi, nell'adattare i modelli letterari a modelli cinematografici, a opere come Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo ed E.T. di Steven Spielberg.
Come già in The Martian, le sfide a cui i due protagonisti sono incessanti, con un alto livello di tensione, dovuto al fatto che sono estreme e disperate. Fino alla fine, senza soluzione di continuità.
Al percorso dei due nel presente narrativo, con la costruzione di un rapporto di reciproca fiducia e di quella profonda amicizia che lega per sempre due individui che rischiano la vita insieme, si affiancano i flashback che ricostruiscono la memoria e i pregressi del componente umano del duo. Ovvero la scoperta di come sia stato possibile che Ryland sia stato scelto per la missione dalla direttrice del disperato progetto Hail Mary (Ave Maria in italiano), la volitiva e decisionista Eva Stratt (Sandra Hüller).
L'intreccio tra i due percorsi è indissolubile, perché con il recupero della memoria arriva anche, talvolta ma non sempre, una parte della risoluzione del problema contigente.
Un tema fondamentale, motore dell'intera vicenda, è che tutti i problemi hanno al loro interno la soluzione, ma anche le soluzioni hanno intrinsecamente dei problemi.
Se la frase può sembrare criptica è perché andrebbe dettaglia illustrando le situazioni narrative in cui il concetto è sviluppato. Ma ciò anticiperebbe dettagli importanti, mentre in una storia simile è proprio necessario scoprirli gradualmente. Potrebbe essere oggetto di analisi e approfondimento più avanti.
Nello svolgimento della vicenda, sono ben mescolati e intrecciati i due piani narrativi, e in entrambi Gosling risulta convincente, sia nei momenti di delirio solipstico, nelle interazioni di Ryland con l'alieno Rocky, e nei flashback come docente umano ed empatico di scuola media, che si troverà a reggere l'impatto emotivo sia degli eventi catastrofici che incombono, sia degli scambi con Stratt, che la brillante Sandra Hüller riesce a rendere più umana e meno granitica di quanto appaia all'inizio.
Con una messa in scena spettacolare, che non lesina funzionali effetti visivi e sonori, una colonna sonora ben calibrata di Daniel Pemberton, L'ultima missione: Project Hail Mary regge anche la lunghezza non indifferente, ma funzionale al corretto svolgimento della vicenda, portando con efficacia la bandiera di una fantascienza verosimile dal punto di vista scientifico, fondamentalmente ottimista anche quando sembra narrare eventi catastrofici.
In un momento storico così fosco, l'idea che le nazioni del mondo, e mondi alieni, possano capire che dalla collaborazione sia essenziale per la sopravvivenza è forse la più incredibile da credere dalle utopie, ma è bello poterci credere, almeno per due ore e mezza al cinema.

















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