Mattinata intensa, quella che abbiamo passato in compagnia dei doppiatori italiani, i registi americani e la cantante italiana della colonna sonora di Ribelle – The Brave, ultimo film in casa Disney Pixar che arriverà nelle nostre sale al ritorno dalle vacanze, il 5 settembre.

Suddivisi giornalisti e redattori in tre gruppi, è stato possibile scambiare quattro chiacchiere con i doppiatori scelti per la versione italiana: Anna Mazzamauro nel ruolo della Strega Saggia, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta e Shel Shapiro per il fantastico trio dei Signori delle Highlands, alleati di Re Fergus (di cui non è ancora stato diffuso il nome del doppiatore).

I quattro artisti sono stati molto disponibili a mettersi a confronto senza troppi filtri con i loro interlocutori, scherzando e raccontandosi.

Anche Mark Andrews e Brenda Chapman hanno mostrato tutta la passione per il loro progetto e non si sono risparmiati in descrizioni, spiegazioni e chiarimenti sull'iter di lavorazione e sulle loro intenzioni creative.

É stata poi la volta di Noemi, nome d'arte di Veronica Scopelliti, la rossa cantautrice romana diventata famosa con la sua partecipazione a X-factor, che ha cercato di raccontare la propria esperienza nell'interpretare il brano cantato in originale dalla scozzese Julie Fowlis, la propria simpatia per il progetto Pixar e la vicinanza al personaggio di Merida.

Senza dilungarci oltre vi proponiamo di seguito le tre interviste e una serie di foto scattate durante l'evento.

Dietro le quinte con Anna Mazzamauro, Enzo Iacchetti, Shel Shapiro e Giobbe Covatta.

Questo è un film doppiato da un cast di attori del cinema (Kelly Macdonald. Julie Fowlis, Julie Walters, Billy Connolly, Emma Thompson, Kevin McKidd, Craig Ferguson, Robbie Coltrane: Lord Dingwall) e in Italia capita che alcuni personaggi vengano affidati ad alcuni attori professionisti che facciano il doppiaggio di alcuni personaggi. Qual è il vostro approccio, e come vivete la cosa, è lo stesso recitare per un film e doppiare un personaggio?

Anna Mazzamauro: Direi proprio di no. Già il fatto che non ci siamo fisicamente in carne e ossa significa che è diverso, soprattutto perché la scelta sia caduta non casualmente su attori di teatro, che poi facciano anche tv e cinema è un discorso a parte. Credo che per i nostri personaggi ci fosse il bisogno di teatralizzarli vocalmente.

Per quel che mi riguarda io ho sempre provato un fascino perverso verso il doppiaggio che praticavo quando ero una bambina (non voglio dire giovane), però era quel tipo di doppiaggio per cui si va alle 9 di mattina senza nessuna gioia artistica. Poi ho doppiato la bambina di Senti chi parla 2, ma non era un doppiaggio, ed era meraviglioso perché era il pensiero della bambina quindi non avevo problemi tecnici. Qua i problemi tecnici ci sono stati, ma questa meravigliosa orrenda bellissima brutta strega (lo so che voi direte “e che volevi doppia', la ragazza?") mi ha affascinato e credo che mi abbiano scelta perché fossi proprio nella sua "struttura", il mio temperamento e il mio carattere credo che facciano parte dell'impeto di quel genere di personaggi, per cui mi è stato abbastanza facile.

La paura è avvenuta nel momento in cui c'è l'attimo da doppiare, quando “devi dire adesso”. Quello è il momento più terrificante per chi fa teatro in cui si ha molta più libertà fisica e vocale, in cui si può entrare dopo qualche secondo.

Questa è la difficoltà nel doppiaggio, per quel che mi riguarda: entrare in quel personaggio però a tempo tentando di adornarlo artisticamente. Però poiché dicono che sia riuscito abbastanza bene mi aguro che anche per il pubblico sia così.

Shel Shapiro: Io non faccio molto doppiaggio e in genere l'ho fatto di cose girate da me, non certo di cartoni. Prima di doppiare tu senti l'originale e ti rendi conto di quanto siano bravi gli originali e questo all'inizio è uno specchio molto pesante (AM lo interrompe: Io ho pensato il contrario “quanto sono brava io rispetto a questa”); ma tu, Anna, sei più brava! però vedi questi qui, senti le voci, l'intonazione e senti come è tutto “liquido”, che funziona tutto alla perfezione. E pensi “e io qui come faccio?”.

Anna Mazzamauro: Ma loro non hanno lo svantaggio dell'interpretare e interpretano, non devono doppiare, quindi sono facilitati. Noi invece dobbiamo scavalcare la lingua e la loro interpretazione.

Shel Shapiro:  Ma non c'è dubbio, però comunque c'è questo scoglio che non è più il solito “mi ridoppio”, ecco.

Giobbe Covatta: E poi (la produzione) è stata rigida e pignola perché il doppiaggio fosse sulle stesse corde e gli stessi fiati degli attori originali, che è stata la cosa per quanto mi riguarda più difficile. Come diceva Anna noi veniamo da esperienze molto free, stare invece dentro una gabbia molto rigida, al di là del fatto che sia stata una cosa divertentissima, mia moglie ancora racconta il mio entusiasmo di quanto tornavo a casa, però c'è stata una gabbia molto stretta intorno a te. Mi correggevano (stranamente…) un sacco di errori di dizione.

A Iacchetti. Lei ha avuto già esperienza nel doppiaggio dell'animazione. Si sente l'emozione, la responsabilità in un Disney Pixar?

Enzo Iacchetti: Cerco di far bene tutti i lavori a prescindere; che sia un film di sperimentazione a costo zero o che sia un Disney. Ho già doppiato qualche volta e quindi non sono arrivato sprovveduto. Doppiare un cartone è molto divertente. Mi sono divertito, mi faceva ridere avere di fianco la voce di Shel (Shapiro) o quella di Giobbe (Covatta), anche se loro fisicamente non erano lì. È bella sta cosa, ci sono sti tre capi tribù che sono tre deficienti, mai visti, più o meno sono tre idioti ( Giobbe Covatta: … ed è per questo che c'hanno scelto!), simpatici! E quindi io mi sono divertito, poi a livello di anello dicono che io non abbia fatto perdere tutto il tempo che ha fatto perdere Giobbe.

Rispetto a questa gabbia quanto è stato possibile per voi muovervi? Quanto avete potuto mettere di vostro nel personaggio?

Anna Mazzamauro: Io credo che il fatto stesso che siamo stato scelti significasse già esserci la scelta non sia stata casuale, quindi penso che caratterialmente ciascuno di noi corrispondesse già al personaggio. Non è stato un adattarsi, in qualche modo. Ci tengo a sottolineare il direttore del doppiaggio, Carlo Valli, perché è stato fondamentale il suo contributo per il nostro lavoro, dandoci molti buoni consigli.

Enzo Iacchetti: Il personaggio che io doppio fisicamente mi assomiglia: è magro… ha il naso grosso, ( Giobbe Covatta: parla milanese…); poi sì, son stato corretto qualche volta però loro chiedevano di essere noi stessi, più che altro. Nel film gli attori hanno tutti un forte accento scozzese. 

A voi sono state date indicazioni su un particolare accento o assolutamente lineare?

Enzo Iacchetti: Assolutamente no, bastava quello di Shel… No, nessuna indicazione se non di chiudere di più delle vocali piuttosto che aprirle. Ci hanno lasciati piuttosto liberi in questo senso. 

Vi è piaciuto il film, al di là del lavorare al doppiaggio?

Enzo Iacchetti: Non l'abbiamo visto, se non i pezzetti che abbiamo doppiato. Però le scene che ho doppiato fan molto ridere, e anche la storia fa ridere.