La più piccola è la storia di Fatima, giovane donna che vive vicino Parigi, dove gravita la sua vita. La seguiamo nel momento di passaggio tra la fine degli studi superiori e l'università, in cerca di sé stessa, non solo nella direzione degli obiettivi di studio ma, sopratutto, di identità personale. La sua attrazione per il suo stesso sesso la turba perché circondata da un ambiente in cui certe parole sono un insulto. Finge quindi di amare un ragazzo, ma cerca la compagnia femminile con le app d'incontri, a scopo esplorativo, fuori dal suo contesto, in cui certe inclinazioni vanno nascoste.
Fatima, la più giovane di tre sorelle tutte dedite a diventare "perfette spose", sente anche profondo il contrasto non solo con l'ambiente patriarcale, ma anche con la sua religiosità islamica, nella quale cerca risposte che stentano ad arrivare, mediando tra amore terreno e devozione.
Ispirato all'omonima autobiografia di Fatima Daas, il film che Hafsia Herzi, attrice e regista franco-tunisina alla sua terza direzione, ha scritto e diretto segue i frammenti di vita della protagonista puntando tutto sul talento naturale ed espressivo della esordiente Nadia Melliti.
La ricerca della verità sembra essere il principale motore narrativo e visivo del film. Una verità cinematografica e non documentaristica, affidata anche a una ricostruzione d'ambiente sintetica ma efficace. Anche il linguaggio dei dialoghi è frutto della stessa ricerca di verità.
La sintesi è un diario personale e di apprendistato sentimentale che non è mai morboso, ma delicato anche nei momenti più espliciti. Un racconto intimista intimo e universale di crescita, libertà e accettazione di sé.















