Sally Owens aveva sperato di spezzare la maledizione che da generazioni grava sulle donne della sua famiglia, condannate ad assistere alla morte dell’uomo amato. Dopo essere rimasta vedova per la seconda volta, decide però di tenere le figlie Kylie e Antonia all’oscuro della loro eredità. Le ragazze crescono così ignare del proprio destino, almeno fino a quando una delle due non s’innamora e il suo ragazzo rischia di morire in un incidente stradale. Determinata a salvargli la vita e a rompere una volta per tutte la maledizione, Kylie parte per Londra portando con sé un oscuro libro ritrovato dalla zia Jet, da poco scomparsa. Nel tentativo di proteggerla dai pericoli della magia oscura, Sally e sua sorella Gillian la raggiungono, accompagnate dall’affascinante quanto ambiguo mago Ian, che sembra invaghirsi di Sally. Una complicazione non da poco per una donna che ha deciso di non innamorarsi mai più, almeno fino a quando la maledizione non sarà definitivamente spezzata.
A quasi trent’anni dall’uscita del primo capitolo, Amori e incantesimi 2 torna a raccontare le vicende delle sorelle Owens, riportando sul grande schermo quella miscela di romanticismo, magia e commedia che aveva caratterizzato il film originale. Il problema è che il tempo trascorso non ha fatto altro che mettere in evidenza quanto quell’immaginario sia rimasto ancorato a un’idea di cinema sentimentale ormai fuori tempo massimo. Come il suo predecessore, il film si presenta senza troppe pretese come una commedia romantica destinata soprattutto a un pubblico femminile, costruita intorno al contrasto tra le personalità delle due sorelle. Da una parte c’è Sally, seria e razionale, segnata da due grandi amori finiti tragicamente e ormai decisa a rinunciare alla magia; dall’altra Gillian, ancora una volta irriverente e imprevedibile, che nel primo capitolo aveva avuto a che fare con il classico bad boy psicopatico e che, a differenza della sorella, non ha mai conosciuto un amore davvero importante. Attorno a loro prende forma un universo volutamente fiabesco, dove ogni elemento sembra studiato per alimentare un immaginario da cartolina: il piccolo paese americano, la casa delle zie in perfetto stile bon ton, le credenze traboccanti di porcellane della nonna, le soffitte decorate con lucine colorate e merletti disseminati ovunque. Un’estetica rassicurante e nostalgica che il film trasporta poi a Londra, costruendo un’Inghilterra altrettanto stereotipata e confezionata per lo spettatore.
Se già il primo Amori e incantesimi era un concentrato di romanticismo vecchio stampo con poco altro da offrire, sostenuto soprattutto dal carisma di Sandra Bullock e Nicole Kidman, all’epoca al massimo del loro splendore, questo sequel non trova una strada per rinnovarne la formula. Al contrario, finisce per evidenziarne tutti i limiti. Le atmosfere zuccherose si trasferiscono dall’America all’Inghilterra, mentre il film continua a mixare suggestioni diverse, pescando senza troppa originalità dall’immaginario di Harry Potter e da quello di Dawson’s Creek. Sul fronte sentimentale, invece, il romanticismo Harmony prende il sopravvento e la relazione tra la Bullock e Lee Pace appare più creepy che tenera, incapace di costruire una vera chimica sullo schermo. La sceneggiatura prova qua e là a vivacizzare il racconto affidandosi ai dialoghi e al rapporto tra le due protagoniste, interpretate dalle stesse attrici che producono anche il film. Ma gli scambi tra Bullock e Kidman, pur cercando la battuta brillante e il tono ironico, raramente riescono a restituire quella leggerezza che dovrebbe sostenere la commedia. A parte qualche sporadico lampo di originalità, il loro sodalizio appare privo dello smalto necessario per trasformare le situazioni più prevedibili in qualcosa di realmente divertente.
Anche la regia di Susanne Bier sembra rinunciare a qualsiasi tentativo di rileggere il materiale in chiave personale, limitandosi ad assecondare un’estetica patinata e una fotografia volutamente smarmellata, che leviga volti e scenografie fino ad appiattirli. A catturare l’attenzione finiscono così per essere soprattutto costumi e accessori trendy, spesso più interessanti della storia che dovrebbero accompagnare. Il risultato è un sequel che sembra arrivare direttamente da un’altra epoca senza trovare un motivo valido per esserci tornato. Senza una sceneggiatura davvero centrata e soprattutto senza un fandom abbastanza solido da giustificarne l’esistenza, viene spontaneo chiedersi perché sia stato necessario riaprire il cassetto in cui Amori e incantesimi era stato dimenticato. E forse, considerato il risultato, sarebbe stato meglio lasciarlo lì.















