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Il giudice blocca D&D

Il Tribunale di Viterbo
PESCE D'APRILE ANTICIPATO
E' una notizia che farà scalpore ma si può facilmente immaginare che si risolverà tutto in una bolla di sapone. Almeno speriamo, perché se dobbiamo stare a quanto stabilito da una sentenza del TAR del Lazio, molti di noi detengono in casa un... pericoloso oggetto satanico.
Di che si tratta? Del Gioco di Ruolo Dungeons & Dragons, in qualsiasi edizione italiana. La sorprendente sentenza arriva dopo una lunga storia giudiziaria iniziata al Tribunale di Viterbo nel 2004 e conclusasi da poco al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio.
Un giocatore locale, A.L., era stato accusato di aver approfittato della sua posizione di Dungeon Master per influenzare le menti dei partecipanti (minorenni) alle sedute di GDR, finendo per creare una specie di setta che, a detta dei genitori dei ragazzi, esibiva comportamenti strani e aveva sviluppato una specie di linguaggio segreto. Comportamenti che alla fine hanno spinsero il parroco a sollecitare l'intervento delle forze dell'ordine. L'ironia della diatriba legale è che tutti i partecipanti adesso sono maggiorenni e vaccinati, e si dedicano ad attività produttive, dopo lo scioglimento del gruppo a seguito della polemica.
Mentre il Dungeon Master se l'è cavata con una piccola condanna peraltro già coperta dall'indulto, e i "plagiati" sono ormai liberi da qualsiasi influenza, la peggio sembra averla avuta D&D versione italiana, che dovrebbe essere ritirato dal territorio nazionale.
Mentre da parte nostra ci chiediamo, sorridendo sotto i baffi, come mai l'ineffabile giudice abbia trascurato la versione in inglese, i grossisti di giochi hanno già deciso di ignorare la sentenza, la cui assurdità sarebbe a loro parere così evidente da imporre a breve un provvedimento legislativo.
Ce lo auguriamo, ma nel frattempo... giocate di nascosto!
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