Le aspettative che la New Line ripone nella realizzazione cinematografica della Bussola D’Oro, il primo volume della saga firmata da P. Pullman, sono intuibili: bissare il successo del Signore degli Anelli. Un’aspettativa probabilmente un po’ esosa, dal momento che il capolavoro di Tolkien è una pietra miliare del fantasy e gode di ben altra notorietà presso i lettori. Anche un paragone con un successo minore, quello di Narnia, appare ugualmente pretenzioso per lo stesso motivo.

E infatti, uno dei problemi più immediati che si pongono ai produttori è quello di costruire una fan-base che, al momento, è ben poca cosa rispetto agli esempi sopra citati. Ma questo presuppone l’individuazione dello specifico target cui La Bussola D’Oro può rivolgersi. E, di conseguenza, la determinazione della direzione da imprimere alla pellicola: adattarla a un  film che sia felicemente per tutti oppure mantenere una linea più fedele al libro, il che, per certi aspetti, potrebbe condurre a un divieto di visione per i minori di tredici anni? Pensiamo ad esempio alle scene che riguardano la separazione dei daimon dai bambini e al grande impatto derivante dall’orrore psicologico che ne deriva, molto più incisivo rispetto aun orrore fisico e quindi maggiormente suscettibile di impressionare i più piccoli…

 

Un secondo problema è quello che coinvolge ormai ogni produzione fantasy: quello degli effetti speciali. Oltre alle ambientazioni particolari, l’aspettativa principale degli spettatori si concentrerà comprensibilmente sulla realizzazione dei daimon, uno dei cardini della storia che, in quanto tale, non può assolutamente deludere.

Queste considerazioni portano a introdurre la questione successiva: il budget. Lo stanziamento previsto è  fra i 150 e 160 milioni di dollari, molti dei quali saranno divorati dagli interventi della computer grafica, considerando anche che ogni personaggio che calcherà la scena dovrà avere il proprio daimon.

Ma anche le scenografie non si preannunciamo meno impegnative. Lo sa bene Dennis Gassner, attualmente impegnato con la realizzazione del set per le scene girate nelle ambientazioni artiche. Il suo intento preannunciato è quello di mantenere il più possibile un effetto di realismo e naturalezza: la costruzione di base sarà perciò fisica, e alla computer grafica verranno deputati solo quegli elementi che non è davvero possibile ricreare tangibilmente nella nostra realtà tridimensionale. Oltre a questo, Gassner ha lavorato molto sui colori e sul ‘feeling’ che l’epoca della storia deve conferire alle ambientazioni.

 

L’assemblaggio di fonti così molteplici non è un’operazione semplice, e Gassner ha dichiarato che, nel dubbio, la discriminante sarà la sua sensazione personale. Un approccio che potrebbe definirsi squisitamente ‘feng shui’, come si intuisce da queste sue parole: “Reagisco dal punto di vista emozionale e dico “Oh, questo ‘a pelle’ sembra proprio della giusta misura e della giusta forma e della giusta proporzione, perché dal punto di vista delle emozioni questa cosa dovrebbe succedere in questo punto del copione”. L’ambiente è veramente il fondale. Come ogni elemento architettonico, ogni ambiente che attraversiamo è basato su come lo si avverte all’interno di uno  spazio”.

Una sensibilità preziosa, dunque, per uno scenografo, ma una linea non facile da perseguire quando si tratta di tradurla in una pellicola, per via di tutte le limitazioni che essa comporta. Un film, infatti, è pur sempre una rappresentazione della realtà, una copia che, per quanto accurata, risulta sempre sbiadita rispetto al modello da cui trae origine, perché soffre dell’interposizione del mezzo.

Tutto ciò fa pensare che portare su grande schermo un’opera già piuttosto complessa per quanto attiene alla struttura e alla tipologia della storia, in aggiunta al fatto che essa è stimata ma non diffusa quanto un Signore degli Anelli o quanto volumi più recenti di ben altra risonanza editoriale come un Harry Potter o persino un Eragon,  possa essere un grosso rischio finanziario.

Staremo a vedere se il pubblico del fantasy premierà il coraggio della New Line. Il mantenimento in vita della via aperta da Peter Jackson prima e dai produttori di Harry Potter dopo, dipende anche da questi riscontri.

La Bussola D’Oro uscirà nelle sale anglofone il 7 dicembre.