La freeway 101 di Los Angeles è una strada dove si stanno susseguendo un numero preoccupante di rapine. Lo sa bene l’ispettore Lou, convinto che dietro a molti colpi ci sia una sola mano: un rapinatore abilissimo che conosce alla perfezione il contesto in cui si muove e che non usa mai la violenza durante i furti. Quell’uomo dal passato difficile si chiama Mike, e il suo obiettivo sono i clienti facoltosi coperti da assicurazioni stratosferiche. Durante un colpo Mike si trova coinvolto in una situazione spinosa, per questo decide di diventare più cauto, cosa che non piace al suo socio, che gli mette alle costole Ormon, un ragazzo violento pronto a tutto pur di trovare informazioni su possibili nuovi colpi. Mike, che si sente braccato dalla polizia, vuole fare un ultimo colpo milionario e per questo contatta Sharon, agente assicurativo che ha diverse faccende in sospeso con il proprio datore di lavoro.
Basato sull’omonimo racconto del 2020 di Don Winslow, Crime 101 – La strada del crimine, scritto e diretto da Bart Layton, è un curioso oggetto, figlio del tempo in cui viviamo. Layton omaggia apertamente non solo il cinema di Michael Mann, e in particolare Heat, ma anche i classici con protagonista Steve McQueen, citato dal protagonista all’interno del film stesso. Ciò che Layton fa è però prenderne timidamente solo la superficie, senza quell’estetica, la componente del dramma eroico, quel senso del ritmo frenetico o il montaggio tipici di Mann, finendo per dare alla pellicola un carattere da “vorrei ma non posso” che rende Crime 101 un po’ sciapo, forse più collocabile su una piattaforma che sul grande schermo.
Anche la scelta del cast stellare (c’è persino un cameo di Nick Nolte) non si discosta dai soliti stereotipi per la caratterizzazione dei personaggi: Mark Ruffalo è il classico detective disilluso, sempre arruffato; Barry Keoghan lo psicopatico; Halle Berry la donna in carriera sola che si rende conto di avere buttato via la propria vita; mentre Chris Hemsworth, con sguardo granitico, è decisamente troppo bello per essere un rapinatore qualsiasi. Sembra quasi di essere tornati ai tempi di Drive, con Ryan Gosling bravissimo ma con la faccia sbagliata per essere credibile nei panni del piccolo malvivente, ma con la differenza che qui Hemsworth non ha mai slanci particolarmente brillanti, limitandosi a mantenere sempre la stessa espressione granitica, che dovrebbe venire scalfita solo dalla parentesi romantica.
Tutto sbagliato quindi? Assolutamente no, perché Crime 101 – La strada del crimine, sebbene sia stato chiarito, non lavora per fini cesellature ed è comunque godibilissimo. Funziona l’equilibrio tra la lunga premessa, che più che dare tridimensionalità ai personaggi serve per far scorrere bene la storia, e funziona l’epilogo, proprio perché a Bart Layton non interessa dare una profondità morale al racconto. Non c’è alcuna pretesa di filosofeggiare sul bene e sul male, salvezza o caduta, ma si assiste a un semplice gioco di specchi senza pretese pedagogiche. Infatti, nel novero dei cattivi sono inseriti dei biechi assicuratori, maschilisti e senza scrupoli, e i ricconi stessi, dalla cui parte nessuno si sognerebbe mai di stare. Proprio per la sua autoconsapevolezza di non voler essere nulla di più di un thriller di fascia media, Crime 101 – La strada del crimine centra il suo obiettivo ed è godibilissimo.

















