Revisione, ho scritto, per mestiere e a vantaggio dell’arte.

Essere artistici, nel caso della scrittura, non significa scrivere testi incomprensibili dall’assoluto valore. Toglietevi dalla testa l’idea che, se la maggior parte dei vostri lettori non vi capisce, siete dei geni incompresi e loro dei cretini. Magari avete buone idee, magari siete animati dal fuoco dello scrittore, sacro o profano che sia, ma è certo che non siete capaci di tradurre tutto questo in qualcosa che abbia un valore narrativo (questa volta non scomodiamo la letteratura, va’...).

In pratica, non sapete comunicare.

Onestamente: dedico soltanto una piccola parte dell’ideazione agli eventuali lettori e nulla della prima stesura, che esiste per il mio godimento, senza il quale non potrei scrivere tanto quanto faccio. Giunto alla revisione, però, le parti si invertono: correggendo un testo penso ai miei eventuali lettori, perché loro sono la meta ultima di ogni mio scritto e la massa pulsante a cui ho dato vita è sempre infinitamente imperfetta.

Prima (e anche ultima) regola, ferrea: mai mentire a se stessi.

Scrivete esclusivamente per voi stessi? State mentendo.

Le critiche negative non vi tangono? State mentendo.

Non avete modelli di riferimento e credete di essere assolutamente originali? State mentendo.

E così via... di menzogna in menzogna.

Prima regola, quindi, siate onesti con voi stessi.

Personalmente scrivo perché voglio essere letto. Se poi, una volta letto, vengo anche apprezzato sono più felice. Ricerco l’originalità in varie forme, ma so benissimo che ho dei debiti con il passato.

Domanda, vi sembro così perdutamente perso? A me non sembra affatto, anzi, trovo che in questo processo vi sia il senso finale che i libri celano in sé: comunicare con altri esseri umani, condividere fantasie e riflessioni, congetture e passioni. Trovare un punto di contatto e sentirsi accomunati da una visione comune, simile se uguale è cosa impossibile.

Se in tutto questo sono consapevole che il mio fine è essere letto, essere apprezzato e non mi dimentico di cosa mi ha influenzato, sono già a buon punto. Presumo troppo? Non credo.

La prima cosa speciale di pubblicare un romanzo è sapere che qualcuno che non conoscerai mai leggerà e apprezzerà il tuo modo di raccontare e, in fondo, di guardare alla vita.

Ma per raggiungere tutto questo e goderne appieno, bisogna essere onesti con se stessi e capire che dare il massimo è fondamentale.

La revisione, banale sentenziosità a questo punto, è il momento giusto per darsi da fare.

Perdonate la mia solita tendenza alla schematicità, ma per chiarezza dividerei la revisione in tre aspetti: la forma, la caratterizzazione e la coerenza interna.

Questa volta vi parlerò della forma, lasciando ai prossimi due capitoli la caratterizzazione e la coerenza interna, capitoli con cui si concluderà questa prima parte de “Un nuovo mondo”.

Ancora una volta, al bando i corsi di scrittura creativa. Se volete imparare a scrivere bene, leggete romanzi di tutti i generi e spessore e non leggete più questa mia rubrica. Ma posso darvi alcuni consigli, dettati dagli errori che ho commesso e pagato in prima persona (errori che in parte continuo a commettere, purtroppo, mentre di imprevisti e nuovi ne spuntano come funghi dopo un acquazzone autunnale).

Non attribuitevi mai uno stile da soli, è pura presunzione; lo stile lo giudicano i lettori. Di contro, non fatevi convincere che avete un certo stile: lo stile è in continua evoluzione, giacché lo scrittore è una persona e in quanto tale evolve. Se i vostri scritti diventano ripetitivi, chiedetevi se non è il caso di smettere di scrivere per un po’ e di ricominciare a vivere.

Il rischio di attribuirsi uno stile è anche quello, sottile, di fare sempre le stesse scelte, rendendo monotona la lettura. Variate, sfidatevi, quando non siete sicuri di come costruire una certa frase, tentate di capire perché siete insicuri, colmate la lacuna e poi scrivete quella benedetta frase come nell’intenzione iniziale; avrete guadagnato in varietà espressiva. Bloccarsi di fronte alle proprie lacune, impigrirsi e modificare o addirittura tagliare perché non si sa, significa protrarle nel tempo e non progredire.

Comunicare in modo chiaro significa non utilizzare mai sinonimi. Non esistono parole dal significato identico, ma soltanto simile. Capito questo, vi renderete conto di quanto imperfette siano le (vostre) prime stesure. Di contro, utilizzate i sinonimi piuttosto che ripetervi in una precisione ridondante, ma fatelo con consapevolezza, perché tutti i sinonimi sono diversi.

È molto importante capire che le imprecisioni e gli errori grammatico-sintattici della prima stesura sono fisiologici. Ce ne saranno sempre; magari nel tempo diminuiranno, ma ci saranno sempre. Compreso questo, dovete trovare il vostro metodo per scovarli nel maggior numero possibile.

Leggendo e rileggendo, sicuro. Nel mio caso (e in quest’epoca informatica), ciò che noto a video non è ciò che noto su carta e viceversa, credo ciò possa valere per molti. Di conseguenza rivedo sia a video che su carta, più volte.

L’ideale sarebbe lasciar sbollire la passione per il vostro ultimo testo, scrivendo altro e dimenticandovelo in un cassetto per qualche tempo (più lungo sarà il tempo, più sarete distaccati e analitici quando lo riprenderete in mano). Questo non è sempre possibile e non parlo soltanto di scrittori professionisti che hanno delle scadenze precise (uno dei principali motivi per cui esiste la figura dell’editor, direi). Anche chi professionista ancora non è ha le sue scadenze, ad esempio le date di consegna dei propri scritti ai vari concorsi (mi raccomando, scegliete oculatamente i concorsi a cui partecipare...). In ogni caso, tutto questo si traduce in una sola cosa: tentate di essere quanto più distaccati potete dal testo che state rivedendo.

Potrei andare avanti così per molto, direi. Il concetto resta quello iniziale: siate onesti con voi stessi. Qualsiasi dubbio va chiarito, qualsiasi blocco va eliminato, qualsiasi sospetto va trasformato in certezza.

Tagliare, spostare, limare fin nei minimi dettagli è lo scopo principe della revisione, perché la forma è proprio l’aspetto degli scritti che solitamente esce più malconcio da una prima stesura. Non potete far altro che rivedere, passando di frase in frase, di paragrafo in paragrafo e di capitolo in capitolo, parola dopo parola, dal prologo all’epilogo.

Non ci sono regole, dunque, soltanto consigli. Oh, sì, dimenticavo... a parte una, non ve l’ho detto?

Siate onesti con voi stessi.

Nel prossimo capitolo affronterò l’aspetto della caratterizzazione dei personaggi durante la revisione.