La porta si apre di scatto, la cruda luce azzurra squarcia le tenebre. Un raschiare di pietra su pietra riecheggia fra le oscure pareti. Una sagoma dondolante entra spingendo un tavolo di pietra, trasportando un grigio corpo muscoloso.

Un lampo: l'immagine di un obelisco che si staglia contro una grande luna rosa in un cielo viola.

La sagoma ondeggiante continua a spingere il tavolo.

Un altro lampo: file di teschi allineate su scaffali si voltano all'unisono a fissare chi si sta avvicinando.

La sagoma claudicante, lo sguardo smorto, avanza regolare.

Lampo. Un volto femminile, un simbolo nero con incisioni incandescenti e fiamme che divampano tutto intorno.

Tavoli con altri corpi sopra sfilano accanto al passaggio del portantino con il suo carico da trasportare.

Lampo. La donna abbassa teneramente lo sguardo per ricevere una carezza sulla guancia.

Il corpo trasportato sul tavolo ha uno spasmo.

I lampi di memoria si susseguono sempre più frenetici.

La mano che accarezzava si ritrova ad avere davanti a sé il vuoto: nella stanza non c'è più nessuno.

L'uomo sul tavolo scopre le labbra digrignando i denti.

La donna dai capelli castani ricompare, la pelle grigia e raggrinzita, le orbite vuote, la bocca aperta in un urlo rabbioso, andando a unirsi a una schiera d'esseri simili a lei: tutti alzano un braccio con puntato un dito accusatore.

Un uomo che cade in una pozza di tenebra.

Lo stesso uomo che attacca impugnando pugnali affilati.

Esseri con sembianze di rettili e ali da pipistrello in un'arida landa.

Una mano grigia protesa verso quattro figure sul bordo di una buca profonda.

Il volto di un uomo dai capelli neri che nello specchio vede la propria pelle raggrinzirsi fino a divenire grigia, gli occhi farsi bianchi mentre la folta chioma cresce a vista d'occhio, spalancando la bocca in un urlo di tormento.

Una figura eterea di donna s'allontana mestamente dopo aver dato un ultimo sguardo alle proprie spalle.

Lo zombi zoppicando s'allontana dal tavolo parcheggiato in fondo alla stanza. Sul piano di pietra l'uomo grigio muove una gamba, reclinando il capo di lato e svegliandosi.

E' il video che proietta nel mondo di Planescape Torment, un videogioco realizzato nel 1999 dalla Black Isle basandosi sulle regole di Advanced Dungeons & Dragons, le cui vicende si svolgono nell'ambientazione che dà nome al gioco. Un videogioco che rispetto ad altri dell'epoca, anche della stessa casa (sempre realizzati con il motore Bioware Engine, come le serie di Baldur's Gate e Fallout), più che i combattimenti e i nemici da sconfiggere, fonda la propria storia sulla ricerca, sulla scoperta che avviene attraverso il dialogo e l'acquisizione di memorie. 

E perché questo avvenga, all'inizio della storia al giocatore, quando deve distribuire i punti delle caratteristiche come avviene in qualsiasi gioco di ruolo nel momento della creazione del proprio pg, conviene dare maggiore importanza a saggezza, intelligenza, carisma, piuttosto che a forza, destrezza, costituzione: più alti sono i valori di tali caratteristiche maggiori sono le possibilità di scoprire segreti capaci di far addentrare maggiormente all'interno di una storia profonda che supera l'intenzione ludica d'intrattenimento, creando una riflessione affascinante sull'animo umano, sulle scelte compiute e sulle conseguenze che ne seguono, sulla mutevolezza ed evoluzione che ha la personalità di una persona in base a una decisione o a un'altra e su come essa influenza il mondo in cui vive e le persone con cui si entra in contatto. 

Non è un caso che grande importanza sia data alle domande più che alle risposte, perché le domande rivelano la natura, lo spessore di un individuo, verso che cosa è proiettato; si potrebbe dire che dalle domande che uno pone si può conoscere chi è.

«Cosa cambia la natura di un uomo?» 

Uno dei tanti quesiti rivelatori di cui si è appena accennato; una domanda che rivela una storia di dolore e rimpianto, della necessità di trovare risposta a situazioni tormentose dalle quali non si è ancora riuscito a trovare una soluzione.

La domanda che si pone il Cercatore (uno degli stati rappresentati dagli archetipi junghiani che qualunque individuo possiede), colui che è in cerca di risposte alle domande che attraversano e impregnano la propria esistenza; una ricerca che vede impegnato chi vuol trovare se stesso, scoprire da dove viene, le proprie origini, scoprire chi è e qual è la meta verso la quale è diretto. Un viaggio che è sempre un cerchio che si chiude, perché la sua fine riporta sempre al principio, dove tutto ha avuto inizio.

Questa è la verità dell'uomo e della vita che vive, il motivo per cui cammina sulla terra. 

O sui Piani, come accade in Torment, in un viaggio non solo attraverso mondi differenti, ma anche attraverso l'animo umano, mostrando come possa essere sconfinato e molteplice, quante possano essere le sfaccettature e le personalità che un individuo può possedere.