Scarlet è la principessa di Danimarca nel XIII secolo, figlia del Re Amleto. Questi viene ucciso dal fratello Claudius, che ne sposa la vedova e si proclama Re. Nel tentativo di vendicarsi Scarlet viene avvelenata e si risveglia in un'aldilà desolato. Una sorta di Purgatorio, se non di Inferno, nel quale anime provenienti da varie epoche vagano in cerca di pace, combattendo tra loro per guadagnarsi il passaggio a una dimensione di pace superiore, paragonabile al Paradiso.
In questa dimensione Scarlet ritrova Claudius, arrivatoci con modalità che saranno spiegate nel corso della storia, e intraprende una missione di vendetta. L'incontro con Hijiri, un paramedico giapponese del XX secolo, dedito invece a salvare vite, la induce a riflettere sul senso della sua missione.
Ispirato alla famosa tragedia scespiriana, con Scarlet Mamoru Hosoda la ribalta completamente non solo perché trasforma il principe in una principessa, ma perché ne destruttura completamente la visione. Quell'anelito alla vendetta che consuma e distruggerà Amleto, è per Scarlet l'occasione di un percorso di consapevolezza e redenzione, quindi di costruzione.
Non solo Shakespeare, ma anche Dante fra i riferimenti, con Hijiri novello Virgilio che aiuterà Scarlet nei vari incontri con le diverse anime che popolano i territori ultraterreni.
Se è facile intuire la sintesi della storia tracciata da Scarlet, la lunghezza e la prolissità della trama, uniti alla ridondanza di concetti espressi nei dialoghi, rendono difficoltosa, a tratti noiosa, la visione di Scarlet.
Il film risulta quindi sopraffatto dalle sue intenzioni, nonostante la bellezza dell'allestimento visivo. Lo sguardo di Hosoda è sontuoso e visionario nei riferimenti visivi, immergendo i suoi personaggi in una dimensione troppo grande per la loro comprensione, dove agiscono forze primordiali.
Con maggiore asciutezza e incisività narrativa, Scarlet avrebbe potuto essere un altro capolavoro.




















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