L’Islanda ha una ricchissima tradizione di leggende e di miti ed è patria di validi scrittori nel campo del fantasy e del thriller (vedi i romanzi di Arnaldur Indridason). Per la prima volta in Italia,  dell’autore Thorvaldur Thorsteinsson, viene tradotta una sua opera dal titolo Mi chiamo Blidfinn ma puoi chiamarmi Bobo (Eg Heiti Blidfinnur en pu Matt Kalla Mig Bòbò, 1998).

Il romanzo, primo di una quadrilogia, è chiaramente rivolto a lettori giovanissimi, però è un racconto che affronta dei punti importantissimi della vita di ognuno di noi come l’amicizia, l’affetto, l’amore e i pericoli del diventare adulti dimenticando quella profonda saggezza insita nel restare un poco bambini. Pertanto, solo apparentemente è rivolto unicamente a lettori bambini, ma può essere letto e apprezzato anche dagli adulti.

E’ la storia di Blidfinn, piccola creature dotata di ali che vive sola, in quanto orfana, in una magica radura che non ha mai lasciato. I suoi soli compagni sono il Sapiente (un gufo?) e una bambola di nome Strazzapupazza. Un giorno nella radura appare un piccolo essere strano che il sapiente definisce “un bambino” e qui nascerà una bella amicizia. Ma dopo anni felici il bambino scompare e allora Blidfinn assieme ai suoi compagni, intraprenderà il viaggio di una vita, incontrando creature meravigliose e terribili. Alla ricerca del bambino, dunque: e alla fine gli amici forse si ritroveranno.

L’autore

Thorvaldur Thorsteinsson è nato nel 1960  ad Akureyri, una piccola città nel Nord dell’Islanda. Ha studiato arte in Islanda e nei Paesi Bassi, ma si occupa anche di scrittura. Ha esposto le sue opere in diverse mostre personali e ha preso parte a numerose esposizioni collettive internazionali. Tra i suoi lavori ci sono anche opere teatrali, testi per la radio e la televisione.

Le storie di questo autore hanno in se la magia delle fiabe nordiche con personaggi molto vicini allo sguardo di un bambino con la loro freschezza e semplicità. Ma al tempo stesso sono storie filosofiche, che affrontano i nodi cruciali della vita: l’amicizia, l’affetto e l’amore e la morte. Thorvaldur Thorsteinsson è un artista a tutto tondo ed è considerato uno dei più versatili e prolifici autori islandesi. La quadrilogia di Blidfinn è stata tradotta in diversi paesi, è entrata nell’immaginario dei bambini islandesi e ha vinto numerosi premi.

Un brano del romanzo:

«Sai, Blidfinn» sussurrò il Sapiente all’improvviso, «per quanto ne so, credo che sia un bambino quello che hai trovato laggiù». Si lustrò il volto antico, scacciò una mosca borbottante dall’orecchio peloso e fissò la creatura con maggior attenzione. «Sì. E decisamente un bambino».

Blidfinn non ne sapeva più di prima, anche se la parola aveva un bel suono. «Bambino? Cos’è un bambino?»

«Non lo so» disse il Sapiente. «Ma secondo alcuni antichi racconti, il loro aspetto più o meno è quello. E’ il primo bambino che vedo». Il Sapiente era palesemente commosso. «La storia dice che bambini come questo appaiono senza preavviso un giorno e rimangono finchè.... » e tacque.

la “quarta”:

Un bambino capita nel mondo del piccolo Blidfinn. Ma poi sparisce. Blidfinn vince la paura e va a cercarlo. Un viaggio avventuroso e fantastico, una storia di vita, morte e amicizia. Nella grande tradizione che viene dal Nord: un libro islandese premiato e tradotto in tutto il mondo.

Thorvaldur Thorsteinsson, Mi chiamo Blidfinn ma puoi chiamarmi Bobo ((Eg Heiti Blidfinnur en pu Matt Kalla Mig Bòbò, 1998).

Traduzione Silvia Cosimini, Adriano Salani Editore, collana Gl’Istrici 237, pagg. 122, euro 8,00

ISBN 978-88-6256-016-0