Hayao Miyazaki nasce il 5 gennaio del 1944, secondo di quattro figli. Il padre, Katsuji Miyazaki era amministratore della Miyazaki Airplane, un’azienda che allora produceva i timoni degli aerei da combattimento giapponesi, gli Zero, cosa che influenzerà senza dubbio il giovane Miyazaki facendo nascere la sua smodata passione per il volo in generale con particolare attenzione per gli apparecchi volanti antecedenti alla seconda guerra mondiale. Tuttavia Miyazaki si sentì anche colpevole per essere cresciuto in modo sicuro e tranquillo con un padre che si arricchiva con la guerra, mentre molte altre persone soffrivano a causa della guerra stessa, influenzando in qualche modo il suo atteggiamento nei confronti delle armi e dei conflitti tra gli uomini.

La madre era una donna colta e austera, il fratello più giovane di Miyazaki, Shirou, disse una volta che il personaggio di Dola in Laputa gli ricordava, non tanto nell'aspetto ma nella mentalità, proprio la madre. Nel 1947, la madre di Miyazaki contrasse una tubercolosi spinale che la costrinse a letto fino al 1955. La malattia della madre colpì molto il giovane Miyazaki tanto da venire ripresa in almeno due delle sue opere future: il fumetto Nausicaä in cui si ritrova l’aspetto della relazione tra la principessa e la madre e Totoro, in cui l’aspetto autobiografico è ancora più evidente e dove spesso ricorre il motivo: "La mamma è via a causa della malattia".

Si iscrisse alla Toyotama High, una scuola superiore pubblica dove, durante il terzo anno, vide il suo primo anime (lungometraggio animato giapponese), Hakuja Den, (diretto da Taiji per la Toei Douga nel 1958) che fece nascere il suo interesse per l'animazione e la decisione di diventare un disegnatore di fumetti.

Dopo la laurea in Scienze Politiche e Economia conseguita nel 1963, Miyazaki entrò a far parte dello staff dei disegnatori Toei, dove conobbe anche colei che sarebbe diventata la sua futura moglie. La sua incredibile abilità, i suoi meravigliosi disegni e le sue stupefacenti idee, lo imposero in breve tempo all’attenzione dei dirigenti che ben presto gli affidarono incarichi di rilevante responsabilità.

Nel 1971 si trasferì con il collega, amico e "rivale" Isao Takahata, alla A-Pro e in seguito, nel ‘73 alla Nippon Animation. In questo periodo gli venne affidata la regia di molti episodi della prima serie del celeberrimo Lupin III e successivamente contribuì in modo sostanziale alla realizzazione dell’altrettanto famoso Heidi.

La prima serie televisiva diretta da Miyazaki vide la luce nel 1978, l’indimenticabile Conan, il ragazzo del futuro, tratta dal romanzo di Alexander Key, L’incredibile Onda. Questa è la prima opera che cura in ogni suo aspetto, oltre alla regia, è responsabile anche del character design, il mechanical design, il layout e lo storyboard.

Nel 1979, trasferitosi alla Tokyo Movie Shinsha, diresse il suo primo lungometraggio animato Lupin III: il castello di Cagliostro.

Negli anni successivi, il poliedrico e prolifico autore, si divise tra la realizzazione di un paio di suoi manga, Nausicaä della Valle del Vento e The Journey of Shuna, uno stupendo fumetto interamente colorato ad acquarello, e alcuni lavori per l’animazione, tra cui due episodi da cineteca della seconda serie di Lupin III, la serie Il fiuto di Sherlock Holmes in collaborazione con la RAI e con lo studio di animazione di Marco Pagot, e altre collaborazioni minori.

Nel 1984 venne realizzato il lungometraggio Nausicaä della Valle del Vento, basato sul suo stesso manga iniziato - e allora non ancora concluso - due anni prima. Il film fu un successo straordinario e spinse la coppia Miyazaki e Takahata, a fondare un nuovo studio di animazione, lo Studio Ghibli.

Tra il 1986 e il ‘97 lo studio diede vita a ben cinque lungometraggi da diretti dallo stesso Miyazaki, Laputa, Castle in the Sky, un’avventura fantastica ispirata a I viaggi di Gulliver; My Neighbor Totoro (1988), la storia di due bambini che fanno amicizia con creature leggendarie; Kiki’s Delivery Service (1989), le avventure di una giovane strega che svolge le consegne a domicilio a cavallo della sua scopa; Porco Rosso (1992) le volanti peripezie di un aviatore italiano con la faccia di un maiale.

Tutti i lungometraggi riscossero un successo di pubblico e critica e in particolare il personaggio di Totoro si conquistò l’onore di diventare il simbolo dello Studio Ghibli.

Nel 1997, dopo diversi anni di lavorazione, venne distribuito Principessa Mononoke. Il film suscitò scalpore per le scene violente e il messaggio pessimista sul difficile rapporto tra uomo e natura, ma anche questo è Miyazaki, un attento osservatore della realtà che lo circonda.

Durante la conferenza stampa in occasione del completamento di Principessa Monokoke, Miyazaki disse: “Penso che questo sarà il mio ultimo lungometraggio animato che farò in questo modo”. Era da capire cosa intendesse per “questo modo”.

Disse in seguito che desiderava anche lasciare lo studio Ghibli per dare spazio ai giovani autori, ma aggiunse “potrei contribuire per un qualche supporto nel futuro”, come produrre o scrivere le sceneggiature.

Formalmente Miyazaki abbandonò lo Studio Ghibli il 14 gennaio 1998 e dando vita ad un nuovo studio Butaya (La casa del maiale) come suo luogo di ritiro, ma il 16 gennaio 1999 è "tornato formalmente" come Shocho (che all'incirca significa capo ufficio).

Nel 2001 venne completata La città incantata che in patria ripeté l'ormai consueto rituale di successi di critica e pubblico. Il film riscosse anche un sorprendente successo nel resto del mondo sdoganando definitivamente, anche se un po’ in ritardo, l’animazione giapponese dal rango di realtà cinematografica di serie b, marchio affibbiatole troppo velocemente da critici disattenti.

Durante una conferenza stampa affermò “Penso che questo sarà l’ultimo lungometraggio animato che dirigerò”, ma del resto lo disse anche per Principessa Mononoke.

Infatti nel 2003 Miyazaki riprende il ruolo di regista per Il castello errante di Howl, tratto dal romanzo omonimo di Diana Wynne Jones, a causa dell’abbandono del regista originale.

Eclettico, carismatico ed esigente, le doti che lo consacreranno al successo, Miyazaki è capace di indossare con agilità e scioltezza le diverse vesti di autore completo, ideatore, regista, sceneggiatore, produttore, e in passato, per lungo tempo, anche di animatore, ruolo che in fondo ricopre anche ora, vista la sua proverbiale e spontanea meticolosità, e la sua dedizione al lavoro, che lo costringono a correggere i disegni mal riusciti dei suoi collaboratori.

I suoi lungometraggi hanno sempre come protagoniste delle giovani donne coraggiose e intelligenti, Miyazaki lo spiega così “Se confronto un ragazzo in azione con una ragazza in azione, ritengo che le ragazze siano più eleganti. Se un ragazzo cammina a passi lunghi, non penso nulla in particolare, ma se una ragazza cammina con sicurezza, penso “fantastica!”. Forse è perché sono un uomo ma immagino che le donne pensino la stessa cosa nel vedere un uomo camminare sicuro. All’inizio pensavo che quest’era non appartenesse più agli uomini. Non fosse più l’era delle taigimeibun (le grandi cause), ma dopo dieci anni mi sono stancato di dirlo. Ora dico semplicemente che “mi piacciono le donne”. E’ più reale.”

Viene definito come il Disney d’oriente benché lui stesso affermi “Ho veramente apprezzato i primi film: Fantasia, Pinocchio e Biancaneve. Ma la mia sensibilità si è gradualmente e naturalmente allontanata dai lungometraggi Disney” e aggiunge “Penso che un film per il pubblico debba essere ricco di emozioni vere, anche se è leggero. L’apertura dovrebbe essere bassa e ampia così che tutti possano sentirsi invitati, ma l’uscita deve essere alta e purificatrice. Non dovrebbe essere qualcosa che ammetta, enfatizzi o ingrandisca la bassezza. Non mi piacciono i film Disney. L’apertura e la chiusura sono allineate alla stessa bassezza e ampiezza.”

Oltre alle macchine volanti Miyazaki è ossessionato dai maiali, una sorta di passione irrefrenabile, tanto da rappresentare alcuni suoi personaggi con sembianze di suini, ma anche se stesso e i suoi collaboratori.

Hayao Miyazaki riceverà il Leone d’oro alla carriera al prossimo Festival del cinema di Venezia.

I film d’animazione di Hayao Miyazaki: da Lupin a Howl

In attesa dell’uscita in Italia del film Il Castello errante di Howl, iniziamo insieme un viaggio attraverso i lungometraggi di colui che viene considerato uno dei più grandi registi di film d’animazione giapponese, Hayao Miyazaki.

Un viaggio che inizia con le avventure del famoso ladro gentiluomo Lupin III, durante il quale visiteremo città volanti e incantate, incontreremo principesse e strani vicini di casa, e che si concluderà, speriamo solo con un arrivederci, con gli incantesimi dell’affascinante mago Howl.

Immaginatevi ora di essere all’inizio di un vasto corridoio, alle pareti, come fossero dei quadri, gli schermi ci rimandando i titoli dei lungometraggi animati creati dalla genialità e fantasia di Hayao Miyazaki.

Ecco, le luci si abbassano un poco, il primo schermo si anima, una musica comincia a diffondersi intorno a noi, Lupin e il castello di Cagliostro sta per iniziare.

Il Castello di Cagliostro - Lupin III (Rupan sansei: Kariosutoro no shiro), 1979

Per il suo lungometraggio d'esordio, datato 1979, Hayao Miyazaki riprende i personaggi di una delle più note serie televisive dell'animazione giapponese, serie a cui lui stesso collaborò.

Il castello di Cagliostro
Il castello di Cagliostro

La trama degna del romanzo d’avventura più rocambolesco. Lupin vuole rubare alcune preziose matrici che sono conservate nel castello del conte di Cagliostro, un malvagio personaggio che tiene prigioniera una delicata fanciulla di nome Clarice. L’intera storia ruota intorno a due anelli con effigie di capricorno che, incastrandosi perfettamente nell’orologio del campanile del castello, aprono la via ad un prezioso tesoro. Un gioiello appartiene a Cagliostro e l’altro a Clarice. Il perfido conte vuole costringere la fanciulla al matrimonio per impadronirsi dell’anello e scoprire così il tesoro celato. Chiaramente non ha considerato il nostro eroe.

In questo film, Lupin torna ad indossare la famosa giacca verde, come nell’indimenticabile prima serie televisiva del 1971/72. Daisuke Jigen gli è sempre accanto, così come l’affascinante figura del samurai errante Goemon. Non mancano Fujiko Mine, in veste di bionda custode del castello di Cagliostro, e l’ispettore Zenigata.

Agli inseguimenti mozzafiato sulla Fiat 500 giallo banana, si mescolano momenti romantici di grande intensità tra Lupin e Clarice, momenti di profondo rispetto tra il ladro gentiluomo e il suo eterno nemico Zenigata, momenti in equilibrio perfetto tra dramma, commedia e film noir.

Nausicaä della Valle del Vento - (Kaze no tani no Naushika), 1984

Nausicaä è tratto direttamente dal manga che lo stesso Miyazaky creò due anni prima.

Nausica nella valle dle vento
Nausica nella valle dle vento

Un millennio è trascorso da quando la guerra globale chiamata “I sette giorni di fuoco” distrusse la civiltà umana. Gli uomini, sterminati e ridotti di numero, vivono in piccoli regni isolati, mentre una gran parte del pianeta è ricoperta da un’immensa giungla che minaccia la sopravvivenza degli insediamenti umani; è la Giungla Tossica, dove le piante rilasciano nell'atmosfera spore velenose e in cui in cui vivono enormi e mostruosi insetti prodotti dal mutamento.

In questo mondo, ripiombato in uno stato medievale, ma in cui sussistono retaggi tecnologici dell'antica civiltà, vive Nausicaä, ragazzina determinata e coraggiosa, la figlia del capo della Valle del Vento.

Mentre la maggioranza degli uomini cerca di combattere contro la Giungla, Nausicaä comprende che è necessario difenderla, ma un fatto imprevisto e sconvolgente minaccia di portare distruzione nel suo villaggio e nel mondo intero. La Valle del Vento diventa, infatti, un campo di battaglia quando le truppe di Tolmekia, guidate dalla loro regina, giungono nella valle sulle tracce di una nave precipitata del regno di Pejite.

Questo è il primo lungometraggio in cui incontriamo tutte le tematiche più care al regista: il tema della natura, la critica al progresso senza freni, l’antimilitarismo più tenace.

Nausicaä della Valle del Vento è uno stupendo inno al pacifismo e all'ecologismo, un deciso atto d'accusa contro la tendenza umana a portare la, un apologo del rispetto della natura e della vita, in qualunque forma essa sussista.

Laputa: Castle in the Sky – (Tenku no shiro Rapyuta), 1986

Laputa
Laputa

Ispirato a Swift, il primo lungometraggio prodotto dallo Studio Ghibli, narra delle avventure di due ragazzi, Pazu e Sheeta, e della loro ricerca dell'isola/fortezza volante di Laputa. In questa ricerca sono aiutati da una banda di pirati e guidati da una terribile nonnetta e dal ciondolo di Sheeta, una pietra magica contenente una straordinaria energia proveniente dall'isola stessa.

Nonostante l'ambientazione tecnologica e avventurosa, anche in Laputa il tema ambientalista è dominante: la fortezza resta disabitata e accoglie al suo interno una natura selvaggia e incontaminata.

Come in tutti i film del regista colpisce l'approfondimento psicologico dei personaggi, la sublime tecnica realizzativa e l'abilità di Miyazaki nell'alternare scene drammatiche e momenti leggeri e divertenti. Il protagonista maschile è ricalcato sia nei tratti somatici che in quelli caratteriali sull'immagine di un altro eroe miyazakiano, Conan, protagonista della famosa serie animata Conan, il ragazzo del futuro.

My Neighbor Totoro - (Tonari no Totoro), 1988

Totoro
Totoro

Protagoniste di questo film sono le due sorelline Satsuki e Mei le quali, dopo essersi traferite in una nuova casa, iniziano a vedere e poi conoscono i Totoro. Secondo la leggenda, i Totoro vivevano in Giappone prima dell'arrivo dell'uomo e ora abitano nelle foreste, si nutrono di noci e di giorno dormono dentro gli alberi.

In questo film Miyazaki dà sfogo alla sua creatività e fantasia e ciò bilancia il ritmo non incalzante del film. Gatti che diventano autobus, foreste che nascono dal nulla, niente è precluso alla fervida immaginazione del regista. Si tratta di un film intimista, privo di azione, in parte autobiografico, nella figura della madre malata di tubercolosi, minimalista nei ricordi e nelle fantasie infantili. Grande successo di pubblico e enorme di merchandising. Totoro è diventato il simbolo dello Studio Ghibli.

Kiki's Delivery Service – (Majo no takkyubin), 1989

Kiki, una strega in addestramento, è una ragazza di 13 anni che secondo la tradizione deve lasciare la propria casa e trascorrere un anno da sola in una nuova città al fine di diventare una strega a tutti gli effetti.

Kiki
Kiki
Dopo avere baciato la mamma e salutato il papà, vola via sulla scopa della madre, in compagnia del suo più caro amico, il gatto nero Jiji e della radio a transistor del padre. Nella bellissima città marina di Koriko, Kiki organizza un servizio di consegne volanti, sfruttando come vantaggio la sola magia che conosce – il volare su un scopa.

Tuttavia la magia non rende Kiki immediatamente felice. Come lo stesso Miyazaki dice, “in questo film, per magia si intende semplicemente uno dei talenti che le ragazze di oggi hanno” e Kiki è “una ragazza che cerca di essere se stessa volando”. Kiki incontra i diversi problemi e le sfortune tipiche di una giovane imprenditrice – affari lenti, prodotti sbagliati, clienti poco gentili e giorni di pioggia, anche in senso letterario. Deve anche affrontare i propri sentimenti come la solitudine, le paure, la timidezza e i dubbi, proprio come un’adolescente in una nuova città. Miyazaki dice ancora: “l’abilità di volare la libera da quello che c’è sulla terra, ma libertà significa anche preoccupazione e solitudine” e Kiki deve fronteggiare e superare questi problemi per diventare veramente indipendente.

Porco Rosso – (Kurenai no buta), 1992

Il film è ambientato negli anni Trenta e il protagonista, un aviatore il cui volto ha le sembianze di un maiale, vive sulle sponde dell'Adriatico, pilotando il suo Savoia S.21 e ingaggiando duelli aerei con una banda di pirati dell'aria chiamati "Mamma Aiuto!". Nonostante l'aspetto ripugnante Porco Rosso riesce anche a far breccia nel cuore di due donne: la bella Gina e la giovane Fio.

Amore, umorismo, scene di volo spettacolari e un pizzico di nonsense (in una scena di duello aereo due rivali esauriti i proiettili cominciano a tirarsi chiavi inglesi e altra roba da un aereo all'altro): ecco gli ingredienti del film di Miyazaki più divertente e spensierato. La cura maniacale messa da Miyazaki nella ricostruzione del territorio italiano è quasi fotorealistica e le scene di combattimento aereo lasciano senza fiato.

Principessa Mononoke – (Mononoke Hime), 1997

Ashitaka, un giovane guerriero della dinastia Emishi, è costretto ad uccidere un cinghiale-demone diventato pazzo a causa di una ferita di arma da fuoco. Ferito dall'animale, il giovane deve lasciare il suo villaggio per evitare ai compaesani la maledizione del Demone e, a causa dell'avvelenamento ricevuto, è destinato ad una morte certa.

La principessa Mononoke
La principessa Mononoke

Durante il suo viaggio si imbatte nella giovane San, allevata dai lupi e chiamata Principessa Mononoke,e nei suoi nemici umani, guidati da Lady Eboshi, volitiva leader di un villaggio che basa la sua esistenza sulla fabbricazioni di armi da fuoco, la quale ha come obiettivo la distruzione delle foreste abitate dai lupi e dagli altri animali cari a San.

La Principessa Mononoke è una storia di valori, di magia, di crescita. E' una rappresentazione a volte crudemente realistica, tuttavia ricca di quella filosofia e poesia tipiche del popolo del Sol Levante. Mononoke è il film della svolta per Miyazaki: nonostante molti temi trattati siano usuali nella sua cinematografia, come l'attenzione all'ambiente, le difficoltà dell'uomo in un epoca di cambiamenti, il rapporto tra progresso e natura e il ruolo centrale che hanno nella storia i personaggi femminili, Mononoke colpisce per la crudezza di alcune situazioni e per il generale pessimismo che pervade il film. Lontano anni luce dal Giappone ipertecnologico, il sol levante di Miyhazaki è un luogo pregno di spiritualità che è sempre messa a rischio dai gesti degli uomini.

La città incantata – (Sen to Chihiro no kamikakushi), 2001

La città incantata è frutto di una vacanza trascorsa con un amico e le sue figlie, una delle quale divenne l’ispirazione per questo film.

Chihiro, una bambina dieci anni, è in viaggio con i genitori verso una nuova casa in un nuovo paese. Dopo aver attraversato un tunnel si ritrova in una una città di meraviglie, un luogo inimmaginabile dove cose inimmaginabili accadono. Un mondo che esiste proprio accanto al mondo degli esseri umani, ma che gli umani non possono vedere. Divinità maggiori e minori, spiriti e mostri visitano le terme di questa città per guarire dalle loro malattie e ferite. Chichiro vaga per questo mondo dove gli umani non dovrebbero entrare mentre i suoi genitori vengono trasformati in maiali. Miyazaki, ossessionato dai maiali, spiega perché “Perché in realtà lo sono. Quel luogo misterioso ha il potere di rendere visibile quello che uno è davvero. Il papà e la mamma di Chihiro non pensano che a comprare, a ingozzarsi di cibo e cose, dimenticandosi della loro bambina e delle sue vere esigenze."

La bambina può sopravvivere in questo mondo, e salvare i suoi genitori, solo accettando due condizioni: lavorare per Yu-baaba, una strega avara che dirige il palazzo delle terme nel centro della città, e perdere il proprio nome.

Una galleria di personaggi accompagna Chichiro nel suo viaggio: Kumajii, il vecchio responsabile della caldaia; Rin che insegna a Chichiro il lavoro alle terme; Bou, il figlio di Yu-baaba; lo spirito del fiume che fuggendo dal mondo umano giunge alle terme coperto di rifiuti e melma; Kaonashi una misteriosa creatura senza volto; Zeniiba la sorella gemella di Yu-baaba. Ma tra tutti sara Haku, un ragazzo bello e misterioso, che risveglierà in Chichiro memorie andate perdute e la voglia di vivere.

Il film sembra un carosello sulla rappresentazione delle tradizioni animiste giapponesi ma è una dura accusa al consumismo esasperato e ancora una critica alla mancanza di rispetto che l’uomo ha nei confronti della natura che lo circonda.

Diversi sono i premi ricevuti da questo film: Miglior film al Japanese Academy Awards (2001); Orso d’Oro al Festival del Cinema di Berlino (2002), Oscar come miglior film d’animazione (2002), il primo oscar vinto da un film d’animazione giapponese.

Il castello errante di Howl - (Hauru no ugoku shiro), 2004.

Tratto dal romanzo omonimo di Diana Wynne Jones, il film racconta le avventure della giovane Sophie Hutter, alle prese con la gelosia della Strega delle terre desolate che la trasforma in una vecchina, gli incantesimi dell’affascinante Mago Howl proprietario di un castello che si muove sulle sue proprie gambe, un capriccioso demone del fuoco in cerca di libertà e altri personaggi bizzarri.

Il trailer, disponibile al momento solo in inglese, è visivamente straordinario, ma per vedere il film in Italia dovremo attendere settembre... manca poco.

La letteratura occidentale ispirazione delle opere di Miyazaki

Da dove nascono i nomi o le storie narrate da Hayao Miyazaki?

La letteratura occidentale è stata spesso di ispirazione per le sue opere, sia quelle per la TV sia per i lungometraggi di animazione.

Omero, Swift, Verne fino ai più recenti LeBlanc, Key e Jones questi sono gli autori cui si è riferito Miyazaki, se non ispirato, per creare i suoi capolavori.

Iniziamo con Arsenio Lupin, un eroe che ci è stato riproposto in molti modi: in tv, nei manga giapponesi, nei fumetti, ma a dargli la luce è stata la penna di Maurice LeBlanc. Di origine normanna, nato a Rouen, Maurice Leblanc ha coltivato sin da giovane la passione per scrittori come Flaubert o Maupassant.

Nel 1905 la sua creatura più preziosa prende prende vita: Arsenio Lupin il ladro gentiluomo, che renderà LeBlanc uno scrittore di fama riconosciuta e gli porterà un successo che lo seguirà per tutta la vita. Lupin viene definito dallo stesso LeBlanc "une âme intrépide dans un corps inattaquable" (un cuore intrepido in un corpo inattaccabile), mai definizione è stata così azzeccata.

Mentre la figura di Nausicaä, in quanto personaggio, trae ispirazione da un racconto giapponese che risale al 12 secolo dal titolo Tsuntsumi Chunagon Monogatari (Storia del consigliere Tsutsumi), il nome Nausicaä deriva direttamente a Omero e la sua Odissea.

Nausicaa, è la principessa dei Feaci che, seguendo un consiglio di Atena, si reca alla spiaggia con le sue ancelle. Stesi i panni ad asciugare, si mettono a giocare a palla, finché non vedono un uomo irsuto uscire nudo da un cespuglio: quest'uomo è Ulisse. Mentre tutte le ancelle fuggono impaurite, Nausicaa accoglie con grazia lo straniero che invoca la sua misericordia. Gli fa dare delle vesti e gli indica la strada per la dimora del padre, Alcinoo, il quale lo accoglie calorosamente e gli fornirà una nave per il ritorno in patria.

Nel racconto tradizionale giapponese, la protagonista è invece una principessa abbastanza eccentrica che ama gli insetti e i vermi mentre le altre principesse amano le farfalle. E’ una giovane bella e intelligente che ama guardare i bruchi trasformarsi in crisalidi e che afferma: “la bellezza è solo superficiale. Bisogna vedere la vera natura delle cose per comprenderle”. Quando i suoi genitori cercano di persuaderla a lasciare perdere gli insetti, la principessa replica: “per capire qualunque cosa, devi guardare attentamente dentro di essa e vederla dall’inizio alla fine. Questo bruco diventerà una farfalla un giorno. Anche le sete che state indossando vengono dai bruchi.”

ìIn questa principessa si riconoscono molti dei tratti della Nausicaä di Miyazaki per la quale immaginò come potesse essere la sua vita da adulta e quale potesse essere il suo destino.

Anche le immagini iniziali di questo film hanno un riferimento con l’occidente, è lo stesso Miyazaki a dire di essersi ispirato all’Arazzo di Bayeux.

Non propriamente un opera letteraria, l'arazzo di Bayeux racconta la storia e le battaglie relative alla conquista dell'Inghilterra nel 1066 da parte di Gugliemo il Conquistatore.

L'arazzo di Bayeux
L'arazzo di Bayeux
Con immagini precise e dettagliate illustra la costruzione di castelli, di battelli (la flotta di invasione di Guglielmo), vi compaiono anche vedute della corte di Guglielmo, dell'interno del castello di Edoardo a Westminster. L’equipaggiamento dei numerosi soldati che presero parte alle battaglie, soprattutto quella di Hastings, è preciso in ogni dettaglio così come sono ben visibili i segni distintivi sugli scudi. L'arazzo è inestimabile per quanto riguarda la conoscenza della vita dell'epoca

Laputa prende invece il nome dall’isola galleggiante che compare nel quarto capitolo de I viaggi di Gulliver di Jonathan Switft, ma come dice Pazu, il protagonista del film, la Laputa di Swift “è solo una storia in un libro”, mentre questa Laputa è vera. Nel romanzo di Swift, gli abitanti di Laputa rappresentano la follia della conoscenza teorica senza alcuna relazione con la vita umana e alcuna possibilità di utilizzo nel mondo reale. Swift era molto critico nei confronti delle nuove idee che germogliavano ogni giorno attorno a lui, idee basate su grandi speculazioni intellettuali e teorie, lo scrittore preferiva infatti una conoscenza di tipo tradizionale, verificata e sperimentata nel corso dei secoli.

Conan, probabilmente la serie TV più importante diretta da Miyazaki, è un adattamenteo del racconto per ragazzi L’incredibile Onda di Alexander Key.

Key nasce il 21 settembre 1904.

Alexander Key
Alexander Key

Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Chicago si mantiene lavorando come illustratore. L'arrivo della Grande Depressione lo spinge a scrivere racconti in prima persona al solo scopo di ottenere incarichi di illustratore. Uno di questi racconti è proprio L’incredibile Onda, la vera storia di Conan e Lanna, di High Harbor e Industria, di un mondo che può ancora rinascere a causa dell'egoismo degli uomini, una storia divenuta famosa grazie alla serie diretta da Miyazaki.

Il romanzo è stato pubblicato dalla Kappa Edizioni.

Concludiamo infine con Il castello errante di Howl, tratto dal romanzo omonimo della scrittrice inglese Diana Wynne Jones. Il libro è stato presentato da Fantasymagazine in occasione della sua pubblicazione in Italiano grazie alla Kappa Edizioni.

Ma chi è la scrittrice da noi ancora poco nota? Diana Winne Jones nacque a londra nel 1934. Iniziò a scrivere racconti per se stessa e per le sorelle all’età di otto anni, in un Inghilterra che cercava di riprendersi dalle ferite della seconda guerra mondiale. Dopo avere letto Le Mille e una Notte e La Morte d’Artu di Malory, la Jones decise che sarebbe diventata una scrittrice professionista. Nel 1953, durante si suoi studi al St. Anne’s College, ebbe la fortuna di seguire le lezioni di C.S Lewis e J.R.R Tolkien, entrambi professori a Oxford in quel periodo. Lei stessa racconta nella sua autobiografia “Lewis rimbombava nelle aule affollate mente Tolken borbottava a me e altri tre.

Diana Wynne Jones
Diana Wynne Jones

Guardando indietro, mi rendo conto come entrambi abbiano avuto un’enorme influenza su di me, non saprei dire come, a parte il fatto che devono avere avuto la stessa influenza anche sugli altri. Ho scoperto di recente che quasi tutti quelli che continuarono a scrivere libri per ragazzi erano a Oxford nello stesso periodo, benché difficilmente li abbia incontrati né abbiamo mai parlato di fantasy. In quel periodo Osxford era davvero sprezzante nei confronti della fantasy. Tutti alzavano un sopracciglio al passaggio di Lewis e Tolkien e dicevano irritati: “Ed erano anche degli studenti così eccellenti.”

Leggendo il romanzo traspare quella che mi piacerebbe chiamare un’affinità elettiva tra la scrittrice e il regista. Il romanzo sembra infatti scritto appositamente per diventare un film del maestro giapponese. La decrizione dei giovani protagonisti, gli ambienti vitali e vivaci, i colori nitidi e brillanti emergono dalle pagine del libro come immagini animate. La strega delle Terre Desolate potrebbe ricordare Yu-baaba della Città incantata e non è difficile immaginare il demone del fuoco Calcifer rilassarsi in una delle vasche del palazzo delle terme.

La Jones non ha contribuito alla stesura del film, come lei stessa disse parlando del progetto di Miyazaki “Non ho alcun coinvolgimento – io scrivo libri, non film. Sarà diverso dal libro, probabilmente molto diverso, ma così deve essere. Sarà comunque in film fantastico.”

Aspettative confermate durante una visione privata del film a Bristol in compagnia dello stesso Miyazaki.