Lowen Ashleigh è una scrittrice che non se la passa particolarmente bene. Quando viene incaricata da Jeremy Crawford di completare la fortunata serie di romanzi della moglie Verity, rimasta immobilizzata e incapace di parlare dopo un grave incidente, pensa di aver trovato finalmente l’occasione per rimettere in piedi la propria carriera. Si trasferisce così nella grande casa della famiglia Crawford, dove trova Verity costretta a letto, un figlio da accudire, un marito affascinante e una montagna di materiale da studiare. È proprio tra quelle carte che Lowen scopre un manoscritto che non dovrebbe esistere. Una sorta di autobiografia nella quale Verity racconta la propria vita, il matrimonio con Jeremy e soprattutto la morte di uno dei suoi gemelli. Più Lowen legge, più diventa difficile capire dove finisca la confessione e dove cominci la finzione e mentre il mistero si infittisce, tra lei e Jeremy nasce l'attrazione.
Se la premessa di Verity vorrebbe costruire un thriller psicologico sulla manipolazione, sulla scrittura e sull'impossibilità di distinguere la verità dalla menzogna, il problema è che il film sembra prendere molto sul serio una storia che ha la consistenza di un racconto scritto per Wattpad. Michael Showalter mette in scena un triangolo fatto di scrittrici tormentate, mariti bellissimi, case da sogno, manoscritti proibiti, sesso e segreti familiari, aggiungendo una quantità di svolte narrative che sembrano progettate più per far sgranare gli occhi allo spettatore che per costruire una storia davvero credibile. Il risultato è un thriller che cerca continuamente di essere torbido e scandaloso, prendendo spunto dai film degli anni ’90 alla Basic Instinct, ma finisce spesso per sembrare cringe più che sexi.
Il problema non è tanto l'assurdità della vicenda, che in un film di questo tipo potrebbe persino essere un punto di forza, quanto il modo in cui i personaggi sembrano esistere soltanto in funzione delle fantasie e dei colpi di scena della trama. Jeremy è il marito perfetto e irresistibile, Lowen è la giovane scrittrice fragile ma sensuale e Verity è la donna misteriosa e manipolatrice che nasconde un segreto dietro l'altro. Persino la componente erotica sembra uscita direttamente da una fan fiction: basta una situazione potenzialmente ambigua perché la tensione sessuale esploda, spesso senza che i personaggi abbiano avuto il tempo di costruire qualcosa che assomigli a un rapporto reale. La sceneggiatura procede accumulando elementi senza preoccuparsi troppo di quanto siano plausibili, soprattutto quando si parla di indagini di polizia o reperti medici.
Dakota Johnson e Anne Hathaway provano a dare un po' di spessore a personaggi che sulla pagina cinematografica rimangono piuttosto schematici, mentre Josh Hartnett viene utilizzato soprattutto come incarnazione dell'uomo affascinante e misterioso attorno al quale ruota il triangolo. Il cast, insomma, sembra appartenere a un film molto più sofisticato di quello che si trova a interpretare. Il vero mistero di Verity non è tanto scoprire chi stia dicendo la verità ma capire come una storia del genere sia riuscita a convincere tutti che avesse bisogno di essere trasformata in un film.












