Autunno 2023, fronte ucraino. La 3ᵃ Assault Brigade riceve l’ordine di riconquistare Andriivka, un villaggio della regione di Donetsk distante appena 2000 metri dalle linee nemiche. Una distanza minima sulla mappa, ma enorme nella realtà del fronte. Per raggiungerlo bisogna attraversare una stretta fascia di terreno, un corridoio di alberi e fango completamente esposto al fuoco avversario. Ogni passo in avanti non è conquista, ma perdita.
2000 metri ad Andriivka non descrive una battaglia ma mostra l’impossibilità di raccontarla in termini tradizionali. Mstyslav Chernov sceglie consapevolmente di rinunciare a qualunque struttura epica o strategica per immergere lo spettatore in un’esperienza di guerra frammentata, ripetitiva, quasi priva di progressione narrativa. Il fronte non avanza davvero, si consuma. La macchina da presa è incollata ai corpi dei soldati: body-cam, droni, inquadrature instabili, respiri affannati. La visione diventa claustrofobica, intermittente, spesso confusa. È un’estetica che richiama inevitabilmente i videogiochi sparatutto in soggettiva, ma qui ogni “azione” è priva di ricompensa, ogni movimento è rallentato dalla paura e dalla consapevolezza della morte imminente. Il cortocircuito visivo è potente e disturbante: lo spettatore riconosce un linguaggio familiare, ma ne sperimenta la totale svuotatura di senso ludico.
Il cuore del film è il costo umano della guerra, mostrato senza enfasi né compiacimento. I soldati non incarnano simboli o ideali, ma una condizione: stanchezza, tensione costante, attese interminabili interrotte da esplosioni improvvise. Chernov insiste sulla ripetizione: stessi gesti, stessi ordini, stessi percorsi, stessi corpi che cadono. Andriivka diventa allora non è più un luogo da liberare, ma un non luogo, ridotto a rovine anonime, la cui conquista appare sempre più astratta e priva di reale significato. In questo senso, i “2000 metri” del titolo assumono un valore profondamente simbolico. Non indicano solo una distanza fisica, ma la sproporzione tra obiettivo militare e prezzo umano. Sono metri che si misurano in tempo sospeso, in nervi consumati, in vite interrotte. Chernov non offre risposte né consolazioni: evita qualsiasi retorica e lascia emergere il vuoto, lo smarrimento, le domande irrisolte sul senso stesso del combattere e del morire per un territorio ormai cancellato.
2000 metri ad Andriivka ha debuttato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2025, dove ha ottenuto il World Cinema Documentary Directing Award, ed è stato selezionato e premiato in numerosi festival internazionali dedicati al cinema documentario, tra cui CPH:DOX e DocAviv. È stato inoltre proposto dall’Ucraina come candidato agli Oscar 2026, sia nella categoria Miglior Documentario sia in quella di Miglior Film Internazionale.














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