- Sentai e kaiju
- Shin Zero come rievocazione e omaggio
- Rosso, blu, giallo, rosa e verde
- Una nuova generazione per il fumetto occidentale?
Quando si parla di fumetto occidentale e in particolare di quello francese, due nomi che dovrebbero subito balzare alla mente sono quelli di Mathieu Bablet e Guillaume Singelin.
Dopo diverse pubblicazioni in solitaria (per Bablet ricordiamo La bella morte, edito da Mondadori e di Singelin non possiamo non citare il suo formidabile Frontier, uscito per Bao Publishing), i due hanno stretto un sodalizio artistico che ci lascia a bocca aperta.
Stiamo parlando del primo volume di Shin Zero, magistralmente sceneggiato da Bablet e divinamente illustrato da Singelin.
La serie conta tre volumi, di cui Bao Publishing ha pubblicato il primo a giugno di quest’anno.
Cinque giovani coinquilini, ognuno con il suo carico da novanta di problemi sulle spalle, lavorano come sentai a chiamata. Tramite una app vengono contattati da chi ne ha più bisogno, arrivando sul posto più veloci della luce, o quasi.
Sentai e kaiju
A partire dal formato (un 15x21, più piccolo dei soliti cartonati occidentali), Shin Zero strizza di certo l’occhio al Giappone e ai manga. Le tavole sono in bianco e nero, colorate unicamente con qualche spruzzo giallo, blu, rosa, verde e rosso. Sì, i colori dei Power Rangers, che poi, alla fine, sono sentai.
Come Mathieu Bablet ci illustra in un approfondimento a fine volume, che vi consigliamo caldamente di non perdervi, c’è un genere in Giappone (uno dei tanti, meravigliosi e intricati che popolano il panorama manga) che si chiama tokusatsu.
Avete presente Godzilla?
Ecco, il film del 1954 diretto da Ishirō Honda apre le danze proprio al tokusatsu che, letteralmente, significa “effetti speciali”.
E la creatura gigante e dalla pelle verde più famosa del mondo cinematografico è un kaiju, una “strana bestia”.
E quali erano gli elementi che non dovevano mai mancare per un ottimo film in stile tokusatsu? Ce lo dice Bablet: effetti speciali fatti a mano, stuntman che indossano costumi da mostri, distruzioni ed esplosioni di edifici realizzati tramite modellini
.
Ma perché ne stiamo parlando? Perché il Super Sentai è proprio un sottogenere dell’universo tokusatsu.
Di certo in Occidente non possono che venirci in mente i Power Rangers, che di solito combattevano, guarda caso, mostri giganti. Ed essi ricadono proprio sotto l’etichetta “Super Sentai”, dove sentai sta per “squadra da comabttimento”.
Dopo la celebrità sul grande schermo, ecco che il tokusatsu approda anche in Tv con serie come Ultraman o Kamen Rider, molto popolari nel Paese del sol levante.
Il racconto di Bablet nel suo focus sul genere Super Sentai, non si ferma. Cita infatti anche una sua ulteriore variatio, il majokko, che vede come protagoniste giovanissime dotate di poteri magici che spesso si trasformano…
Lo sappiamo che vi sono venute in mente! Le Sailor Moon!
Anche loro indossano vestiti di diversi colori, formano un gruppo e solitamente combattono contro dei mostri. Proprio come i protagonisti del Super Sentai!
Shin Zero come rievocazione e omaggio
Come ci ricorda lo stesso Bablet nel suo approfondimento a fine volume, Sentai, Kaiju, Mecha… Ma di che diavolo stiamo parlando?!, la serie di Shin Zero è un omaggio ai codici estetici di cui abbiamo parlato finora e al Giappone.
E se si parla di estetica, non possiamo che soffermarci sul disegno di Singelin.
Con le sue precedenti uscite, da PTSD (Edizioni BD) e Frontier a The Grocery (Bao Publishing), ci ha abituati al suo tratto particolarissimo. Ci ha fatti entrare nel suo mondo, linea dopo linea, tavola dopo tavola e noi siamo rimasti incantati.
Poi arriva Shin Zero e Singelin cambia.
Attenzione, non del tutto, la sua firma la ritroviamo nei profili dei personaggi, nel tratto minuzioso e negli sfondi pieni zeppi.
Però le 200 e passa pagine di questo fumetto hanno un gusto diverso dal solito: sono in bianco e nero, lo abbiamo detto, e attingono a piene mani dal fumetto giapponese.
Quindi: il tratto di Singeling giapponesizzato.
Il risultato? Pazzesco.
Rosso, blu, giallo, rosa e verde
Bianco e nero, ma non totalmente.
Singelin ci strega inserendo qua e là spruzzi di colore. L’illustratore francese li usa solo per tinteggiare le tute dei personaggi.
L’occhio di chi legge rimane catturato, quasi ci fosse una narrazione parallela fatta di soli cinque pantoni.
Una nuova generazione per il fumetto occidentale?
Quello che Bablet e Singelin hanno fatto è speciale.
Sono riusciti a mescolare fumetto occidentale e fumetto giapponese in un’epoca in cui c’è ancora chi difende a spada tratta la necessaria assenza di commistioni.
La storia è intrigante (vogliamo già sapere di più riguardo la storyline di Satoshi, ma anche del difficile rapporto con Warren), dell’impatto grafico non crediamo ci sia molto altro da dire e i temi trattati sono evocativi ma allo stesso tempo attuali.
Che dire?
Dov’è il secondo volume?















