Ivy, diciassettenne in remissione dal cancro da dieci mesi, vive ormai isolata dal mondo. Nel tentativo di scuoterla, i genitori Karen e Bob le propongono di partecipare al Children Run Free, un campo estivo dedicato a ragazzi reduci da percorsi oncologici. Ivy è profondamente recalcitrante, convinta che l’esperienza sia solo un concentrato di pietismo e compatimento. Parte così a malincuore, accompagnata dal rito di famiglia sulle note degli Scissor Sisters. L’impatto iniziale sembra confermare i suoi timori: respinge l’entusiasmo forzato del responsabile Patrick e si sente distante dalla compagna di bungalow, Ella ma la svolta, tuttavia, arriva quando Ivy viene accolta nel gruppo di amici di quest'ultima. Disertando le attività organizzate per vivere avventure autogestite e ribelli, la ragazza abbatte finalmente le proprie barriere emotive. Tra risate e complicità, scoprirà il primo amore con Jake, trasformando un soggiorno temuto in una straordinaria occasione di rinascita e guarigione interiore.
Opera seconda del regista inglese George Jaques, già autore di Black Dog, Sunny Dancer è stato presentato in anteprima alla Berlinale nella sezione Generation 2026 e ha aperto la 56ª edizione del Giffoni Film Festival. L'ispirazione per la sceneggiatura nasce da due esperienze personali del regista: la malattia affrontata dalla madre durante la sua infanzia e il racconto della sua montatrice, sopravvissuta a un cancro contratto da bambina. Più che raccontare il momento della diagnosi o della cura, Jaques sceglie di concentrarsi sul "dopo": sul ritorno alla vita, sulla gioia di sentirsi nuovamente liberi e, allo stesso tempo, sul timore che quella normalità conquistata possa essere nuovamente spezzata. Per farlo abbandona i toni del melodramma e si affida prevalentemente a quelli della commedia.
L'intento è senza dubbio nobile e il film riesce a colpire soprattutto grazie alla naturalezza dei dialoghi e all'energia del giovane cast. Tuttavia, Sunny Dancer fatica a mantenere in equilibrio leggerezza e profondità, finendo spesso per alternare momenti sinceri ad altri decisamente più prevedibili. Il messaggio che George Jaques vuole trasmettere — ricordare che una persona non coincide con la propria malattia — emerge con chiarezza, ma la sceneggiatura preferisce insistere sul desiderio di evasione dei protagonisti attraverso numerose sequenze danzate che, pur comunicando vitalità, finiscono col risultare ripetitive e persino didascaliche.
Anche il personaggio di Ivy, interpretato con intensità da Bella Ramsey, resta in parte irrisolto. Il suo tormento emerge soprattutto nei confronti con la psicologa e con il direttore del campo estivo, dialoghi che raramente riescono ad andare oltre la superficie. Solo nelle conversazioni con gli altri ragazzi il personaggio acquista maggiore autenticità e lascia intravedere la complessità emotiva che il film avrebbe potuto esplorare con più coraggio. Quando, nel finale, la commedia cede il passo al dramma, la narrazione si affida più a un evento tragico che a una naturale evoluzione emotiva dei personaggi. È una scelta che finisce per indebolire l'impatto complessivo dell'opera, perché il vero dramma era già presente: quello di adolescenti costretti a confrontarsi troppo presto con la malattia e con la possibilità della morte. Un materiale narrativo di grande forza che Sunny Dancer sfiora senza riuscire mai ad approfondirlo fino in fondo.
















