Gianni Riccio è un showman televisivo all'apice della carriera, quando viene travolto da uno scandalo che da un giorno all'altro lo vede in galera e considerato "intoccabile" dallo spietato ambiente dello spettacolo.
Costretto agli arresti domiciliari a tornare nella sua città di origine, Jesolo, dove la famiglia ha uno storico stabilimento balneare, ritrova il suo primo grande amore, Clara, con la quale il matrimonio è stato sacrificato sull'altare dell'ambizione di Gianni. Ma nel ritrovare il passato, Gianni e Clara in realtà si riscoprono per come sono nel presente. Quando arriva per Gianni l'occasione di "tornare in pista", ospite di un programma nazional popolare di "tv del dolore", dovrà decidere se sacrificare di nuovo quel sentimento.
Nel tepore del ballo è il ritorno di Pupi Avati a un film intimista, che scava nei personaggi su più livelli. Il prologo è necessario per comprendere l'animo del protagonista Gianni Riccio (Massimo Ghini aderente al ruolo), un narcisista che non si è mai veramente confrontato con se stesso e le conseguenze della sue azioni. Prima lo scandalo, e poi l'incontro con Clara (Isabella Ferrari nel pieno della maturità artistica) danno a Gianni l'occasione per finalmente, non è mai troppo tardi, intraprendere un percorso che se non è di redenzione, è comunque di presa di coscienza.
Se l'arco dei personaggi è ben delineato, il resto delle tematiche del film resta un po' sottotraccia. Lo stigma della "tv del dolore" non è incisivo, perché sfrutta lo stesso linguaggio che vorrebbe mettere all'indice, anche se va detto che Giuliana De Sio è bravissima nel delineare il personaggio della cinica conduttrice disposta a tutto pur di un punto in più di share.
Nel tepore del ballo ha parecchi limiti, ma è girato con pulizia visiva che esalta la centralità dei suoi due protagonisti, resta quindi l'eco di un regista che con i sentimenti ha costruito una poetica coerente nel tempo.


















