In ogni tempo della storia dell’uomo ci sono stati racconti che narravano di una profezia che si sarebbe dovuta avverare: essa avrebbe portato speranza oppure sarebbe stata portatrice di sciagura e rovina o avrebbe fatto realizzare fenomeni e portenti particolari.

Se n’è sempre sentito parlare, ma che cos’è esattamente una profezia?

La prima risposta che si può dare è ciò che prevede il futuro; tuttavia, sarebbe un’affermazione non del tutto corretta: anche una previsione fa la stessa cosa. Con la differenza che alla previsione ci si arriva con la conoscenza nata dall’osservazione, dal raccogliere dati, la cui elaborazione può portare a dare una risposta abbastanza precisa, seguendo il principio della legge di causalità, dove a ogni azione corrisponde una reazione, una conseguenza. Processi, questi, che rientrano nel campo della logica.

Con la profezia invece non c’è nulla di logico, non c’è un senso, un’origine che possa avere delle basi razionali: è qualcosa d’inconcepibile, che non può essere studiato dalla scienza, che affonda le sue radici nelle regioni dell’istinto e dell’intuito, ma che ugualmente, a suo modo, cerca di sottrarre al caso l’esistenza umana. Nelle società civili e tecnologiche tutto ciò ha perso potere e valore, ma è esistito un tempo dove veggenti, oracoli, erano tenuti in gran considerazione e molti governanti si rivolgevano a essi per cercare una guida che portasse fortuna, prosperità al proprio regno. Non aveva importanza che le predizioni non avessero basi quali raziocinio, esperienza: ciò che contava era che quanto detto fosse attendibile e i fatti riscontrati avevano dimostrato la veridicità delle parole di chi profetizzava, facendo guadagnare fiducia.

Con l’avvento della modernità la fiducia verso tali pratiche è andata scemando, condizionata dal pensiero scientifico che ha fatto ritenere profezie e divinatori residui e favole di un periodo antico, superato, senza tuttavia tenere conto che sono stati alla base del credo religioso cui l’uomo moderno afferma d’appartenere (qualcuno potrebbe far notare che l’uomo moderno non crede più in nessun dio, che gli unici culti cui aderisce sono quelli della propria persona e del denaro, ma questo è un discorso che si farà un’altra volta): Islam, Cristianesimo, Ebraismo, hanno dato grande importanza ai suoi profeti (coloro che parlano per conto di Dio) e alle profezie (i messaggi di Dio). Ne sono esempio i profeti dell’Antico Testamento, che per secoli hanno predetto l’arrivo del Messia (e che per i cristiani ha trovato adempimento con Gesù Cristo), o Maometto, che per i credenti musulmani è considerato Il Profeta.

Simbolo dell’Albero della Vita.
Simbolo dell’Albero della Vita.
Ma la profezia è qualcosa di molto più antico, presente fin dai tempi dello sciamanismo delle società primitive, per poi passare attraverso i miti egiziani, greci, scandinavi, con i loro famosi oracoli (non per nulla, uno dei più conosciuti è quello di Pizia, l’Oracolo di Delfi). E benché sia considerata “roba” del passato, continua a esercitare sempre fascino sugli uomini; certo, non è argomento di discussione al bar (lì si può parlare di sport, politica e pettegolezzi di vario genere), ma possiede un magnetismo a cui molti danno ascolto, che viene ricercato anche nei momenti d’evasione, quali la lettura di un libro o la visione di un film, cosa di cui è ricco il genere fantastico. Basti pensare all’influenza che hanno avuto le profezie dei Maya a riguardo del 2012, dove il mondo doveva finire: in realtà gli scritti si riferivano alla fine di un’epoca, all’arrivo di cambiamenti, come si sta osservando con lo sgretolarsi di un sistema basato solo sul denaro e sul consumismo. Ma si sa, all’uomo piacciono i catastrofismi e ne è dimostrazione la prolificazione di opere che c’è stato su tale tema; di conseguenza è tornata di moda anche L'Apocalisse di Giovanni, che è sempre riuscita a essere adattata a qualsiasi tempo, dato il carattere nebuloso dei propri scritti valido per qualsiasi periodo storico. E naturalmente non poteva certo mancare Nostradamus con le sue famose quartine.

È l’aura di mistero delle profezie che affascina tanto, di cui si vuole sollevare ogni velo, smascherando il messaggio che in esse è celato. Perché se c’è una cosa certa delle profezie, è che non sono mai chiare, non si sa mai di preciso a cosa esse si riferiscono e come si realizzeranno. Possono essere definite delle linee guida, dei moniti, dei consigli su come poter mutare il corso degli eventi o agire in circostanze che sono ineluttabili; ma lo sono davvero oppure sono gli uomini che influenzati dalle loro parole, inconsciamente, fanno sì che esse trovino compimento, assumendo un ruolo attivo, divenendo fautori di quanto profetizzato e non solo pedine che possono semplicemente fare da spettatori?