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Ora Harry Potter è anche un gene umano

La dottoressa Stephanie Seminara
Gli studiosi hanno scoperto un gene, battezzato Harry Potter in onore del maghetto, ma il cui nome tecnico è GPR54, che regola un’area del cervello che secerne un ormone chiamato GnRH, il quale a sua volta stimola la ‘cascata riproduttiva’ che segnala alle ovaie e ai testicoli di rilasciare rispettivamente estrogeni e testosterone. Di conseguenza, la mancanza del gene Harry, impedisce di raggiungere la maturità sessuale, anche se non è il solo gene coinvolto nel processo.
La ricerca, frutto di anni di lavoro, è stata condotta dalla dottoressa Stephanie Seminara di Harvard, che ha esaminato e studiato i campioni sanguigni di una famiglia araba nella quale parecchi membri non avevano raggiunto la pubertà. In essi si è riscontrata appunto una mutazione del gene Harry quale responsabile dell’inibizione della maturazione sessuale. Il mutamento del medesimo gene è stato poi riscontrato anche in un altro soggetto afroamericano.
Parallelamente, la Paradigm Therapeuthics di Cambridge, una società che si occupa di biotecnologie, è giunta alle stesse conclusioni studiando topi da laboratorio. Ed è proprio questa società ad aver trovato un nome non-Babbano al gene in questione: è infatti sua tradizione battezzare col nome di orfanelli famosi i geni le cui funzioni sono sconosciute.
La scoperta è foriera di grandi applicazioni mediche: ne beneficeranno anzitutto le tecniche di contraccezione e di cura per l’infertilità. Inoltre, i trattamenti contro il cancro e contro la pubertà precoce.
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